Verticale Paleo Rosso Le Macchiole: la differenza fra potenza ed energia

Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di partecipare alla verticale di uno dei vini toscani più amati e premiati come il Paleo Rosso di ►Le Macchiole, forgiato dal compianto Eugenio Campolmi e cresciuto dalla moglie Cinzia Merli.
Conosco ormai piuttosto bene l’agenzia ►Gheusis, che lavora nel mondo del vino con una sempre maggiore autorevolezza, a volte in partnership con ►Artevino, e quando ho ricevuto l’invito non ci ho pensato due volte.
Ho incontrato Eugenio nel 2001 durante il Vinitaly, ricordo la sua grande energia e le forti convinzioni che lo spingevano a raggiungere obiettivi tutt’altro che semplici. Fu proprio in quell’anno che arrivò la svolta definitiva per il Paleo Rosso, soprattutto dopo l’esperienza estremamente positiva della versione 2000: era ormai matura la consapevolezza che il cabernet franc in quel particolare microclima di Le Macchiole, in area bolgherese a soli 5 km. dalla costa, avesse tutte le condizioni perché divenisse il vitigno votato a rappresentare, in perfetta solitudine, il vino simbolo dell’azienda.
Del resto è stato sempre uno degli obiettivi aziendali produrre vini monovarietali, per fotografare e raccontare il connubio tra vitigno, territorio, clima e uomo, ne sono un esempio perfettamente riuscito il merlot Messorio e il syrah Scrio.
Così il 2001 diventa elemento di distinzione con un passato, seppur glorioso, che non aveva soddisfatto del tutto Eugenio. Fare un grande vino a base di cabernet sauvignon era quasi facile, anche aggiungendo una piccola quota di sangiovese per dargli un po’ più di acidità, ma mancava l’elemento distintivo, la differenza, il salto di qualità verso una nuova visione, indubbiamente più originale rispetto alle tradizioni stilistiche dei vini di Bolgheri (non a caso considerata la Bordeaux toscana).
Non era solo la voglia di distinguersi a guidare Eugenio e Luca D’Attoma, l’allora giovane enologo che sin dal 1992 partecipò in prima persona alla realizzazione dei vini di casa Campolmi, quanto la convinzione che il cabernet franc avesse una marcia in più e dalla sua una grande originalità espressiva, ben lontana da quei toni vegetali che lo hanno spesso caratterizzato in molte altre zone viticole, dove il clima non ne favorisce la maturazione ottimale.

Bene hanno fatto quindi, i protagonisti di questa splendida verticale avvenuta il 25 settembre presso le ►Officine Farneto di Roma per festeggiare i venti anni del Paleo Rosso, a dividere la degustazione in due tempi: dal 1992 al 2000 a rappresentare il “prima”, dal 2001 al 2009 per mostrare il Paleo del nuovo millennio con il cabernet franc assoluto protagonista.
All’evento erano presenti numerosi giornalisti come Antonio Paolini, Luciano Pignataro, Giampaolo Gravina, Gianni Fabrizio, Ian D’Agata e molti altri.
Diciassette annate a confronto, quindi, partendo dalla ’92 fino all’attuale 2009, grande assente la 1998 esaurita da tempo.
La sala era quasi al completo e le bottiglie disponibili non erano molte, io sedevo in una delle ultime file e, purtroppo, mi sono trovato di fronte una 1995 rovinata dal tappo che non è stato possibile rimpiazzare, quindi vi racconterò di 16 delle 17 annate previste.
Durante la serata Luca D’Attoma ha rievocato gli anni ’90 per ricordare l’uso piuttosto scaltro e quasi obbligato che tutti, non solo in Toscana, hanno fatto delle barriques. E’ proprio vero, tant’è che era diventata una moda, obbligata perché i vini che sapevano di legno andavano a ruba e venivano sempre più premiati rispetto a quelli tradizionali. Aggiungerei che anche la concentrazione di colore e l’opulenza nei vini erano un ottimo bagaglio per poter aspirare a premi e facili vendite.
Tempi che per fortuna sembrano essere ormai abbastanza lontani, oggi si fa un uso del legno più intelligente, torna ad essere un contenitore che deve dare “assistenza” e non sostituirsi al vino.

