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Editoriali

Ci siamo, arriva Roma Doc, l’evento dell’anno che cambierà il vino nel mondo!

Aeroporto di FiumicinoE sì, ci voleva proprio. Il fatto di avere già all’attivo 58 Docg e 333 Doc (ma a breve aumenteranno ulteriormente) non è un problema, vuole dire che il vigneto Italia (altra possibile Doc…) è “di origine controllata e, sempre più garantita”. Cosa c’è da ridere, non ci credete?
Ma scusate, se l’ha fatto Venezia perché non può farlo pure Roma? Anzi, Venezia consente di produrre vino in tutto il territorio amministrativo provinciale di Venezia e Treviso, di fatto è una doppia doc.
La Doc Roma, invece, pone dei limiti severissimi, pensate che non si può fare vino nell’area interna al GRA (Grande Raccordo Anulare), ovvero in città non se po’ ffa, ma neanche “nell’area compresa tra il tratto del GRA che dall’incrocio con la via del Mare interseca il fiume Tevere e prosegue lungo il tracciato dello stesso fino alla diramazione del “canale di porto” raggiungendo la costa tirrenica“, mentre nessuno vieta di farla nelle numerose borgate esterne al GRA, dove si potrebbe produrre un vino verace, di territorio, sanguigno…
Poi si può fare a Fiumicino, Isola Sacra esclusa ovviamente, si può fare a Ciampino (d’altronde un tempo c’era chi lo faceva anche lì, magari non doc…) e si può fare in altri 62 comuni, ad altitudini che vanno dal livello del mare fino a quasi 500 metri o forse più. Si potrà fare vino Doc Roma a Sud, nell’area dei Castelli Romani fino al comune marinaro di Nettuno, come a nord-ovest a Ladispoli sulla via Aurelia, o a est ci si potrà spingere fino ad Arcinazzo Romano e ad Affile, che si trovano a ridosso del Parco Regionale dell’Appennino Monti Simbruini, sulla Salaria ci si potrà spingere fino in alta Sabina, terra di olio DOP.
Insomma sarà una vera Doc di territorio, molto omogenea. Per darvi un’idea ancora più precisa, pensate che il rosso potrà essere fatto con uve Cesanese comune, Cesanese di Affile, Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Sirah…ma siccome sono poche, è sempre bene precisare (come ormai sta accadendo per tutte le denominazioni) che si possono integrare con qualsiasi vitigno a bacca rossa ritenuto idoneo nella regione Lazio, anche se solo per il 15%…
E ora, amici romani e laziali, non ditemi che non siete entusiasti di questa importante denominazione che si fregerà di un nome altisonante, di antiche memorie imperiali, dite la verità che non vedete l’ora di acquistare qualche bottiglia di questo variegato nettare, bianco, rosso o spumante non importa, perché il nome è una garanzia, una sicurezza, un motivo d’orgoglio!

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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