Una poesia di Fabio Strinati dedicata al Verdicchio di Matelica de La Monacesca
Era tempo che non pubblicavamo poesie dedicate al vino, in parte perché non è così frequente trovarne di originali e scritte da professionisti. Questa volta però parliamo di Fabio Strinati, di Esanatoglia in provincia di Macerata, trentaseienne autore di numerose raccolte poetiche, aforismi e poemi. Il suo primo lavoro risale al 2014: “Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo”. Scrive per diverse riviste e antologie letterarie, come Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini; la rivista Sìlarus fondata da Italo Rocco; Osservatorio Letterario-Ferrara e L’Altrove; il bimestrale di immagini, politica e cultura Il Grandevetro; La Gazeta Dielli e Scena Illustrata.
Molte delle sue poesie sono state tradotte in romeno, bosniaco, croato, spagnolo, albanese, francese, inglese e turco. Mentre in lingua catalana è stato tradotto da Carles Duarte i Montserrat.
Scrive regolarmente testi poetici per Etnie, rivista di culture minoritarie ed è collaboratore della rivista di letteratura della migrazione El Ghibli, diretta dallo scrittore senegalese Pap Khouma.
È inoltre il direttore della collana poesia per le “Edizioni Il Foglio” e cura una rubrica poetica dal nome “Retroscena” sulla rivista trimestrale del Foglio Letterario.
Parliamo quindi di un artista affermato che, guarda un po’, ama profondamente il vino, in particolare quello delle sue terre, come il Verdicchio di Matelica. Ed è stato proprio quest’ultimo, prodotto da La Monacesca, che ha ispirato questa sua poesia che vi proponiamo con piacere.

VERDICCHIO MATELICA
…è tutto un decantare: sorsi, piccole dosi
stillano oltre il confine d’un pensiero esile,
libero girovago ebbro desiderio…
Si pèrdono le luci, nuvole soavi
solitario un canto si diffonde
nei labirinti della mente, si mescolano
nel silenzio, trascinati da eterno
abito autunnale nella coesione
tra l’onirico e il profondo. Pùngono
gli odori al cuore, scavano
nella porta i profumi abile percezione
in un palpito misto a gemito; tutto
convive così febbrile, un inchino mistico
nel solco le illusioni, ebrietudine lambisce
e fiammeggia.
Tanti sospiri tutti in fila, racchiusi
nelle angolazioni;
eccola l’alba galleggiare!
… è tutto un decantare: sorsi, piccole dosi
stillano oltre il confine d’un pensiero esile,
inibìto nomade rapito nella brama…
Con ansia vengono riposti versi uniformi,
cuciti nei sensori, nel cervello si depositano spade,
circoli viziosi: si pèrdono nell’amore i sensi, le forme
spàziano dentro quest’oblio fecondo,
l’immagine… tanto vasto, invaghito il tramonto.
Fabio Strinati


