Le DOC delle Marche: Verdicchio di Matelica

❂ Verdicchio di Matelica D.O.C.
(Approvato con DPR 21/7/1967 – G.U. n.211 del 23/8/1967; ultima modifica D.M. 24/6/2025 – G.U. n.156 dell’8/7/2025)
► zona di produzione
● in provincia di Ancona: comprende parte del territorio dei comuni di Cerreto d’Esi e Fabriano;
● in provincia di Macerata: comprende parte del territorio dei comuni di Camerino, Castelraimondo, Esanatoglia, Gagliole, Matelica e Pioraco;
► base ampelografica
● anche spumante, passito: min. 85% verdicchio, possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite, max 15%;
► norme per la viticoltura
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● i nuovi impianti e reimpianti devono prevedere una densità di allevamento non inferiore a 2.200 ceppi/Ha;
● la resa massima di uva di vigneto in coltura specializzata non deve superare, per tutte le tipologie le 13 t/Ha;
● le uve devono assicurare ai vini i seguenti titoli alcolometrici volumici naturali minimi: Verdicchio di Matelica 11,00% vol., Verdicchio di Matelica Spumante 9,00% vol.;
● le uve idonee alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Verdicchio di Matelica” possono essere destinate alla produzione della tipologia “passito” dopo essere state sottoposte ad un periodo di appassimento che può protrarsi fino al 30 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia, e la vinificazione non deve essere anteriore al 15 ottobre dell’anno di produzione delle uve. Tale procedimento deve assicurare, al termine del periodo di appassimento, un contenuto zuccherino non inferiore al 23%. L’appassimento delle uve destinate alla vinificazione deve essere protratto sino a raggiungere un contenuto zuccherino atto ad assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 15% vol.;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione, devono essere effettuate nei comuni il cui territorio entra in tutto o in parte nella zona di produzione delle uve;
● le operazioni di elaborazione dei mosti o dei vini per la produzione della tipologia spumante, elaborati sia in Autoclave (Metodo Charmat), sia con la rifermentazione in bottiglia (Metodo Classico), debbono essere effettuate in stabilimenti situati nell’ambito del territorio delle province di Ancona e Macerata;
● le uve idonee destinate alla produzione della tipologia “passito” devono essere sottoposte a un periodo di appassimento tale da assicurare un contenuto zuccherino non inferiore al 23,00%; inoltre:
– la resa massima in vino finito calcolata sull’uva fresca non deve essere superiore al 45%;
– l’immissione al consumo del vino a denominazione di origine controllata “Verdicchio di Matelica” passito non può avvenire prima del 1° dicembre dell’anno successivo a quello di produzione delle uve;
● per tutte le tipologie dei vini, con l’esclusione della tipologia “passito“, è ammessa la correzione con mosti concentrati prodotti da uve della zona di produzione, con mosti concentrati rettificati e con auto-arricchimento, ed è ammessa la dolcificazione secondo le norme comunitarie e nazionali;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● nell’etichettatura e presentazione dei vini deve figurare l’annata di produzione delle uve, ad esclusione dei vini spumanti non etichettati con il termine millesimato;
● nell’etichettatura e presentazione dei vini può essere utilizzata la menzione «vigna» ai sensi della normativa vigente;
● i vini a denominazione di origine “Verdicchio di Matelica”, ad esclusione della tipologia “passito“, possono essere confezionati in recipienti delle capacità previste dalla vigente normativa;
● per il confezionamento del vino «Verdicchio di Matelica» senza alcuna specificazione aggiuntiva, è inoltre consentito l’uso di contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido, come previsto dalla normativa vigente;
● la tipologia Passito del vino a denominazione di origine controllata “Verdicchio di Matelica” deve essere commercializzata esclusivamente confezionata in bottiglie di vetro di capacità non superiore a litri 1,50;
● i sistemi di chiusura delle bottiglie sono quelli ammessi dalla legislazione vigente, con l’esclusione del tappo a corona e strappo;
► legame con l’ambiente geografico
● A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata per la DOC «Verdicchio di Matelica» interessa il territorio di otto comuni di cui sei compresi nella Provincia di Macerata e due in quella di Ancona.
