Il giornalismo del vino perde una firma preziosa: Giampaolo Gravina

Faccio fatica davvero a scriverne, perché la notizia mi è arrivata come un fulmine dal collega Leonardo Romanelli, questa mattina è morto prima di tutto un amico, Giampaolo Gravina, improvvisamente durante una delle sue trasferte enoiche, in Friuli.
Con Giampaolo ho vissuto tantissimi momenti enoici, ma anche goliardici, era sempre pronto alla battuta, mai banale, ascoltarlo parlare era sempre un’emozione, in ogni contesto. Una persona pacata, con un suo ritmo, meditativo ma anche passionale, si faceva coinvolgere da persone e vini, dai luoghi dove approfondiva la sua esperienza.
Lo conoscevo da 25 anni, dai tempi in cui gestiva il ristoratore “Uno e Bino” nel quartiere San Lorenzo a Roma, mi fece subito una grande simpatia. Ma presto la sua scelta andò sul vino, di cui ha narrato infinite terre e scritto libri davvero stimolanti.
Non sono pronto per accettare la sua scomparsa così repentina, lo dico davvero a cuore aperto, e ripenso a tutte quelle cose che avevamo condiviso e avremmo voluto condividere in futuro ma, per questioni come sempre di viaggi per lavoro, abbiamo rimandato troppe volte.
Ora c’è solo un dolore profondo, un bisogno di allontanarmi a riflettere, un caro amico e un grande giornalista ha lasciato questo mondo e sarà molto difficile per me tornare negli stessi ambienti e non vederlo più.
Riposa in pace Giampaolo, e grazie per tutti quei bellissimi momenti condivisi, è stato un onore per me conoscerti.
Roberto Giuliani