Per quanto riguarda il Paleo Rosso, l’uso del legno e certe esasperazioni non sono mai stati patrimonio di Le Macchiole, al contrario Eugenio ha sempre cercato di fare il proprio vino, con un occhio attento al mercato, certo, ma mai “costruito”, ideato per chicchessia. E ne ho avuto ulteriore conferma anche attraverso questa bellissima degustazione.
L’azienda ha sempre avuto un approccio rispettoso dell’ambiente e dal 2002, sotto la guida di Massimo Merli, responsabile dei vigneti, vengono applicati i principi dell’agricoltura biologica. Ma Cinzia, che ha sempre creduto che in vigna si deve intervenire il meno possibile sulla pianta, per permetterle di fortificarsi, come avviene in natura, nutre un particolare interesse per il metodo biodinamico, che l’ha portata oggi a investire in questa direzione dando vita ad una superficie sperimentale di 5 ettari, dove poter testare i risultati di questa filosofia.
Sebbene abbia effettuato i miei scatti durante la serata non posso fare a meno di mostrarvene alcuni “fuori tema” con i quali il bravissimo Maurizio Gjivovich di Artevino racconta la vita a Le Macchiole.
Come la produttrice racconta in una recente intervista: “Il vino è magia e concretezza, arte e scienza, testa e cuore. È la possibilità di creare qualcosa di vivo assecondando e sfidando la natura. È un modo di non dimenticare mai da dove proveniamo. Se dovessi esprimere oggi un desiderio, chiederei di non provare mai la sensazione di aver raggiunto un traguardo preciso ma piuttosto di volerlo ogni volta spostare un po’ oltre, per comprendere sempre più la realtà che ci circonda.
E pensare che da grande volevo fare la ragioniera… mi vengono i brividi solo al pensiero!“, meno male che non lo ha fatto…
La verticale
Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1992
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 90%, sangiovese 10%; vigneto Casa Vecchia 1984;
vendemmia prima e seconda settimana di ottobre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 18 mesi in barrique; imbottigliamento a gennaio 1995; produzione 8.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Annata difficile, caratterizzata da una primavera con temperature nella media ed elevata umidità tra maggio e giugno; l’estate calda e asciutta ha favorito un buon sviluppo vegetativo. Poco prima della vendemmia è tornata un’elevata umidità che ha costretto a ritardare l’inizio.
Per la cronaca “paleo” è il nome dato ad un’erba spontanea che si trova frequentemente nell’area di Bolgheri, quello botanico è “Festuca arundinacea”.
Il Paleo Rosso 1992 è uno dei vini che più mi hanno colpito di questa verticale, non è facile trovare in questa zona un ’92 altrettanto vivo, fresco, con toni terziari che non dominano ancora pienamente la scena, lasciando spazio anche ad una materia fruttata con guizzi giovanili. In bocca conferma la sua freschezza e vitalità, rimanda toni di cacao, liquirizia, tabacco, ma anche mora, cassis, il finale regala bei riverberi balsamici.
Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1993
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 90%, sangiovese 10%; vigneto Casa Vecchia 1984;
diradamento a fine luglio; vendemmia a fine settembre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 18 mesi in barrique; imbottigliamento a gennaio 1996; produzione 10.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Nel 1993 la primavera è stata mite con poche piogge che hanno anticipato la fioritura alla metà di maggio; estate calda e regolare, che ha favorito una maturazione ottimale delle uve; il sangiovese è stato raccolto a fine settembre e il cabernet sauvignon subito dopo.
Non essendoci molta luce in sala potrei avere un’impressione sbagliata sul colore di questo millesimo, ma mi sembra leggermente meno vivace e con un’unghia più scarica. Al naso non ha difficoltà ad esternare il proprio bagaglio espressivo, percepisco l’annata più calda ma c’è grande misura, la componente eterea si mantiene all’interno di una trama di frutta matura, cioccolato e spezie. L’assaggio, paragonato al precedente, manifesta un volume maggiore, anche la componente alcolica è più marcata, affiorano toni di tabacco, funghi, sottobosco, terra e fogliame. Rispecchia molto bene l’annata e dimostra che non è così automatico che una perfetta maturazione delle uve giovi nel caso di una lunga evoluzione.

Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1994
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 90%, sangiovese 10%; vigneto Casa Vecchia 1984;
diradamento a fine luglio; vendemmia a metà settembre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 20 mesi in barrique; imbottigliamento a giugno 1996; produzione 10.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Primavera piovosa con temperature al di sotto della media stagionale, soprattutto ad aprile e maggio; estate con piogge scarse a giugno e luglio, agosto con temperature elevate, ciò nonostante le viti hanno avuto uno sviluppo ottimale grazie alle riserve idriche accumulate nella fase primaverile.
Tutto si ritrova chiaramente nel calice, all’olfatto emerge il calore estivo ma anche gli effetti del periodo piovoso, ci sono note di fiori macerati, frutto dolce, ciliegia, mora, cassis. Il tannino appare un po’ più ruvido e teso, la buona materia e l’acidità ben integrata consentono al vino di mantenere livelli alti e convincenti.

Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1995
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 90%, sangiovese 10%; vigneto Casa Vecchia 1984;
diradamento a inizio agosto; vendemmia a fine settembre per il sangiovese e inizio ottobre per il cabernet sauvignon; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 20 mesi in barrique; imbottigliamento a maggio 1997; produzione 12.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Annata particolare, con una primavera giunta in ritardo e un’estate molto incostante con alternanze piovose. La temperatura estiva, soprattutto nel primo periodo, era sotto la media, mentre ad agosto ha avuto un sensibile incremento e in totale assenza di piogge. Queste si sono presentate invece a settembre, con una certa frequenza e conseguente abbassamento delle temperature, mentre a ottobre si è tornati quasi su valori estivi.
Il progressivo aumento del numero di bottiglie prodotte va attribuito principalmente alla densità di impianto, che è passata da poche migliaia a 7500 ceppi per ettaro fino agli attuali 10.000, mentre di contro è diminuita la produzione d’uva per pianta arrivando nelle ultime annate a soli 700 grammi. A partire dalla vendemmia 1996 altri vigneti contribuiranno alla produzione del Paleo Rosso, favorendo un ulteriore aumento del numero di bottiglie.
Non ho potuto valutare quest’annata poiché, come ho detto prima, aveva problemi di tappo e non c’erano più bottiglie a disposizione.

Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1996
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 85%, sangiovese 10%, cabernet franc 5%; vigneti Casa Vecchia 1984 e Madonnina 1977;
diradamento a fine luglio; vendemmia tra fine settembre e inizio ottobre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 22 mesi in barrique; imbottigliamento a luglio 1998; produzione 18.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Inizio primavera fresco con leggero ritardo del germogliamento, ricuperato in fase di fioritura e allegagione. L’estate ha avuto un andamento regolare, interrotto a metà agosto con l’arrivo delle piogge, che hanno rallentato la maturazione e creato problemi sanitari. Con il settembre caldo la maturazione si è completata bene anche se l’arrivo della pioggia a fine mese ha costretto a ritardare la raccolta.
Questa è la prima annata dove inizia il contributo del cabernet franc ed entra in gioco il vigneto Madonnina, piccole quantità ma utili soprattutto per fornire acidità.
Molto interessante la trama olfattiva, che presenta un inizio piacevolmente floreale alternato a note di prugna in confettura e rintocchi terziari di tabacco, cenere, cuoio e sfumature d’incenso. Bocca importante, quasi grassa, con un tannino fine e ben integrato, ottima persistenza.
Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1997
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 85%, sangiovese 10%, cabernet franc 5%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993 e Madonnina 1977;
diradamento a fine luglio; vendemmia scarsa ma di buona qualità iniziata il 17 settembre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 18 mesi in barrique; imbottigliamento a marzo 1999; produzione 32.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Primavera calda e secca con germogliamento precoce; a metà aprile si verifica un drastico calo delle temperature con conseguente arresto della crescita. A maggio le temperature risalgono e si mantengono elevate per tutta l’estate fino alla vendemmia, che avviene prima del solito, nella prima metà di settembre, presentando uve sane con alta concentrazione zuccherina, la produzione è stata abbastanza scarsa.
Il colore di questo millesimo è granato vivace con ancora riflessi rubini. Anche qui ho percepito una interessante ventata floreale, rose e viole appena appassite, seguita da note di prugne, ciliegie nere, grafite. Ottima freschezza al palato rapportata all’annata calda, le sensazioni sono di corpo e pienezza, la componente alcolica è importante, il vino è vivace e reattivo, sicuramente si esprime con maggiore slancio al gusto che al naso, dove gli effetti dell’annata calda si percepiscono di più.

