Sannio Magico, terra di Leggende, di Streghe e di Falanghina

L’antico toponimo greco Malies, rinvenuto su una moneta del IV sec. a.C., richiama l’origine greca della città di Benevento, fondata da Diomede, sbarcato in Italia dopo la distruzione di Troia. Il nome della città fu mutato in Maleventum, dopo la celebre sconfitta dei romani nella guerra contro i Sanniti nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.). In seguito alla vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C., i Romani mutarono il nome della città in Beneventum.
La Storia di queste Terre è legata anche alle leggende di magia e stregoneria sorte intorno a uno degli alberi più famosi della Storia: il Noce di Benevento.

Albero magico, Jovis glans, ghianda di Giove, da cui Juglans, era considerato simbolo di fertilità, la quale veniva propiziata con danze e invocazioni in cerchio dalle sacerdotesse della dea Artemide di Caria (noce, appunto), raffigurata con molte mammelle, come nella statua esposta al museo di Efeso, in Turchia.

Il legame simbolico del noce con divinità femminili ha percorso secoli, tramutando le sacerdotesse in streghe, fino alle sponde del fiume Sabus, Sabato, che attraversava lo stretto di Barba, una gola di montagna tra Benevento e Avellino, dove le streghe si radunavano in cerchio intorno all’antico Noce di Benevento, che, secondo la tradizione, venne sradicato da San Barbato vescovo della città.

Al centro città, Janua è il primo Museo multimediale permanente sulle Streghe, un viaggio virtuale attraverso i luoghi, le storie incantate, i timori popolari, le tradizioni e le leggende di Benevento e del Sannio, inaugurato il 23 giugno del 2017, dal titolo “Janare, le Streghe di Benevento“, nato nell’ambito del Progetto “per terre, per bellezza, per santità”, cofinanziato da Fondazione con il Sud, ideato e realizzato dall’Ar.eCa.S.C.a.r.l. – Onlus e dalla Cooperativa I.D.E.A.S., Mario De Tommasi. All’interno il museo espone documenti, formule magiche, oggetti di culto, appunti e confessioni delle streghe dell’epoca, messe sotto processo dal potere papale.

Non solo Benevento, però, ma tutto il Sannio è costellato di luoghi magici, dove operarono le streghe dell’epoca. Come Ponte, piccolo borgo di poche anime, terra della strega Joconna, o, poco oltre, il borgo di San Lupo, dove il ponte narra la leggenda del fantasma di una bella ragazza annegata nel fiume dagli abitanti del borgo perché accusata di stregoneria da un corteggiatore respinto. Si dice che, ancora oggi, chi si affaccia da quel ponte venga trascinato giù, nel fiume dal fantasma della ragazza.

Poco distante, Guardia Sanframondi, un borgo medievale, famoso in tutto il mondo non solo per il vino, ma anche per i Riti Settennali di penitenza in onore dell’Assunta, un evento che, ogni sette anni, raduna migliaia di curiosi e devoti in una settimana di processioni, che in genere, coincide con i giorni successivi al Ferragosto, in cui uomini, donne e bambini, tutti incappucciati, si flagellano per espiare i propri peccati attraverso il dolore e il sacrificio. Secondo la leggenda, la statua della Madonna che abbraccia un bambino dal disco chiodato tra le mani, fu dissotterrata da maiali nel territorio limitrofo di Limata e da allora, guardiesi e devoti accorrono al Santuario con una devozione rimasta intatta nei secoli.

Qui la Falanghina è il vino simbolo del Sannio. Vitigno molto duttile, la falanghina permette la produzione di vini fermi, spumanti, vendemmie tardive e passiti. Possiede anche un buon potenziale d’invecchiamento, con evoluzioni verso interessanti aromi terziari.
Fino agli anni ’70 era vinificata in blend con altre uve e si deve a Leonardo Mustilli l’intuizione di valorizzarne le potenzialità: la prima bottiglia di Falanghina in purezza è uscita proprio dalle Cantine Mustilli nel 1979.

A Guardia Sanframondi, nel cuore della viticoltura del Sannio beneventano, i coniugi Foschini, entrambi enologi, hanno dato vita a Vigne di Malies, antico nome della città, gestendo, con orgoglio e impegno, poco più di 4 ettari di vigneti, prevalentemente con vitigni autoctoni (falanghina, aglianico, greco, fiano) e scommettendo su una vinificazione in purezza della falanghina Spumante Brut metodo classico, dal nome propiziatorio Auspicium.
L’aglianico è il vitigno a bacca rossa più coltivato nel Sannio, nel biotipo storicamente più diffuso, quello amaro, e, dunque, con personalità e carattere diversi rispetto all’aglianico di Taurasi o del Vulture. Da secoli le pendici del Monte Taburno hanno offerto clima e terreni adatti per maggiore espressione di qualità. Austero, secco e profondo, l’aglianico del Sannio ha trama tannica ben definita, acidità viva e buona complessità aromatica.
Colle Sannita è un delizioso borgo di pietra, caratterizzato dai bassorilievi delle sirene bifide della Chiesa dell’Annunziata del sec. XIV, che richiamano l’ancestrale simbologia della fertilità.
Il Sannio è anche terra di fede. A Pietrelcina è quasi d’obbligo la visita alla casa natale di Padre Pio, la stanza degli studi nella casa della nonna, in cima a una ripida scala di pietra e, infine, la stanza della lotta con il male.

Il Sannio è terra di tradizioni gastronomiche e di una cucina ricca e piena di sapore che corre ancora sulle tavole di famiglia e degli agriturismi della zona, come quella de La Morgia, detta delle “cinque C” della cucina beneventana: cardone, cervellata, cipolla, chitarra e copeta.

Senza dimenticare l’ultima pozione magica arrivata fino a noi: il liquore Strega di Benevento, una mistura di 70 erbe segrete, declinata anche nella squisita versione di torroncini!
Solo un’ora da Napoli, il Sannio serba sorprese, bellezze, arte e silenzi, una mescolanza di cultura e di storia, tra contaminazioni e dominazioni e il fascino ammaliante di un territorio tutto da scoprire.



