Un grande indimenticabile di Montalcino: Gianni Brunelli di Le Chiuse di Sotto

Ho avuto il piacere di conoscere Maria Laura Vacca vedova Brunelli al Museo della Comunità di Montalcino e del Brunello, creato nel 2003 con l’intento di tramandare arti, mestieri e vecchie tradizioni contadine, proprio mentre il

suo vicino Stefano Cinelli Colombini (che lo patrocina) le stava raccomandando di trovare un po’ di tempo per visitarlo. Ricordo di essermi commosso, perché la scomparsa di Gianni Brunelli ha rappresentato una grande perdita non solo per lei, ma anche per me, come per tutti gli appassionati di enogastronomia del mondo. L’Azienda si trova in località Podernovone, subito dopo il Museo, sul fianco meridionale che dal crinale spazia verso l’abbazia di Sant’Antimo, il complesso monastico più importante del romanico toscano. Da casa sua lo vede tutti i giorni, basta aprire le finestre. Il posto vale una visita, non è un caso che sia stato l’ultimo sogno realizzato da Laura con il marito Gianni Brunelli dopo aver già acquistato nel 1987 i 5 ettari, di cui 2 vitati e il resto a oliveto, in zona Canalicchio, nell’agro delle Chiuse che si apre sotto l’antica porta Burelli, dove in passato aveva lavorato il suocero Dino e dove ancora oggi ci sono alcune vigne piantate proprio da lui nel 1947.
Podernovone, acquistata nel 1996, comprende 10 ettari, di cui 4,5 vitati nel 1998 con il sangiovese e 0,5 con il Merlot, ed è qui che Laura è venuta ad abitare, proprio sul poggio di fronte alle vigne del Roccolo di proprietà della Fattoria dei Barbi, fra le vigne dei Fanti e di San Polino, sopra quelle del podere Salicutti. Il casolare è in pietra, mentre la vicina cantina è stata realizzata nel 2015 a basso impatto energetico e ambientale, poiché usa l’energia solare e la gravità. Per favorirne la traspirazione, è stata rivestita con il “cocciopesto”, un materiale che resta impermeabile ma è composto da frammenti di tegole e mattoni finemente frantumati con malta di calce aerea, che viene posato a strati di granulometrie differenti, battuti e bagnati più volte. Per favorirne l’isolamento termico e mantenere la massima stabilità di temperatura e umidità, è stata inoltre circondata da un corridoio sotterraneo. È Laura il motore di questa trasformazione in tutti gli aspetti progettuali, tecnici e gestionali, sempre coadiuvata da Adriano Brunelli, un cugino di Gianni, dalla famiglia e dai collaboratori per continuare il percorso deciso e condiviso con Gianni secondo una concezione di rispetto del territorio e dell’ambiente, senza usare né concimi né fitofarmaci, tanto che in queste vigne scorrazzano istrici, daini e cinghiali, nonostante il cannoncino a gas che nelle notti di fine estate cerca di difendere l’uva emettendo scoppi simili a quelli di un fucile da caccia.
Laura è sarda e mi spiace di non aver fatto in tempo a mostrarle orgoglioso la bandiera dei quattro mori che avevo in bella vista all’ingresso della casa di Podernovi in cui ho abitato per un anno e mezzo grazie all’ospitalità del dott. Cinelli, a un tiro di fionda e con le finestre orientate proprio verso la tenuta di Podernovone. A 18 anni aveva lasciato la Sardegna per studiare biologia a Siena e lì, in piazza del Campo, aveva incontrato Gianni, un giovane operaio della Ignis nato a Montalcino, che le aveva semplicemente chiesto una sigaretta. Quando ci penso, mi vengono gli occhi lucidi perché nella nostra gioventù era normale conoscersi così, senza grilli per la testa. Un po’ sfacciatelli, ma con un sogno di sinistra da realizzare, quella vera, dove la teoria conta soltanto fino a un certo punto, perché nasce anzitutto dall’umanità e dalla solidarietà, quella che Gianni ha sempre dimostrato con i compagni che andava a visitare anche in carcere a Pisa. Era un uomo genuino, amante della vita, sempre aperto a tutti, generoso, con un profondo amore per la natura e per un mondo più giusto, soprattutto per i più deboli. Simpatico, ma tosto.