Bolgheri Superiore Paleo Rosso 1999
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 85%, cabernet franc 15%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993 e Madonnina 1977;
diradamento dal 30 luglio al 10 agosto; vendemmia 15, 16, 21, 22 settembre; fermentazione per 14/16 giorni;
affinamento 22 mesi in barrique; imbottigliamento a maggio 2001; produzione 35.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
L’annata 1999 parte con un inverno freddo a cui segue una primavera piuttosto piovosa con temperature superiori alle medie stagionali, con conseguente germogliamento anticipato con fioritura seguita da abbondante allegagione. Annata quindi con produzione elevata. Nella prima estate ci sono state periodiche piogge che hanno favorito l’equilibrio vegetativo, successivamente il caldo è aumentato in totale assenza di piogge, portando ad un anticipo di una settimana dell’invaiatura. Il diradamento dei grappoli in eccesso ha contribuito a ristabilire l’equilibrio. Un settembre molto regolare ha consentito una lenta maturazione delle uve.
Con questo millesimo esce dai giochi il sangiovese e aumenta la presenza del cabernet franc. Il colore rubino comincia a marcare il liquido nel calice, il profumo è aperto, c’è una certa dolcezza, grande frutto, manifesta finezza e promette una notevole godibilità che trova conferma al gusto: fresco, tannino di razza, alcol ben integrato nella polpa ricca e gradevole, con ottime prospettive evolutive.

Bolgheri Superiore Paleo Rosso 2000
Dati tecnici: uvaggio cabernet sauvignon 70%, cabernet franc 30%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993 e Madonnina 1977;
diradamento dal 30 luglio al 10 agosto; vendemmia dal 4 al 18 settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 18 mesi in barrique; imbottigliamento ad agosto 2002; produzione 36.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Primavera eccellente che ha consentito un ottimo equilibrio vegeto-produttivo delle piante. L’estate ha continuato ad essere regolare fino ad agosto, dove si è scatenato il caldo torrido ptrotratto fino alla prima decade di settembre. Vendemmia parzialmente anticipata.
Rubino-granato cupo, profondo, spiccano note di incenso, cedro, prugna e mora, liquirizia. Il sorso rivela carattere, caldo eppure freschissimo, corpo denso e tannino giustamente importante, di grande finezza. Questa è la prima annata dove si sente chiara la presenza del cabernet franc e il conseguente cambio stilistico.
Paleo Rosso 2001
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984 e Puntone 1993;
diradamento dal 30 luglio al 10 agosto; vendemmia dal 3 al 9 settembre; fermentazione per 25 giorni;
affinamento 16 mesi metà in barrique da 225 litri e metà da 112; imbottigliamento a luglio 2003; produzione 20.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Inverno mite con anticipo di germogliamento; alla vigilia di Pasqua arriva una gelata che provoca danni a macchia di leopardo. Inizio di primavera fresco con picchi di caldo a maggio; estate nella norma con piogge a luglio che favoriscono un buon equilibrio vegetativo durante l’invaiatura. L’inizio di settembre è caratterizzato da flussi di aria fredda che rallentano la maturazione del cabernet, che si compie comunque in maniera ottimale.