È decisamente interna e lontana dall’ambiente e dall’influenza marina.
Difatti, è una pianura alluvionale interna che include tutti i tratti di fondovalle fluviale e torrentizio, di dimensioni riconosciute cartografabili, all’interno della Regione Marche.
La quota media è attorno ai 350 m. s.l.m.
La zona è attraversata dal fiume Esino nella fase iniziale del suo percorso che scorre parallelo verso nord alla zona montuosa appenninica e alla costa adriatica. La vallata, ove si sviluppa la zona delimitata, è il prodotto dell’effetto erosivo dei molti corsi d’acqua sulla dorsale pedemontana e montana caratterizzata da rocce calcaree.
L’assenza sul clima di qualsiasi influenza marina per la sua posizione fa registrare periodi invernali con freddi intensi e mesi estivi con temperature elevate che, però, non pregiudicano la coltivazione della vite.
L’area delimitata e pianeggiante è altimetricamente compresa tra 250 m. s.l.m. fino a 700 m. s.l.m. con una percentuale di presenza dell’80% tra 280 e 480 m. s.l.m.
Un vigneto è stato rilevato anche a 720 m. s.l.m.
La classe di pendenza media è racchiusa per l’80% entro il 2-35%. Dette classi di pendenza identificano bene questa area di collina a discreta energia del rilievo.
Il clima appartiene al piano fitoclimatico «Alto collinare» ed è caratterizzato da piovosità medie superiori a 7/800 mm. annui e temperature medie inferiori a 14 °C.
Geologicamente nella parte collinare prevalgono rocce calcarenitico-pelitiche (32%) e quelle marnose e calcaree (26%); sono tuttavia presenti substrati conglomeratici e arenitici e anche depositi appartenenti ai terrazzi pleistocenici. Sempre in geologia la valle appartiene alla Sinclinale Camerte che inizia a Fabriano e termina a Camerino quale vallata pre-appenninica.
La parte valliva è occupata da depositi alluvionali con prevalenza di terrazzi di granulometria variabile, ghiaiosa e spesso interessata da coperture fini e alluvionali.
Il 12% di aree occupate da abitati, il 7% di fasce arborate lungo i corsi d’acqua e il 22% di boschi termofili (roverella) completano il paesaggio dell’area destinata a uso agricolo (59%) ripartito tra colture intensive, erbacee e arboree (vigneti).
La classe di esposizione si divide equamente a metà tra est e ovest per il 75% delle aree.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
La valle ha al centro l’abitato di Matelica, centro industriale e vinicolo. Di origine umbra divenne colonia romana.
Popolata dai Piceni è provato che questi già conoscessero l’uva e il vino per il ritrovamento nel centro abitato di Matelica di una tomba di un giovane «principe» dove, fra splendide armi e scettri e altri oggetti, è stato rinvenuto un bacile emisferico al cui interno si trovavano 200 vinaccioli di vitis vinifera, più di un grappolo. Fra i vasi ceramici alcuni erano legati alla mensa e al vino.
Il periodo Romano ha permesso a Plinio, Varrone, Catone e altri di dissertare sull’uva e sul vino piceno.
Da ciò si può affermare che in queste terre, giudicate fertili, non mancavano le vigne.
La caduta dell’Impero Romano, le invasioni medievali, il disfacimento dell’impero d’oriente, che aveva avuto potere e influenza lungo la costa adriatica, riducono l’attività agricola al solo sostentamento e le vigne, abbandonate le antiche alberate dell’epoca romana quando le viti venivano «maritate» agli aceri e ad altre piante, ora occupano piccoli appezzamenti a se stanti, protetti. Nasce il vigneto dell’azienda agricola. Alta densità d’impianto per non «sprecare terreno», applicazione del contratto mezzadrile con la ripartizione del prodotto, due vinificazioni separate destinate all’autoconsumo.
Nel periodo medioevale la valle è feudo della signoria dei «Da Varano» di Camerino, potenti e illuminati protagonisti della storia dell’area di dominio.
