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Editoriali

Impressioni di Vinitaly 2002


Logo VinitalySeregna… Verogna… gnaafà! Ci vien da dire parafrasando l’imitazione di Gianfranco Funari da parte di un Corrado Guzzanti “d’annata” tanto per usare un termine attinente l’argomento vino. 36 anni fa il Vinitaly era senz’altro una fiera importante, come sempre importante è stato il comparto vitivinicolo in Italia, ma non era ancora un fenomeno di costume; l’affluenza, sempre crescente di visitatori nelle ultime edizioni e la confusione che ne deriva dentro e fuori la Fiera, soprattutto fuori, ha di che scoraggiare il più interessato e testardo dei visitatori. 
Fenomeno di costume dicevamo… alberghi esauriti in quasi tutta la provincia di Verona che, se sei fortunato, ti “concedono” camere a prezzi superiori a qualsiasi altro periodo di alta stagione; in città neanche a parlarne, abbiamo provato in Gennaio in decine di Hotel, affittacamere, bed & breakfast: basta dire la parola magica “Aprile” e subito ci viene rivolta la fatidica domanda: “Ma è per il periodo della Fiera?”, “Sì” – rispondiamo noi – “Allora non c’è posto, abbiamo già clienti che riservano di anno in anno. Ci dispiace.”.
Fenomeno di costume dicevamo… difficoltà a raggiungere la Fiera a causa della congestione del traffico, lunghe file di auto ai caselli autostradali, soprattutto Verona Sud, con conseguenze in autostrada anche per coloro che a Verona non debbono affatto uscire, parcheggi assolutamente insufficienti (i visitatori ne “inventano” loro stessi di nuovi, in siti quantomeno discutibili), troppa confusione all’interno tra visitatori ed operatori nelle giornate del fine settimana, nonostante un prezzo del biglietto decisamente elevato (30 Euro). 
Fenomeno di costume dicevamo… avete visto quanto spazio dedica oramai la televisione all’enogastronomia e ad eventi come il Vinitaly in particolare? Almeno due canali tematici, più una serie di programmi dedicati e servizi speciali nei telegiornali da parte delle altre TV… ben venga aggiungiamo noi. Ben venga l’illuminismo enogastronomico, ben venga la presa di coscienza nazionale dell’importanza del prodotto di qualità, ben venga l’educazione al gusto del volgo… però non siano i lumi sempre e solo i soliti noti, Porta a Porta docet. Non basta occuparsi di enogastronomia da più di vent’anni come il sottoscritto ed altri di laVINIum, bisogna far parte del giro buono. Più facile essere personaggio televisivo, giornalista, soubrette, comico, e riciclarsi nel campo; basta frequentare, o anche no, uno degli innumerevoli corsi che si tengono presso l’A.I.S., la F.I.S.A.R., l’O.N.A.V. ecc.
Fenomeno di costume dicevamo… vale anche il discorso opposto, così come è facile il passaggio da televisione ad enogastronomia, la notorietà raggiunta da alcuni addetti ai lavori ha reso possibile il passaggio di questi ultimi al mondo dello spettacolo.
Fenomeno di costume dicevamo… una breve smossa, un’occhiata, un’annusata, un sorso, si sputa e via, verso nuove avventure. Da degustazioni (come le chiamano alcuni) del genere poi ci tirano fuori le guide ai vini. 
Fenomeno di costume dicevamo… girano più starlette a Verona per il Vinitaly che sur la Croisette per il Festival di Cannes o, soprattutto, ai box del circuito di Imola per il Gran Premio di Formula 1, contemporaneo alla dionisiaca manifestazione.
Per quanto riguarda il vino (che è l’argomento che ci interessa di più), per quel che abbiamo potuto capire tra la stanchezza per le ore di automobile, la confusione del luogo, il gran numero di vini degustati e le distrazioni erotiche regalateci da più o meno probabili future star del video, stiamo mettendo insieme le impressioni di noi tutti. Sommate insieme, ci sono centinaia di ore di visita da riordinare e confrontare… Vi faremo sapere.

Maurizio Taglioni

Sociologo e giornalista enogastronomico, è direttore responsabile di laVINIum - rivista di vino e cultura online e collabora con diverse testate del settore. Ha curato la redazione dell’autobiografia Vitae di un vignarolo di Antonio Cugini (2007), ha scritto il saggio “Dall’uva al vino: la cultura enologica ai Castelli Romani” in Una borgata che è tutta un’osteria a cura di Simona Soprano (2012), e ha pubblicato la ricerca socio-economica «Portaci un altro litro» - Perché Roma non beve il vino dei Castelli (2013). Collaboratore scientifico del Museo diffuso del Vino di Monte Porzio Catone, porta avanti dal 2009 la ricerca qualitativa volta alla raccolta e documentazione delle storie di vita degli anziani vignaioli dei Castelli Romani, confluita nell’allestimento museale multimediale Travaso di cultura e nell’installazione artistica itinerante Vite a Rendere, per la riscoperta e il recupero delle tradizioni vitivinicole dei Castelli Romani.

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