Prima annata tutta a base cabernet franc, non previsto nel disciplinare DOC Bolgheri del 2001 che consentiva fino al 30% di questo vitigno, è la ragione per cui il vino esce come IGT Toscana. Il problema è stato risolto con il nuovo disciplinare del 2011, che consente la possibilità di usare il cabernet franc anche da solo. Del resto il sangiovese a Bolgheri non trova la migliore condizione per esprimersi, i vigneti sono mediamente quasi a livello del mare, mentre questa varietà che ha caratteristiche più di finezza che di potenza e una notevole sensibilità alle crittogame, dà il meglio di se in collina, tra i 300 e i 400 metri, ma anche se si sale fino a 600 metri come nell’area chiantigiana di Lamole, riesce a dare vini freschi e floreali. Non a caso a Bolgheri Michele Satta è stato l’unico, con il suo Cavaliere, a produrre un sangiovese in purezza.
Nel calice presenta un colore rubino luminoso con unghia appena tendente al granato, naso dall’impronta molto diversa rispetto ai precedenti, meno immediato ma molto fine ed elegante, emergono note salmastre, timo, rosmarino. Al palato grande freschezza, sapidità, tannino preciso e di trama finissima, vaga percezione di peperone rosso maturo in una trama fruttata piena ben confortata dalle spezie e dalle erbe marine, profondo e lungo, il migliore fino ad ora.

Paleo Rosso 2002
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984 e Puntone 1993;
diradamento a fine luglio; vendemmia dal 1 al 15 settembre; fermentazione per 14 giorni;
affinamento 18 mesi per l’80% in barrique da 225 litri e per il 20% da 112; imbottigliamento a giugno 2004; produzione 19.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
L’annata 2002 è rimasta nella memoria di tutti come una delle più deludenti di tutto il decennio ma, come sempre accade, è necessario approfondire da zona a zona, perché le differenze possono essere significative, ne è un perfetto esempio la Valtellina, dove invece è stata ottima.
Alle Macchiole c’è stata una primavera piuttosto calda ma con piogge frequenti. Dalla metà di luglio in poi la piovosità è stata continua, con temperature sotto la media. Al momento della raccolta si è dovuto fare i conti con un andamento climatico instabile, prevalentemente dominato da pioggia, che ha costretto a vendemmiare a maturità discontinua, con conseguente cernita e riduzione della produzione.
Il vino nel calice non nasconde i fatti già nel colore meno intenso e profondo, un rubino sì ma più scarico, anche l’impatto olfattivo è meno complesso, si percepisce una massa diluita ma comunque di buona qualità, interessanti note di cedro e cioccolato, resina e leggero vegetale. In bocca recupera molto bene, mostrando freschezza e un tannino un po’ più acerbo, ma la materia è comunque ottima e piacevole, a dimostrazione di un lavoro meticoloso in vigna che ha permesso un risultato più che decoroso.
Paleo Rosso 2003
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993, Casa Nuova 1998 e Vignone 1999;
diradamento a metà luglio; vendemmia nella prima settimana di settembre; fermentazione per 21 giorni;
affinamento 18 mesi per l’80% in barrique da 225 litri e per il 20% da 112; imbottigliamento a giugno 2005; produzione 18.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
La 2003 fu ricordata come la più calda degli ultimi decenni, qui a Le Macchiole l’inverno è stato molto piovoso e freddo, mentre primavera ed estate hanno presentato temperature decisamente elevate e l’assenza di piogge. Questo ha prodotto nella fase estiva anticipi di maturazione e alte concentrazioni zuccherine, in alcune zone le uve hanno avuto fenomeni di appassimento senza aver raggiunto la piena maturazione fenolica.
Sono questi i casi in cui disporre di diversi vigneti consente una migliore selezione verso le aree argillose, più fresche e meno sofferenti.
In sintesi la media dei vini prodotti in Italia ha come caratteristiche potenza e alcol, note surmature e acidità limitata.
Il Paleo Rosso presenta un colore rubino concentrato, olfattivamente non nasconde le caratteristiche dell’annata, la frutta è sotto spirito, ma confortata da note di lavanda, mandorla, china, cenere, cenni ferrosi. Al palato, pur manifestando una struttura sopra la media e un tannino meno risolto, regala un frutto dolce e una buona acidità che compensano bene rendendo il vino piacevole e non pesante, con una notevole persistenza, in particolare non accenna a decadimenti, anzi, ha una forma ancora notevole, che pochi altri vini toscani possono vantare in quest’annata.

