La Perla di Marco Triacca: verticale di Pignola Metodo Classico

Torniamo volentieri a parlare dell’azienda vitivinicola La Perla di Marco Triacca che porta il nome del proprio titolare. Ci troviamo tra le affascinanti coste terrazzate, allevate a vigneto, di una specifica porzione del comprensorio vitivinicolo valtellinese, la Valgella – in provincia di Sondrio – quasi al confine con la Svizzera. Riguardo l’intero territorio e la gamma di vini proposta dalla suddetta cantina situata a Tresenda di Teglio, ne abbiamo parlato qui. Oggi affrontiamo un tema specifico in parte trattato anche nella precedente pubblicazione, ovvero un particolare vino prodotto secondo il Metodo Classico con l’impiego dell’uva autoctona a bacca rossa denominata pignola valtellinese.
Conosco personalmente Marco dal 2019 e devo riconoscere che questa particolare bollicina mantiene una costanza qualitativa, negli anni, ragguardevole. Non alludo soltanto alla capacità di conservare standard elevati ad ogni vendemmia, ma all’attitudine a evolvere in cantina anche dopo la sboccatura. A tal riguardo abbiamo deciso di proporre una mini-verticale riguardo tre distinte annate: 2022, 2019 e 2015. Le prime due facenti parte dell’IGP Alpi Retiche, la terza classificata come V.S.Q.; fino alla vendemmia 2017 nel disciplinare IGT Alpi Retiche non era contemplato lo spumante. Ricordiamo ai più che l’azienda è nata attorno al 2009 e la prima annata prodotta – del vino La Perla – risale al 2011. Vengono prodotte ogni anno circa 5.000 bottiglie.

La pignola valtellinese – salvo annate particolarmente torride e siccitose – viene raccolta verso la metà di settembre e vinificata in bianco per ottenere una base spumante che possa trasmettere al vino tutta la freschezza e acidità che più si addicono alla tipologia di vini sopracitata. Lo spumante, ottenuto mediante rifermentazione in bottiglia, sosta sui propri lieviti almeno 24 mesi, fino ad un massimo di cinque anni per il Pas Dosé. Marco predilige dosaggi zuccherini molto bassi (2 – 2,5 g/l). – Facendo gli assaggi relativi alle vecchie annate prodotte mi sono convinto a puntare sui pas dosé – racconta il nostro protagonista – infatti l’annata 2019, che vedremo in seguito, appartiene a quest’ultima categoria. Il fine è esaltare tutta la fragranza dell’uva e proporre al consumatore una verticalità gustativa in grado di contrastare alla perfezione svariate pietanze gastronomiche. Inoltre, è perfettamente allineato alla tradizione valtellinese, nota per la produzione di grandi Nebbioli di montagna dal profilo slanciato, austero, e dai profumi fini ed ammalianti. Personalmente li apprezzo davvero tanto. Infatti, ne ho scritto svariate volte. Risulta dunque uno spumante molto secco, nella liqueur d’expédition vengono aggiunti solo pochi grammi di zucchero, a seconda dell’annata.

Possiamo anch’essa definirla una bollicina di montagna d’autore. Lo spumante porta lo stesso nome dell’azienda – La Perla – che era anche, e soprattutto, il soprannome di mamma Elisa, oltre che dell’omonimo vigneto (0,5 ha) situato nel comune di Tresenda di Teglio. Inoltre, Marco sostiene che il perlage è l’insieme delle bollicine che salgono da un bicchiere di spumante e quindi il suddetto nome ben si lega a questa tipologia di vino. L’azienda è anche proprietaria di tre ettari di vigne allevate a nebbiolo, chiamato chiavennasca in Valtellina.
Riguardo la pignola valtellinese è corretto asserire – riassumendo quanto riportato dal Masaf (Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste) – che la foglia è di grandezza media, forma orbicolare e trilobata; il picciolo è lungo o medio, di grossezza media, aracnoideo e di color verde rosato. Il grappolo a maturità tecnologica è piuttosto piccolo (15-17 cm di lunghezza), compatto, cilindrico, spesso alato (con una sola ala); il peduncolo è visibile e legnoso fino alla prima ramificazione. L’acino è medio, 16-18 mm, regolare, sferoide, con ombelico persistente, sezione trasversale circolare, regolare; la buccia pruinosa, di colore blu-nero, di media consistenza. Il succo incolore, di sapore neutro, polpa succosa; pedicello corto e verde, cercine bruno e poco evidente, pennello medio, rosato. Il tralcio legnoso è robusto, ramificato, sezione trasversale ellittica, appiattita; superficie liscia e nodi evidenti, glabro. I meritalli risultano di lunghezza media (cm 9-10) e di colore nocciola; gemme grosse, arrotondate. Vinaccioli: in numero di 2-3 per acino, piriformi, con becco grosso, di grandezza media.

