Le DOCG delle Marche: Cònero

❂ Cònero D.O.C.G.
(Approvato D.O.C. con D.P.R. 21/7/1967 – G.U. n.210 del 22/8/1967; approvato D.O.C.G. con D.M. 1/9/2004 – G.U. n.212 del 9/9/2004; ultima modifica D.M. 24/6/2025 – G.U. n.156 dell’8/7/2025)
► zona di produzione
● in provincia di Ancona: comprende l’intero territorio comunale di Ancona, Camerano, Numana, Offagna, Sirolo e parte dei comuni di Castelfidardo e Osimo;
► base ampelografica
● rosa o rosato, rosso riserva: montepulciano min. 85%, sangiovese max. 15%. È consentito che i vigneti, con la composizione ampelografica sopra indicata siano anche idonei all’iscrizione allo schedario viticolo per la denominazione di origine controllata “Rosso Conero”;
► norme per la viticoltura
● è consentita l’irrigazione di soccorso;
● per i nuovi impianti e reimpianti la densità di allevamento non può essere inferiore a 3.330 ceppi/Ha;
● la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di 12 t/Ha e 10,50% vol. per il “rosa o rosato” e di 9 t/Ha e 12,00% vol. per il rosso “riserva”;
► norme per la vinificazione
● le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nei comuni il cui territorio entra in tutto o in parte nella zona di produzione e nelle località denominate “Barcaglione” e “Guastuglia” del comune di Falconara Marittima, in provincia di Ancona;
● è ammessa la dolcificazione secondo le norme comunitarie e nazionali;
● il vino a D.O.C.G. nella tipologia “rosa” o “rosato“, non può essere immesso al consumo prima del 1° gennaio dell’anno successivo a quello della raccolta delle uve;
● il vino a D.O.C.G. nella tipologia “riserva“, prima di essere immesso al consumo, deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno 2 anni a decorrere dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve;
► norme per l’etichettatura e il confezionamento
● nell’etichettatura e presentazione dei vini a D.O.C.G. deve figurare l’annata di produzione delle uve;
● nell’etichettatura e presentazione dei vini può essere utilizzata la menzione «vigna» ai sensi della normativa vigente;
● i vini a D.O.C.G. “Cònero” devono essere commercializzati esclusivamente in bottiglie di vetro di capacità non superiore a litri 3. L’uso di altri formati speciali in recipienti di vetro di litri 6, 9 e 12 è limitato a finalità promozionali e non commerciali;
● i sistemi di chiusura delle bottiglie sono quelli ammessi dalla legislazione vigente, con l’esclusione del tappo a corona o del tappo a strappo;
● legame con l’ambiente
A) Informazioni sulla zona geografica
◉ Fattori naturali rilevanti per il legame
Il riferimento geografico è il promontorio del monte Conero che si erge sul mare Adriatico e le colline che discendono dallo stesso verso l’entroterra. Interessa sette comuni della Provincia di Ancona.
Il territorio, delimitato per la produzione del vino Conero, è un lembo di terra che si inoltra nel mare a est e a ovest seguono le colline retrostanti il rilievo montuoso del Conero caratterizzate da una morfologia dolce e omogenea, ove insistono i vigneti formati da vitigni, anche non autoctoni ma che hanno eletto questa parte delle colline del Monte Conero come habitat degli stessi grazie alla formazione di clima temperato ed ai terreni che nelle diverse geopedologie contribuiscono ad esaltare le potenzialità dei vitigni stessi che dimostrano di esser parte della viticoltura del territorio.
Geologicamente i due territori sono costituiti da rocce calcaree e cretacee quali strutture geologiche specifiche della parte orientale dell’Appennino marchigiano.
La peculiarità geologica del territorio è rappresentata dal fatto che tali terreni riaffiorano lungo la linea di costa dopo che una fascia intermedia di terreni argillosi e sabbiosi determina il paesaggio pedologico e agrario delle Marche.
L’orografia del territorio presenta un paesaggio collinare con rilievi dolci ed altezze medie intorno ai m. 200 s.l.m. modellato dall’azione delle acque superficiali con affioramenti pelitico-arenacei e marnosi di età mio-pliocenica.
Il clima è mediterraneo con umidità estiva limitata.
Le temperature medie mensili hanno minimi in gennaio e massimi in luglio-agosto con valori rispettivi di 1-2-C° e 26-28 C°.
I mesi più piovosi per la parte collinare del territorio sono settembre – ottobre. La piovosità media annua è di 775 mm.
L’altimetria dell’area investita a vigneto dà una percentuale del 70% tra m. 20 e m. 140 s.l.m. con una presenza dell’1% a m. 550 s.l.m..
La pendenza dei terreni dà una percentuale media tra il 2 e il 25% per circa l’80% della superficie vitata.
