Il “Montecucco” di Basile ridà lustro a “Lo cunto de li cunti”, primo libro che codifica la fiaba come genere letterario

Chi non ama le fiabe? Seppur a lungo dimenticata dalla critica italiana, “Lo cunto de li cunti” è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana scritta da Giovan Battista Basile, autore attivo nella Napoli di inizio XVII secolo, cui si fa risalire la codifica della fiaba come genere letterario.
Così Giovan Battista, suo discendente, attuale presidente del Consorzio Montecucco e produttore di vino ai piedi dell’Amiata – dove è arrivato alla fine degli anni Novanta – ha deciso di far rivivere le pagine di questo antico scritto per riscrivere un’altra storia, stavolta attraverso un ciclo di cinque bottiglie in edizione limitata con un’etichetta di artista dedicata all’avo di cui si è persa la memoria. Ma cosa c’entrano questi vini con la lettura? Non solo bottiglie, ma sempre scaturita da questa idea, su stimolo di Pasquale Basile, fratello di Giovan Battista, la Treccani ha pubblicato un volume da collezione, che raccoglie cinque fiabe de Lo Cunto, ciascuna delle quali impreziosita da inedite illustrazioni realizzate da altrettanti protagonisti della scena artistica mondiale.

La copertina del libro è infatti stata disegnata da Mimmo Paladino, che poi ha illustrato anche Rosella, e poi il collettivo AES+F, cui è toccato il compito di reinterpretare visivamente ‘La mortella’, Markus Lupertz ha fatto Petrosinella, Kiki Smith I tre re animali e Miquel Barcelò si è ispirato a Nennillo e Nennella. Come racconta Pasquale Basile nella premessa al volume, stampato in sole 149 copie: “L’idea di un’antologia illustrata da artisti contemporanei di diversi paesi è nata molti anni fa. Le illustrazioni si accompagnano a una trascrizione critica del testo napoletano delle cinque fiabe, curata da Francesco Ursini e una nuova versione italiana di Roberto De Simone. Chiude l’opera la traduzione nelle lingue dei Paesi di provenienza degli artisti”.
Per rinsaldare quindi questo vincolo tra storia personale e familiare, Giovan Battista Basile (Basile Cantina Biologica) ha lanciato “Petrosinella. Una storia di famiglia”, un progetto che lega l’opera somma del suo omonimo avo, ‘inventore’ della fiaba, al suo essere vigneron in quel del Montecucco. Partendo così dalla commessa di un dipinto ispirato a uno dei racconti del Basile scrittore, Giovan Battista lo traspone sull’etichetta che accompagna una limited edition del suo Ad Agio 2007, un Montecucco Sangiovese Riserva D.O.C.G. che ha un uvaggio a base di Sangiovese (100%) con 24 mesi di maturazione in legno e 24 mesi di affinamento in bottiglia.

A questo progetto seguiranno altre edizioni speciali dedicate ad altre fiabe, probabilmente la prossima uscita ci sarà nella primavera del 2023, ma con quale racconto lo dobbiamo ancora scoprire.
“Questo vino – puntualizza Basile – rappresenta il nostro terroir nella sua massima espressione. Realizzato da una selezione delle nostre migliori uve Sangiovese, esce in quantità limitatissima: 3.500/4.000 bottiglie numerate.
L’illustrazione è stata realizzata con tecnica guache e matite colorate su carta e raffigura Petrosinella, una fanciulla riconoscibile dai ciuffi di prezzemolo che le sono cresciuti sul petto grazie al sortilegio dell’Orca, antagonista della storia. Alle sue spalle, affiancati ai motivi floreali, si scorgono altri personaggi emblematici della fiaba, un leone e un lupo, che la protagonista dovrà affrontare per vincere il proprio destino. A realizzarla è stato Giovanni Anastasia, artista napoletano classe 1987 formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Ma la storia vera è quella che ha scritto a sua volta anche Giovan Battista Basile, quando nel 1999 ha acquistato quella che oggi è la sua azienda, a Monticello Amiata, nelle colline attorno a Cinigiano, piccolo borgo toscano tra il Monte Amiata e la Maremma.
Montecucco è una denominazione che si colloca tra le Docg del Brunello di Montalcino e del Morellino di Scansano, inserita tra la Maremma Toscana e le pendici del Monte Amiata, in un’area che offre grandi potenzialità per la produzione di vino e che si candida a diventare col tempo una destinazione enoturistica di eccellenza.

Oggi Cantina Basile conta circa 42 ettari, di cui 20 a seminativi e 14 a bosco; i restanti otto ettari sono dedicati a un vigneto composto da sangiovese (75%), merlot (20%) e per la parte residuale da vermentino, viognier e petit manseng, e ricompreso tra i 320 e i 400 m. slm, con esposizione prevalente a Sud-Ovest. I terreni sono di matrice argillo-calcarea pleocenica di origine marina, ricchi in scheletro e fortemente drenanti. Caratteristico di questi suoli è il galestro, pietra friabile consueta nei terreni toscani più vocati alla viticoltura.
Un contesto in cui le condizioni pedoclimatiche sono ideali per il bio, per cui viene quasi naturale lasciarsi guidare sin da subito dai principi dell’agricoltura biologica. Le vigne sono circondate da boschi che creano una naturale barriera protettiva e vengono concimate con il letame ed altri materiali organici di origine biologica. Per la lotta alle malattie della vite si adoperano prodotti tradizionali come lo zolfo e, in quantità strettamente controllate, il rame. Inoltre, molte operazioni colturali e la vendemmia vengono svolte manualmente per ottenere l’uva migliore. Non vengono utilizzati in nessun caso diserbanti. L’azienda è ad impatto ambientale zero, poiché produce energia pulita con un impianto fotovoltaico e segue i principi della Bioedilizia e del risparmio energetico.
Una realtà unica, sensibile e familiare che vi farà sognare e rivivere quella spensieratezza e quella giusta morale, che le fiabe riescono a raccontare.
Fosca Tortorelli




