I Racconti di Alda: Cara Tortellino

Cara Tortellino,
ricordi? Era così che ti chiamavo quando eri piccola. Eri tutta tonda, con tanti capelli arruffati, gli occhi grandi e già pieni di perché. Non eri capricciosa, ma avevi il pianto facile e c’era chi ti rimproverava dicendoti: “smettila di piangere, ti comporti come una bambina piccola”. Io m’indignavo in silenzio. Non eri piccola a tre anni? Ora ne hai appena compiuti diciotto e per fortuna non hai perso la capacità di commuoverti, sei dolce e sensibile e t’intenerisci per un film che in qualche modo tocca il tuo cuore, per la storia triste di qualcuno, per un tramonto, per un regalo inaspettato, per uno che desideravi tanto e che hai ricevuto. Nessuno è riuscito a bloccarti, a toglierti la possibilità di piangere che a volte fa tanto bene, né quella di ridere anche se ora, a diciotto anni, il tuo modo di soffrire e di gioire è ovviamente diverso. Tu sei diversa. Hai avuto la tua festa, una bellissima festa piena di colori, di allegria, con tante cose buone, la cena, la torta con le candeline, lo spumante e tutte le persone che ti amano e che ami. Eri felice, lo dimostravi e per me, esserci, mi è sembrato un miracolo.
Ti ricordi i giochi che inventavo per te e in seguito per Tempestino, il piccolo di casa arrivato tre anni dopo di te? Già, Tempestino, così lo chiamavo per la sua vivacità a volte incontenibile, ma anche tanto bello e affettuoso. Giochi che non bastavano mai: il mercatino, l’albergo con gli ospiti più strani che noi stessi interpretavamo, il treno, i provini di canto e recitazione, forse il più esilarante di tutti. E noi, interpreti improvvisati e burloni.
Quando mi fermavo la notte da voi era una lotta per chi doveva dormire con me, lo volevate entrambi. Una volta per uno fu infine la decisione presa. E i racconti della sera? Voi nei vostri letti a castello, io su una sedia a rispolverare favole tradizionali che tu volevi rivisitate, attualizzate, come “La cicala e la formica” “Cappuccetto rosso” “Hansel e Gretel” e “I tre porcellini” la preferita di Tempestino. Tu però ne volevi anche di nuove e io lì a inventarne. Ti piaceva molto la storia di Cherubino, l’angelo mandato in missione sulla terra per migliorare certe situazioni nelle famiglie dove c’erano bambini. Che cosa ne sapeva Cherubino delle persone, delle case, dei mobili, di tutto ciò che si poteva toccare annusare capire? Cherubino che combinava pasticci incredibili urtando di qua e di là, facendo cadere oggetti con grande rumore e riuscendo, senza volerlo, a fare incolpare il gatto, il padre di famiglia, la bambina che aveva difficoltà ad addormentarsi e che lui avrebbe dovuto aiutare con la polverina magica. La tua risata Tortellino, così fresca, così gioiosa.
Ricordi quelle sere in cui Tempestino già dormiva mentre tu non riuscivi a prendere sonno e mi ripetevi “Ancora una volta nonnina, ancora Cherubino” e a me si chiudevano gli occhi, mi s’imbrogliavano le parole e tu “perché parli strano nonnina, non ti capisco”. Non parlavo, farfugliavo ed era allora che a salvarmi arrivava la voce della tua mamma con un “basta, adesso si dorme”.
Ora non è più tempo di favole, ora vuoi che ti racconti com’ero io durante la guerra, com’era la vita, la mia famiglia, com’ero alla tua età, quando ho cominciato a scrivere e a pubblicare. E io racconto, mi piace, dopotutto raccontare è il mio mestiere. E ancora di più mi piace che sia tu a farmi domande, a interessarti al mio passato.
Eri una bambina allegra, gentile anche se a volte avevi le tue impuntature, le tue durezze. Crescevi. Quando venivo da voi, alternandomi con gli altri nonni, ti accompagnavo a scuola, ti riprendevo, conoscevo i tuoi compagni-amici. La tua manina nella mia, quella manina che a poco a poco, negli anni, si staccava dalla mia, camminavi con le tue amiche, ridevi, a volte correvi e io dietro senza mai perderti di vista.
Ricordi quella volta che avevi invitato a pranzo Alice, la tua amica del cuore, raccomandandomi di cucinare il timballo di patate? Ti piaceva molto e piaceva anche a Tempestino. Lo avevi tanto decantato ad Alice. Non era come le mie frittate, buone ma bruttine, il timballo mi riusciva bene anche esteticamente. L’ho portato in tavola molto fiera, era davvero bello ed emanava un profumo invitante. La prima porzione è stata per Alice che, dopo il primo boccone, ha posato la forchetta con una smorfia di inequivocabile disgusto. Avevo scambiato il pane grattato con lo zucchero di canna. A me dolce e salato insieme piace, per cui sono stata l’unica a mangiare il timballo. Alla fine tutto si è risolto con una gran risata e altro cibo, ma un po’c’ero rimasta male, soprattutto per te che avevi detto meraviglie del mio capolavoro mancato. Deluderti mi feriva.
Crescevi e i miei anni si accumulavano. Quando sei nata è stata una grande gioia per me, in te ritrovavo la stessa gioia e la stessa tenerezza di quando era nata la tua mamma, figlia del mio unico figlio. Con lei ero nonna, con te bisnonna. Come non chiamarlo miracolo aver potuto festeggiare con te il tuo diciottesimo compleanno? Che emozione Tortellino, ma ti prego, non sentirti già grande, padrona del mondo e di te stessa, la libertà è un diritto, ma bisogna saperla vivere. La tua è un’età bellissima e bellissimo è il tuo mondo interiore, anche se hai già conosciuto il dolore, l’abbandono e la fine di un’amicizia che credevi vera. Sei forte, sei motivata, hai molti interessi, eviti di fare sprechi di acqua, di luce, sei attenta al sociale, hai partecipato alla manifestazione per salvare il nostro pianeta e il vostro futuro, sei innamorata, stai frequentando l’ultimo anno di liceo e hai una lunga strada davanti a te. Vivila bene, Tortellino, nessuno ha la bacchetta magica per evitare delusioni, difficoltà e inciampi a chi si ama ma, se e quando tutto questo dovesse ferirti, vai avanti a testa alta, non chiuderti, non pensare mai che il mondo ruoti solo intorno a te, ma che esistono anche gli altri. Non essere troppo rigida e critica con te stessa e con gli altri, che siano parenti amici o sconosciuti. Non perdere la capacità di indignarti emozionarti piangere ridere. Non si può tornare indietro nella vita, ma si può sempre ricominciare e ripartire.
Io ho ancora un desiderio e una speranza da realizzare, vederti diplomata. Troppi miracoli? Forse. Ma la vita stessa, Tortellino, non è già un miracolo?
Alda Gasparini