Anche senza una lira in tasca, con la mamma Elvira che è sempre vissuta in cucina e la giovane Laura, nel 1977 cominciò un’avventura nella ristorazione a Siena. Ottenne infatti dai due anziani droghieri Barblan e Riacci la possibilità di aprire l’Osteria Le Logge nella centrale via del Porrione, in un palazzo storico della fine del ‘500 a una cinquantina di metri da Piazza del Campo, che diventerà presto la più celebre meta enogastronomica di intellettuali e artisti, che l’hanno pure gratificata di opere e disegni, ma che era frequentata anche da operai, teste coronate e persone famose. Una fra tutte, la sua amica Gianna Nannini, che ha fatto da testimone il 26 gennaio 2008 al suo matrimonio civile celebrato con Laura dopo trent’anni di vita e d’amore. Ogni volta che poteva, però, quando finiva il suo lavoro all’osteria tornava a Montalcino per l’olio, il vino, gli ortaggi dal sapore di una volta e, una decina d’anni dopo l’inaugurazione di quel locale era riuscito a realizzare il sogno della sua famiglia con l’acquisto della prima vigna nel podere Le Chiuse di Sotto, diventando vitivinicoltore in proprio. Non è finita qui. Nel 1996 aveva acquistato un’antica cantina sottoterra in una traversa a 40 metri dall’Osteria Le Logge, al numero 61 della strettissima via Luparello, che nel 2012 diventerà “unTUBO”, un luogo per gli aperitivi, le degustazioni di vini e di pietanze veloci con materie prime eccellenti in uno spazio dove godersi musica e arte, ma poi, nel 2001, anche un moderno sushi-bar in Piazza del Campo: “Liberamente Osteria”.
Gianni Brunelli ha dato quindi un grande contributo alla città di Siena e a quel piccolo grande ombelico del mondo che è Montalcino, perciò non posso fare a meno di ricordarlo quando bevo un vino che viene ancora oggi anche dal frutto delle sue fatiche di allora. Purtroppo, la notte del 15 novembre 2008, a soli 61 anni, Gianni se n’è andato a vivere in cielo. Un grande. In una bottiglia non c’è solo il vino. Anche in vigna, però, non c’è solo il sangiovese, ma anche mezzo ettaro di merlot. Quando andavo a funghi nel boschetto di fianco, se non dovevo cambiar zona per via delle numerose battute di caccia al cinghiale, qualche agrestino fino a San Martino me lo sono mangiato dal tralcio, prima che lo facessero i tordi. Tranquilli… il Merlot non è mai stato lì per correggere di straforo il Brunello di Montalcino, ma per l’Amor Costante, un bel rosso Toscana IGT che Gianni aveva voluto fare, all’inizio solo per gli amici, con sangiovese all’80% e merlot al 20%.
Il Brunello di Montalcino dell’azienda Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto (pure la Riserva) è un assemblaggio dei vini di sangiovese in purezza fatti con le uve provenienti da tutte le vigne aziendali che sono state vinificate e maturate separatamente fino al taglio finale prima dell’imbottigliamento. È il frutto di una benvenuta biodiversità che parte già dalla terra. Quello proveniente dalla vigna delle Chiuse di Sotto, che si trova a un’altitudine di 250 metri su suoli di tufo e argille bianche con esposizione a nord est, fornisce un vino fresco e fruttato.