Veniamo al vino. La raccolta avviene manualmente, vengono utilizzate casse da 10-12 kg. L’uva viene pigiata e diraspata. Il mosto ottenuto mediante pressatura soffice viene immediatamente raffreddato a 0-2°C, al suo interno viene iniettata giornalmente dell’aria per un periodo di circa dieci giorni. Questa tecnica, chiamata tecnica dell’iperossidazione, consente di ossidare precedentemente nel mosto tutte le sostanze che potrebbero ossidarsi dopo nel vino, garantendo più longevità a quest’ultimo. Dopo decantazione statica a freddo, il mosto viene avviato alla fermentazione alcolica a temperatura controllata a 15/16°C. Dopo fermentazione malolattica e stabilizzazione a freddo, segue presa di spuma e rifermentazione in bottiglia. La sosta sui propri lieviti dura almeno 24 mesi.
Veniamo alla degustazione, non prima di aver ringraziato Marco per il consueto scambio di aneddoti e soprattutto per il confronto.

Alpi Retiche Metodo Classico Extra Brut Pignola 2022 La Perla
Paglierino molto chiaro, tonalità algida, le bollicine risultano fini e durano a lungo nel bicchiere. Naso intenso di pera Kaiser e pesca nettarina, litchi e una scia minerale continua che rende il bouquet austero e ricco di fascino. Tanta freschezza, succo; una piacevole nota ammandorlata, in chiusura, amplifica ancor più la bevibilità del vino. Apprezzo soprattutto la perfetta gestione dell’alcol e la coerenza con quanto percepito al naso. In abbinamento ad un piatto di pizzoccheri della Valtellina è la morte sua e la gioia nostra.

Alpi Retiche Metodo Classico Pas Dosé Pignola 2019 La Perla
Paglierino con riflessi oro antico, la carbonica è molto fine e amplifica la lucentezza del vino. Naso dal profilo sinuoso, dapprima colmo di toni fruttati maturi: mela renetta, ribes bianco e cedro candito; con lenta ossigenazione emergono effluvi fortemente legati al terreno e al DNA dell’uva. In bocca la freschezza è ancora protagonista, ben allineata ad una sapidità che non la sovrasta; viene dunque mantenuto alto il livello di piacevolezza, l’affinamento non ha fatto altro che esaltare questa caratteristica fortemente voluta da Marco. Insomma, si beve che è un piacere. Perfetto in abbinamento al classico antipasto a base di sciatt, ovvero croccanti frittelle tonde di grano saraceno con un cuore di formaggio Casera filante.

Metodo Classico Extra Brut 2015 La Perla
Paglierino con riflessi oro antico, perlage minuto e nonostante gli undici anni dalla vendemmia le bollicine faticano a sparire del tutto. Il naso è ricco di profumi che rimandano agli aromi di pasticceria, scorza di agrume candito, piccoli fiori di montagna appassiti e un’eco di smalto in chiusura a rendere l’insieme ancor più complesso. In bocca prevale la morbidezza, grazie ad un perlage setoso, ben allineata ad un allungo salino che mostra la mineralità dei suoli; la chiusura nettamente ammandorlata mantiene il sorso vivo, altresì ricco di suggestioni agrumate. Crudo di gamberi di Oneglia con olio evo Riviera Ligure di Ponente e zest di lime.
Andrea Li Calzi




