Anteprima Sagrantino 2017: l’annata 2013 fra promesse e conferme

Quest’anno il mese di febbraio ha rappresentato il cuore delle anteprime del centro Italia, a partire dal sabato 11 a Firenze per terminare martedì 21 a Montefalco. Gli eventi si sono intersecati perfettamente senza pause fino alla fine, tranne per un piccolo accavallamento tra Vini ad Arte e Anteprima Sagrantino, un giorno in cui bisognava scegliere se passare la notte a Faenza per partire freschi il giorno dopo, o rischiare un colpo di sonno e abbandonare il Sangiovese di Romagna a fine degustazione per seguire tutto l’iter previsto dal programma del Comune umbro.
Ovviamente io ho scelto la prima opzione, soprattutto perché avevo sul groppone già un’intera settimana di spostamenti tra Firenze, San Gimignano, Montepulciano e Montalcino. Non ho potuto, quindi, la mattina del lunedì 20 assistere alla presentazione dei produttori aderenti all’anteprima del Montefalco Sagrantino 2013, né ho potuto presiedere alla presentazione della vendemmia 2016. Pazienza. L’importante era poter degustare i vini nel pomeriggio e, la mattina dopo, fare un paio di visite presso aziende della zona (Tabarrini e Di Filippo) prima di tornare a casa per riposare almeno un paio di giorni.

Posso però fornirvi alcune informazioni sullo sviluppo agricolo nell’area umbra: la regione sembra godere di buona salute, infatti i dati del 2016 ci dicono che il turismo ha subito una crescita positiva, tra gennaio e novembre c’è stato un aumento dell’1,48% di arrivi e del 2,55% di presenze rispetto allo stesso periodo del 2015, incremento determinato soprattutto dagli arrivi dei turisti italiani da Lazio, Lombardia, Campania, >Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Toscana, ma anche dall’estero si è riscontrato un lieve aumento di presenze.
Sul piano dell’occupazione è proprio il comparto agricolo quello che ha contribuito ad alzare l’asticella, passando dalle 13.000 alle 15.000 unità lavorative, a compensazione di altri settori meno fortunati.
All’interno del settore agricolo l’area vitivinicola di Montefalco occupa un ruolo di rilievo, infatti il Montefalco Sagrantino Docg (6,3%) e il Montefalco Doc (10,4%) costituiscono il 16,7% della produzione totale della regione, grazie ad un notevole aumento della superficie vitata a Docg, che dal 2000 al 2016 è passata da 122 a circa 610 ettari, in solo dieci anni sono state costruite trenta nuove cantine, con il risultato che il Sagrantino è passato da 660 mila a ben 2 milioni di bottiglie prodotte. Un notevole risultato raggiunto proprio in occasione dei 25 anni dalla nascita della Docg.
Come sempre accade, quando il vigneto cresce in modo esponenziale, sorgono anche delle perplessità, ad esempio su quanto questo aumento così significativo in un tempo piuttosto breve, potrà incidere sulla qualità generale dei vini prodotti, se non ci sia anche qui il rischio di puntare troppo sulla monocoltura che è stato fatto in fin troppo numerose zone d’Italia.
Non sono certo io in grado di valutarlo, ma se non altro qui le vigne continuano a risiedere prevalentemente in zona collinare, ventilata e mediamente ben esposta. Però la tanto decantata crescita a un certo punto si deve fermare, la terra a disposizione non infinita, né il mercato è sempre in espansione, come qualsiasi essere vivente, inspira ed espira, contrazione ed espansione, che però non possono applicarsi ai vigneti con la stessa celerità. Quindi crescere ok, ma sempre con quel minimo di lungimiranza che non faccia poi rimpiangere le scelte prese in momenti di vacche grasse.