Paleo Rosso 2004
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993, Casa Nuova 1998 e Vignone 1999;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella terza settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 16 mesi per il 90% in barrique nuove da 225 litri e per il 10% da 112; imbottigliamento a luglio 2006; produzione 23.500 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
L’andamento climatico è stato davvero ottimale per tutto il periodo, l’inverno ha consentito un buon apporto idrico con temperature basse ma non estreme; primavera con piogge periodiche, soprattutto in aprile, ma mai dilavanti e sempre in buona alternanza con giornate soleggiate. La vendemmia è stata effettuata più tardi rispetto alle annate precedenti, evitando comunque l’arrivo delle piogge di inizio ottobre. Eccellenti escursioni termiche che hanno consentito al cabernet franc di evidenziare le note aromatiche.
Nel calice siamo ormai al rubino pieno con riflessi purpurei, spiccano venature floreali, ciliegia, corbezzolo, cassis, pepe, resina, origano, ginepro, noce moscata e aneto.
Bocca avvolgente, piena, ricca, tutto appare in perfetto equilibrio, le sensazioni virano verso cioccolato e caffè.
Indubbiamente un’annata di quelle che mettono tutti d’accordo anche se in quanto a finezza ed eleganza trovo superiore la 2001.
Paleo Rosso 2005
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999 e Madonnina 2002;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella terza settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 14-16 mesi per il 90% in barrique nuove da 225 litri e per il 10% da 112; imbottigliamento a luglio 2007; produzione 24.500 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Inverno con temperature medie piuttosto basse e qualche nevicata. Primavera mite e regolare, a giugno e luglio caldo e sole con occasionali precipitazioni, che hanno comunque accelerato l’invaiatura. Agosto piuttosto fresco con temperature medie di 24°C e abbondanti piogge a metà mese in fase finale di maturazione delle uve. Settembre con qualche pioggia senza rischi per i grappoli grazie alle frequenti brezze marine.
Rubino profondo con unghia violacea, bouquet particolare, elementi vegetali nobili si affiancano a effluvi di rosa muschiata, agrumi rossi, more, liquirizia, erbe marine, aghi di pino, grafite e spezie dolci.
All’assaggio ha corpo pieno con un tannino esemplare, grande freschezza, affiorano note di liquirizia e cacao, vino nervoso, vivo, con ottime possibilità evolutive.

Paleo Rosso 2006
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999 e Madonnina 2002;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella prima e seconda settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 14 mesi per il 90% in barrique nuove da 225 litri e per il 10% da 112; imbottigliamento ad aprile 2009; produzione 21.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Andamento stagionale regolare, con inverno rigido e piovoso a cui ha fatto seguito una primavera calda e soleggiata. La scarsa piovosità di giugno e luglio ha consentito una buona allegagione: le temperature di agosto non hanno mai raggiunto picchi elevati consentendo alle riserve idriche di dare supporto alle piante fino al momento della vendemmia.
Sempre molto raffinato al naso, con vegetale maturo, mora, mirtillo, amarena, toni balsamici e pepati. Bocca importante, solida, grande dolcezza, liquirizia, tannino ricco di grande finezza, notevole pulizia esecutiva con chiusura di toni salmastri e ferrosi.
Paleo Rosso 2007
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Casa Vecchia 1984, Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999 e Madonnina 2002;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella seconda e terza settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 14 mesi per il 90% in barrique nuove da 225 litri e per il 10% da 112; imbottigliamento il 28 luglio 2009; produzione 27.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Inverno mite con buona presenza di piogge, a fine marzo la temperatura è scesa sotto la media molto vicino allo zero; primavera piovosa, interrotta nel periodo estivo di luglio durante l’invaiatura, mentre ad agosto ha ripreso a piovere. L’annata è risultata regolare con tutti i periodi del ciclo vegetale rispettati e con una vendemmia posticipata di qualche giorno.
Colore rubino violaceo concentrato, profuma di viola, ciclamino, mirtillo, visciola, lampone, lavanda, ginepro, pepe nero, erbe aromatiche, cenni ferrosi.
Al gusto ha un tannino dal profilo deciso e come sempre raffinatissimo, grande misura, ottima acidità e notevoli potenzialità di sviluppo.