Quelli provenienti dalle quattro vigne di Podernovone, che si trovano ad altitudini tra i 470 e i 510 metri su terreni a prevalenza di galestro, di medio impasto e ben drenati, hanno doti organolettiche differenziate sia per i suoli che per le esposizioni. La vigna Olmo, con presenza nel suolo anche di scisti calcareo marnose e sabbia e con suoi i filari orientati a sud, cede al vino una particolare ricchezza tannica. La vicina vigna Oliva, con suolo simile ma orientamento a sud ovest, dona sapidità e concentrazione. La vigna Gelso, la più alta, con suolo un po’ più sabbioso ed esposizione a ovest, produce un vino vigoroso dal bouquet molto ampio. La vigna Quercia, la più bassa, con presenza nel suolo anche di sabbia e di argilla bianca e con i filari orientati a nord ovest, fornisce una bella mineralità al suo vino e ne potenzia la struttura. Le viti sono coltivate a cordone speronato, il metodo più diffuso a Montalcino, con un interfilare di 2,5 metri e i ceppi molto ravvicinati lungo il filare, per una densità di circa 4.500 piante per ettaro. Non si usano erbicidi né prodotti della chimica di sintesi e le vendemmie sono fatte esclusivamente a mano, in piccole cassette, di solito tra la fine di settembre e i primi di ottobre.
La vendemmia 2010 del Brunello di Montalcino è stata valutata nel febbraio successivo dagli esperti del Consorzio con cinque stelle, cioè come un’annata eccezionale. La primavera è stata piovosa, con temperature inferiori alla media che hanno favorito subito un copioso sviluppo vegetativo, ma che a luglio hanno creato qualche difficoltà nella fase iniziale dello sviluppo degli acini dai fiori, l’allegagione, riducendo un po’ le rese di uva per ettaro. Il tempo d’estate è stato quasi sempre bello e stabile, la pioggia si è vista poco e per fortuna solo ad agosto, quando ha mitigato un po’ la calura, portando un beneficio al sangiovese che è riuscito a recuperare un’ottima maturazione dei polifenoli. Anche la fase del cambio di colore delle bucce, l’invaiatura, è iniziata con una decina di giorni di ritardo rispetto alla media. La maturazione dei grappoli ha usufruito delle condizioni meteorologiche più favorevoli, quindi ha permesso uno sviluppo armonico della maturità fenolica e zuccherina dovuto al leggero prolungamento del periodo vegetativo e al conseguente leggero ritardo delle vendemmie. In genere il Brunello di Montalcino di quest’annata ha mostrato un po’ dappertutto delle straordinarie doti organolettiche, degli eccellenti parametri di tenore alcolico e dei valori così elevati di polifenoli totali, antociani ed estratto che s’incontrano solo raramente nel sangiovese. La maturazione lenta e prolungata ha permesso al vino di Maria Laura di chiarificarsi naturalmente, lasciando la natura a fare il suo lavoro, intervenendo solo con una leggera filtrazione prima dell’imbottigliamento.
Mi sono piaciuti sia il Brunello del 2012 sia quello del 2013, leggiadri e raffinati. Ma il Brunello di Montalcino Riserva 2010 è un vino di gran razza, bella struttura e grande freschezza. Con quello di Patrizia Cencioni è sicuramente una delle migliori Riserve e come quello è ancora in fase evolutiva. Dopo una pigiatura soffice, il mosto è fermentato tra 27 e 29 °C con macerazioni da 25 a 30 giorni. Il vino è maturato in botte di rovere di Slavonia da 30-40 ettolitri fino all’imbottigliamento, nel giugno 2014. Vino di colore granato, all’attacco mostra un ventaglio di balsamo e spezie dolci, noce moscata, tabacco. Il bouquet aromatico è ampio, con note di violette di campo, prugne, piccoli frutti di bosco, ribes, lamponi, macchia mediterranea e cuoio. Al palato il vino conferma il fruttato succoso e sapido, complesso, denso, con una dolcezza e una delicatezza avvolgenti, grazie a tannini sostanziosi, ma puliti e ben levigati. Il finale è armonioso e di lunghissima persistenza.
Gianni Brunelli Azienda Agraria Le Chiuse di Sotto
località Podernovone 157, 53024 Montalcino (SI)
coordinate GPS: lat. 43.027898 N, long. 11.517812 E
tel. 0577.849337, fax 0577.846263, cell. 328.2731399
sito www.lechiusedisotto.it
e-mail laura.brunelli@giannibrunelli.it




