Tiefenbrunner, viticoltori con le idee in testa
|
foto della centrale di Anna Verastegui
Senza dare altre spiegazioni, il nostro ospite ci introduce e fa: “Il mio bisnonno Herbert la fece costruire nel 1910. Ha funzionato perfettamente fino a dieci anni orsono, dando corrente a tutta la fattoria e, fino a dopo la seconda guerra mondiale, anche ai paesi vicini“. Dall’alto della foto seppiata appesa al muro, il baffuto antenato si gode soddisfatto la vista del suo gioiello: una stupefacente centrale idroelettrica “tascabile”, ordinatissima ed efficientissima, tutta racchiusa in una stanza di cinquanta metri quadrati dove, da un momento all’altro, ti aspetti possa entrare un gendarme dell’Imperatore Francesco Giuseppe o un vecchio meccanico con la tuta sporca d’olio.
Esempio di un’intuizione imprenditoriale (è il caso di dire) folgorante, ma anche un’autentica meraviglia meccanica e di estetica, questo piccolo, sommesso museo vale da solo il viaggio. Rotori, manopole, contatori, manometri, isolanti, tutti lustri e lucidi, sono ancora lì, installati con precisione teutonica e nel pieno rispetto del dettame vitruviano: solidità, utilità e bellezza. Ogni parte è perfettamente funzionante, con i cuscinetti a sfera che dopo quasi un secolo potrebbero ancora fare egregiamente il loro lavoro: cioè trasformare in energia elettrica l’acqua del ruscello che scende veloce dai monti. Al muro, sotto vetro, i documenti e i permessi dell’epoca, ovviamente vergati a mano.
Ancora oggi la centrale (affiancata con discrezione da quella nuova, che rende energeticamente indipendente la fattoria) fa parte della tenuta di Castel Turmhof della famiglia Tiefenbrunner. Famiglia di avveduti e appassionati viticoltori che però, ad ogni generazione, si concede un colpo di testa.
Al bisnonno toccò l’idea della centrale. Il nonno, oltre a continuare la tradizione vinicola familiare, dedicò la vita all’invenzione e alla costruzione delle grottesche, dei giochi d’acqua e delle figure allegoriche (“tutto mano, coi sassi portati a spalla dalla montagna e un solo aiutante”) del grande parco monumentale, visitabile, che circonda la villa/castello. Il padre di Christof invece, Herbert come il bisnonno, nel 1972 si mise in testa di piantare un vigneto a mille metri di quota e lo fece davvero: salì fino al podere Hofstatt, sull’altipiano di Favogna, in un punto protetto dai venti di tramonana, e mise a dimora alcune migliaia di viti di Muller Thurgau e di Kerner.
|





La sfida fu vinta perché oggi il vigneto è grande tre ettari e qui si produce il Feldmarschall Von Fenner, un interessantissimo Alto Adige doc bianco. Quello che abbiamo assaggiato, il 2011,
Pubblicato in contemporanea su