L’annata 2013
Ha avuto un inverno decisamente piovoso con temperature mai estreme, mentre in primavera erano sotto la media, con conseguente rallentamento dello sviluppo vegetativo. Da fine giugno l’estate ha avuto uno sviluppo nella norma, nella fase vendemmiale qualche episodio piovoso ma complessivamente il periodo è stato buono; la raccolta si è svolta un po’ più avanti rispetto alla media, ma con un quantitativo ridotto. Come sempre più spesso accade, è una di quelle annate dove la differenza la fanno le capacità interpretative dei viticoltori e una gestione in cantina molto sobria. La degustazione è stata effettuata alla cieca su 36 campioni, di cui, purtroppo, gran parte provenienti dalla botte, con tutto ciò che ne consegue sulle valutazioni…
₪₪₪₪ I Montefalco Sagrantino 2013 più interessanti ₪₪₪₪
• Montefalco Sagrantino Etnico – Di Filippo: Roberto Di Filippo lavora da anni in biologico e biodinamico, non è questo il suo Sagrantino più importante, ma io tendo a preferirlo, ha una maggiore scioltezza, una struttura misurata che permette un migliore equilibrio in ogni suo aspetto, grande frutto, tannino contenuto e un filo ossidativo che non disturba ma gli dona carattere.
• Montefalco Sagrantino 25 Anni – Arnaldo Caprai: Normalmente in anteprima tendo a preferire il Collepiano, più pronto e scorrevole, ma negli ultimi anni il 25 Anni ha acquisito a mio avviso una personalità che guarda più ad una certa eleganza, non solo potenza e struttura. Questo ne è un ottimo esempio, lineare, profondo, sapido, con interessanti note di prugna, ciliegia nera, cioccolato e liquirizia, tannino importante ma di ottima grana, finale lungo e complesso.
• Montefalco Sagrantino – Valdangius: mi ha convinto il vino di Danilo e Sandra Antonelli, ha note di mora e cacao, cardamomo, bocca succosa, fresca, energetica, tannino ancora bisognoso di stemperarsi, complessivamente equilibrato e di bella profondità.
• Montefalco Sagrantino Colle Grimaldesco – Tabarrini: dei tre proposti da Giampaolo Tabarrini, ho preferito questo, più diretto e preciso, dal naso di viola, mora, amarena e prugna in confettura, cioccolato fondente, pepe rosa; grande nerbo al palato, freschezza decisa e tannino esuberante, carattere, spinta infinita.
• Montefalco Sagrantino – Perticaia: “perticaia”, ovvero l’aratro, lo strumento simbolo dell’agricoltura, così il forlivese Guido Guardigli ha voluto chiamare la sua azienda; il suo Sagrantino è una bella espressione di buon equilibrio, il legno è ancora presente ma la capacità del vino di assorbirlo c’è tutta, il bel frutto maturo e una percezione terrosa e di sottobosco accompagnano un sorso avvolgente, sapido, di bello slancio.
• Montefalco Sagrantino – Adanti: ancora piuttosto indietro, del resto è un campione di botte, denota già un bouquet dai tratti intensi e incisivi, con vena balsamica, cioccolato e liquirizia in evidenza, al palato conferma la stessa impronta, tannico e fitto, buona acidità e finale lungo.
• Montefalco Sagrantino – Scacciadiavoli: assaggio precoce che lo penalizzerebbe, poiché è molto teso, nervoso, tannico, è evidente che ha bisogno di tempo ma emerge una materia decisamente interessante, intensa, la stoffa non manca, vedremo gli sviluppi ma sono fiducioso.
• Montefalco Sagrantino – Romanelli: frutto sotto spirito, liquirizia, mirto, spezie fini; ha un bell’incedere al palato, nonostante il tannino evidente mantiene un profilo elegante e giocato su una speziatura raffinata.
• Montefalco Sagrantino Della Cima – Villa Mongalli: ciliegia nera in confettura, prugna, erbe aromatiche, bocca succosa, intensa, ben fatta, non complesso ma materico, con finale ancora boisé.
• Montefalco Sagrantino – Antonelli: campione dalla botte, non nella sua fase migliore, si colgono note di rabarbaro, ciliegia, lampone, al palato è un filo amarognolo, tannino che si fa strada, finale di cacao amaro.
• Montefalco Sagrantino – Colle del Saraceno: vino austero, severo, con evidente bisogno di affinamento in bottiglia, ma ha una tessitura convincente, c’è frutto e sapidità, freschezza e materia generosa, crescerà sicuramente.
Roberto Giuliani



