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Bechar 2003, bere il Fiano di Avellino e vivere senza pregiudizi

Fiano di Avellino Béchar 2003 Antonio Caggiano

Il pregiudizio è un meccanismo mentale simile a una scorciatoia che non porta da nessuna parte. La imbocchiamo convinti di accorciare le distanze, saltare faticosi apprendimenti e arrivare primi per poi trovarci di fronte a un muro, il muro della non conoscenza.
Vale nella vita, vale anche nel vino.
Bechar 2003 bevuto alla cieca: uno Chardonnay? Un Bourgogne? Ha dieci, quindi, vent’anni? Lo sentiamo e ci piace moltissimo grazie all’olfatto complesso in cui la frutta, agrumato di cedro, si fonde con note balsamiche e spezie. Al palato sapido e fresco, di grande spessore, con un ritorno di quello che si è sentito al naso amplificato da note di idrocarburi.
L’esperienza mi butta a indovinare: un More Maiorum di Mastroberardino?
No, il Bechar di Caggiano 2003. Ed ecco allora l’elenco dei pregiudizi che crolla dopo aver scoperto questa bottiglia.
Il primo, che non mi appartiene ma che è ancora molto diffuso nei luoghi comuni del consumatore medio, è che i bianchi vecchi, anche molto vecchi, non siano buoni da bere.
Il secondo, che non mi appartiene ma che è declamato dagli enofighetti, è che il legno sia incompatibile con un buon Fiano, o in genere con i bianchi.
Il terzo, mio personale, è che le piccole aziende specializzate in rosso non possano fare grandi bianchi e viceversa, soprattutto quando sono fuori zona. Ricordo che criticai Molettieri e Caggiano per la scelta di produrre Fiano di Avellino e Greco.
Il quarto, anche questo mio, è che da uve comprate è impossibile fare un buon vino. Anche qui sono stato smentito dal risultato.
Infine il quinto, che riguarda la 2003, annata caldissima, la più calda a memoria post metanolo. I fatti stanno dimostrando invece che nelle zone fredde è possibile beccare bei risultati.
Ecco allora quante cose può insegnare una semplice bevuta, spingere al protocollo più importante per un assaggiatore di vino oltre che nella vita: vivere e bere senza paraocchi fa bene a noi e a chi ci sta intorno.

www.cantinecaggiano.it

Luciano Pignataro

Laureato in Filosofia e giornalista professionista, lavora al Mattino dove da anni cura una rubrica sul vino seguendo dal 1994 il grande rilancio della viticoltura campana e meridionale. Al centro dei suoi interessi la ristorazione di qualità, la difesa dei prodotti tipici e dell'agricoltura ecocompatibile. È autore per le Edizioni dell'Ippogrifo delle uniche guide, sponsor free, sui vini della Campania e della Basilicata andate ripetutamente esaurite oltre che del fortunato Le Ricette del Cilento giunto alla terza edizione. Con la Newton Compton ha pubblicato La cucina napoletana di mare, I dolci napoletani, 101 vini da bere almeno una volta nella vita. Ha vinto il premio Veronelli come miglior giornalista italiano nel 2008. Dal 1998 collabora con la Guida ristoranti Espresso, è impegnato nella nuova guida Vini d'Italia di Slow Food. Fa parte del gruppo Garantito Igp.

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