Paleo Rosso 2008
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999 e Madonnina 2002;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella seconda e terza settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni;
affinamento 14 mesi per il 75% in barrique nuove e per il 25% di secondo passaggio; imbottigliamento a maggio 2010; produzione 26.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Inverno senza temperature particolarmente rigide, piogge ben distribuite, primavera mite e regolare. Ai primi di giugno, durante la fioritura, ha iniziato a piovere incessantemente fino al 20, fornendo una eccellente riserva idrica ma qualche problema fungino alle piante, tenuto sotto controllo con rame e zolfo e un’accurata gestione fogliare. L’invaiatura è iniziata la prima settimana di agosto con maturazioni raggiunte gradualmente e in modo omogeneo. Grappoli piuttosto spargoli con bucce molto spesse; in fase di vendemmia si sono riscontrate maturazioni fenoliche ottimali.
Anche quest’annata presenta una trama espressiva di grande eleganza e freschezza, si notano molto bene gli influssi marini, che accompagnano una trama floreale e fruttata molto piacevole. Al palato è ancora un ragazzo, deve equilibrarsi appieno ma ha già in embrione tutta la qualità che sfoggerà al meglio nei prossimi anni.

Paleo Rosso 2009
Dati tecnici: uvaggio cabernet franc 100%; vigneti Puntone 1993, Casa Nuova 1998, Vignone 1999 e Madonnina 2002;
diradamento a fine luglio; vendemmia nella prima e seconda settimana di settembre; fermentazione per 20 giorni in acciaio e cemento;
affinamento 14 mesi per il 75% in barrique nuove e per il 25% di secondo passaggio; imbottigliamento a giugno 2011; produzione 26.000 bottiglie.
Imbottigliato senza nessun procedimento di filtrazione.
Ottimo andamento climatico con un inverno regolare e una primavera fresca e piovosa nella fase iniziale, asciutta fino all’estate. Il caldo estivo ha prodotto un’anticipazione nello sviluppo delle piante.
Non ci vuole molto per capire che anche questo millesimo farà parlare di sé, permeato di eleganza al naso come al palato, ora tutto impregnato di fiori e frutti di bosco, con una bocca dove il tannino scalpita e il legno chiede ancora un po’ di tempo per assorbirsi. Vino che promette grandi cose, e noi non saremo certo così sciocchi da non conservarne qualche bottiglia in cantina…
In conclusione il Paleo Rosso conferma le sue doti di altissimo lignaggio, il suo processo evolutivo dalla nascità ai giorni nostri non ne ha mai cancellato i fondamentali, ovvero il terroir dove sviluppa la sua particolare energia, elemento che si è rivelato sempre presente a prescindere dalle annate, un’energia perfettamente controllata, che non ha mai picchi, non è disorientata ma sempre in perfetta sintonia con ogni aspetto di questo vino completo e profondo. Se dovessi immaginare una musica che lo rappresenti proprio in questi tratti così equilibrati e profondi ma ricchi d’energia, non avrei dubbi: Metamorphoses, studio per 23 archi soli, di Richard Strauss, eseguito dalla Berliner Philarmoniker sotto la insuperata direzione di Herbert Von Karajan.
Roberto Giuliani