Il passaggio dall’Impero allo Stato della Chiesa nel 1578 creò un risveglio dell’attività agricola dovuto ai monaci e agli insediamenti monastici nel territorio che influirono sulle attività temporali che le popolazioni accettarono.
Proprio in questo periodo (12 gennaio 1579) un contratto notarile, in quel di Matelica, cita la parola «Verdicchio».
Da qui la vite riprende un suo ruolo nell’economia aziendale e rurale cessando di essere esclusivo uso del Clero e dei Nobili ed entra nelle abitudini della comunità di persone.
È nella seconda metà dell’800, con l’arrivo dell’oidio, della peronospora e della fillossera, che la viticoltura subisce la sua fine per riprendere il suo nuovo sviluppo ai primi del ‘900 ove la divulgazione tecnica e l’insegnamento permettono di ricreare la viticoltura moderna con nuove varietà e, purtroppo, con l’abbandono di varietà e cloni del territorio.
Con gli anni ’50 si avvia il passaggio da coltura promiscua a specializzata, ha termine la figura del mezzadro (ope legis), i proprietari divengono imprenditori i quali, accorpando più poderi, investendo con il sostegno dei fondi comunitari, sfruttando le agevolazioni concesse alle forme cooperative e allo sviluppo del sistema agroalimentare danno vita alla vitivinicoltura marchigiana di oggi nel matelicese e nella regione.
La DOC «Verdicchio di Matelica» è stata la prima denominazione vitivinicola a essere riconosciuta, con il decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 1967, nelle Marche, conseguentemente al La denominazione «Verdicchio di Matelica» è conseguente al decreto del Presidente della Repubblica 930/1963 il quale norma le DOC e le DOCG.
Il decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 1967 riconosce la DOC al Verdicchio di Matelica. È il primo vino ad aprire questa nuova pagina della vitivinicoltura regionale.
La scelta della base ampelografica è tutta riposta nella varietà autoctona Verdicchio dalla quale deriva per almeno l’85% il prodotto vino.
È un vitigno molto versatile e la tecnologia di lavorazione nel rispetto della tradizione locale consentono di ottenere prodotti anche con la tipologia spumante e passito.
Per lo spumante occorre fare riferimento alla importante prova documentale fornita dal trattato «De salubri potu dissertatio» di Francesco Scacchi, fabrianese, scritto nel 1622. Nel volume «del bere sano» si parla del vino frizzante e dei processi di rifermentazione come di già noto anche durante l’epoca romana.
La produzione di spumante nelle Marche ha tradizione antica e la vocazione di questi territori è confermata dal fatto che i vini base spumante sono preparati in prevalenza con vitigni autoctoni quali il Verdicchio, Vernaccia nera, Maceratine e altri.
Appare utili riprendere quanto la tradizione antica operava aggiungendo un chicco di orzo e dello zucchero o mosto a ogni bottiglia di vino fermo e attendere la rifermentazione prima di aprire la bottiglia di «spumante fatto in casa» nelle occasioni della vita familiare.
● B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Vino con molta struttura, sapido e caratterizzato da buoni profumi dovuti al microclima di tipo continentale. I vigneti del «Verdicchio di Matelica» sono coltivati su terreni calcarei che conferiscono al vino maggior finezza e qualità gusto-olfattiva. Di colore giallo paglierino con inconfondibili riflessi verdolini, in bocca si presenta secco, persistente e caldo con sentori che ricordano la frutta matura.
Un’avvolgente morbidezza regala al palato sensazioni di rotondità che non stancano, grazie anche al retrogusto di mandorla tipico del Verdicchio.
● C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
È proprio l’interazione causale tra quanto descritto che il vitigno, geneticamente a maturazione tardiva, sembra riuscire a esaltare al meglio le proprie caratteristiche qualitative. Difatti concorrono a ciò la particolare situazione climatica, combinata con una componente pedologica, caratterizzata da terreni formatisi su matrice argillosa e, in particolari situazioni, calcarea.