L’esposizione dominante dei terreni è sud-ovest per l’80%, la più adatta per la coltura viticola di quel luogo.
L’esposizione a est per ovvi motivi geografici è trascurabile.
◉ Fattori umani rilevanti per il legame
L’area anconetana è stata influenzata dai Dori e dalla civiltà dorica, in quanto fondarono la città di Ancona. E proprio i coloni greci 10 secoli a.C. hanno lasciato tracce sicure di viticoltura e di vinificazione. Altrettanto si può dire per gli Etruschi ai quali si possono attribuire le prime nozioni tecniche di coltivazione della vite e di elaborazione enologica, che si diffusero anche nel territorio marchigiano dov’erano installati i Piceni.
Che i Piceni conoscessero l’uva e il vino è dimostrato dal ritrovamento archeologico di circa 200 vinaccioli di Vitis Vinifera in una tomba in quel di Matelica del VII sec. a.c.. L’influenza di Roma consentì a Plinio di descrivere un centinaio di varietà di viti coltivate nell’area Picena al suo tempo e di dire “sul mare Adriatico si può citare, fra gli altri, il vino “Pretoriano” prodotto nella zona di Ancona”. E, ancora, Apicio Marco Gavio, personaggio romano di arte culinaria, ricorda un vino “anconetanum”, rosso e piuttosto corposo.
La presenza nel territorio di numerose aziende agricole con una lunga tradizione vitivinicola e le residenze storiche costruite negli scorsi secoli, destinando il piano terra alla trasformazione vinicola, hanno permesso la produzione di vini rossi che hanno affrontato il mercato con notevoli successi anche nelle competizioni di alto livello.
Produttori illuminati e cantine, anche di interesse architettonico, diedero avvio alla denominazione di origine con il rinnovo e l’espansione dei vigneti negli anni ’60 confermando al vitigno Montepulciano la massima espressione del legame tra uve, vino e territorio e che qui esalta le sue migliori caratteristiche.
La base ampelografica è riassunta nel vitigno Montepulciano (min 85%) in quanto è adatto all’invecchiamento e migliora gli uvaggi con altri vitigni consentendo di ottenere profumi che ricordano il gusto “bordolese” richiesto dal mercato.
Vitigno italico a bacca nera, un tempo confuso con Sangiovese grosso e Brunello, presenta una sua identità.
Predilige ambienti caldo asciutti ed esposizioni soleggiate, come offre il territorio delimitato, per garantire una buona e regolare maturazione dell’uva. Viene allevato con forme in parete e si adatta alla potatura corta.
Inoltre, germoglia tardivamente e ciò consente ad esso di sfuggire ai danni che le gelate primaverili possono arrecare alla vite. È anche una varietà poco soggetta alla muffa grigia.
L’insieme delle caratteristiche varietali e le condizioni pedoclimatiche consentono a quest’area vitata, protetta dai venti freddi provenienti da nord e dallo stesso Conero, m. 572 s.l.m., di produrre uve sane, mature e di alto contenuto zuccherino.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
Il prodotto vino Conero è secco, sapido, giustamente tannico e di corpo. La maturazione in legno ne migliora la morbidezza, crea maggiore equilibrio ed affinamento della nota olfattiva. Ciò deriva, sicuramente dalla pedologia con terreni grossolani e spesso aridi e dal clima, dalla forma di impianto e di allevamento che da sempre è alquanto simile, per un alto numero di ceppi per ettaro, che ricorda la viticoltura del passato tesa a risparmiare terreno da coltivare con altre colture e a contenere la produzione.
Sicuramente la vicinanza al mare della denominazione «Conero» è un fattore molto importante. Per questo, fin dagli anni ’70, alcuni produttori della zona del Conero hanno iniziato a produrre il rosato.
Alcuni di questi produttori, ed in particolare la Fattoria Le Terrazze, Casa Vinicola Garolfi e Azienda Agricola Moroder, si impegnarono a partire da quegli anni a produrre un rosato di alta qualità da uve Montepulciano con tecniche enologiche avanzate.
Occorre, infine, ricordare anche che tutta l’area del Conero fa parte del Parco del Conero che contribuisce all’ottenimento di produzioni maggiormente rispettose dell’ambiente e della naturalità.
Detto ambiente, in passato, produceva cacciagione e ciò è stato anche un legame con detto vino, molto adatto a tali tipi di cibo, determinandone il suo consumo.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
La particolare geologia del territorio e la lontana origine della storia vitivinicola dell’area anconetana hanno permesso che la vigna fosse estesa in questi sette comuni fin dai tempi remoti e il vino rosso prodotto fosse conosciuto di qualità superiore.
Nelle basse pendici bianche (calcaree) ed assolate del monte e, verso terra, a riparo dai venti marini, per ampie distese, la vite trova le più favorevoli condizioni per produrre uve zuccherine e profumate del vitigno Montepulciano.


