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Le DOC della Lombardia: Casteggio

Le Doc della Lombardia: Casteggio


❂ Casteggio D.O.C.
(Approvato con D.M. 3/8/2010 – G.U. n.194 del 20/8/2010; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)


zona di produzione
in provincia di Pavia: comprende la fascia vitivinicola collinare del Comune di Casteggio, nonché dei comuni confinanti di Borgo Priolo, Calvignano, Corvino San Quirico, Montebello della Battaglia, Oliva Gessi e Torrazza Coste;


base ampelografica
anche riserva: barbera min. 65%, croatina, uva rara, ughetta (vespolina) e pinot nero, congiuntamente o disgiuntamente max. 35%;


norme per la viticoltura
per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 4.000, per i vigneti con il vitigno croatina la densità di ceppi per ettaro non può essere inferiore a 3.200;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico minimo naturale devono essere di 8,5 t/Ha e di 12,50% vol.;
le uve destinate alla produzione del vino rosso “Casteggio” devono essere raccolte manualmente;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, di affinamento e di invecchiamento obbligatorio devono essere effettuate nella zona di produzione. È consentito, inoltre, che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio della provincia di Pavia, nonché nelle frazioni di Vicobarone e Casa Bella nel comune di Ziano Piacentino in provincia di Piacenza;
il vino deve essere sottoposto a un periodo di affinamento obbligatorio complessivo di almeno 24 mesi a partire dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve, di cui almeno 12 mesi di invecchiamento obbligatorio in botti di rovere di qualsiasi capacità ed almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione;
è ammessa la colmatura con uguale vino conservato in altri recipienti per non più del 5% del totale del volume in corso di invecchiamento obbligatorio. Il “Casteggio” sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a 3 anni, a partire dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, può portare come specificazione aggiuntiva la dizione “Riserva“;


norme per l’etichettatura e il confezionamento
nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata “Casteggio” può essere utilizzata la menzione “vigna” a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che tale menzione venga riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell’apposito elenco regionale ai sensi dell’art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010;
sulle bottiglie o altri recipienti contenenti il vino a denominazione di origine controllata “Casteggio”, è obbligatoria l’indicazione dell’annata di produzione delle uve;
per l’immissione al consumo del vino rosso “Casteggio” sono ammessi soltanto i recipienti in vetro della capacità di litri: 0,375-0,750-1,500-3,000. La chiusura di tali recipienti deve essere effettuata soltanto con tappo di sughero monopezzo della lunghezza minima di mm 50. La sola bottiglia ammessa è la “bordolese” classica, con vetro di colore verde scuro;


legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
L’area della DOC “Casteggio” si inserisce all’interno della più vasta area dell’Oltrepò Pavese.
L’Oltrepò Pavese occupa una fascia collinare appartenente all’Appennino disposto tra Piemonte ed Emilia Romagna. Tale zona collinare si affaccia a nord sulla pianura Padana, mentre verso sud è sormontata dai rilievi appenninici montani che la separano dal mar Ligure. A segnarla sono solchi vallivi con prevalente orientamento da sud verso nord.
Limitata alla prima collina, l’area occupa una zona che interessa 7 comuni: Casteggio, Montebello della Battaglia, Torrazza Coste, Borgo Priolo, Calvignano, Corvino San Quirico e Oliva Gessi.
◈ Analisi paesaggistica
Sono compresi nell’area della DOC “Casteggio” quei terreni già inclusi nella DOC “Oltrepò Pavese”, sono quindi escluse le zone non vocate (pianura e fondovalle). Geograficamente l’area comprende la collina di San Biagio che sovrasta l’abitato di Casteggio e i versanti dei rilievi collinari facenti capo ai comuni limitrofi e rivolti verso l’abitato stesso di Casteggio.
Le delimitazioni orografiche sono individuabili con la Pianura Padana a nord, lo spartiacque che attraversa l’abitato di Torrazza Coste ad ovest, le prime pendici del rilievo collinare Monte del Ronco di Borgo Priolo, il torrente Coppa e lo spartiacque verso l’abitato di Calvignano a sud e lo spartiacque che attraversa l’abitato di Corvino San Quirico a est.
Dalla lettura della Carta geologica si possono individuare diverse aree principali.
Quella preponderante interessa i suoli nei comuni di Montebello della Battaglia, Torrazza Coste e buona parte del comune di Casteggio fino a Mairano. L’origine geologica di queste terre è continentale e risale al Pleistocene (Quaternario o Neozoico), definita come fluviale antico, con alluvioni ghiaiose, sabbiose e siltoso-argillose (alluvioni di terrazzi alti), fortemente alterate, con prodotti di alterazione di colore rossastro.
Ai lati meridionale e orientale fanno cornice aree geologiche più antiche (Terziario o Cenozoico) di origine marina, risalenti:
– al Miocene (Borgo Priolo, Calvignano e Oliva Gessi) comprendenti formazioni di Variano con marne argillose alternate a strati e banchi di sabbia e straterelli arenacei;
– al Pliocene (Corvino S. Quirico) comprendenti le Formazioni di Corvino S. Quirico, Argille di Lugagnano, argille marnose, siltoso-sabbiose talvolta grigio-azzurre.
Peculiare la presenza di una ristretta area pedecollinare nel comune di Casteggio denominata “Formazione della Fontana di Annibale” situata proprio in corrispondenza della omonima risorgiva.
Tale formazione ha origine continentale, è risalente al Pliocene forse superiore (Terziario o Cenozoico) ed è formata da arenaria con strutture da concrezione, abbondante macrofauna, legni e strobili calcificati.
Dalla Carta dei Pedopaesaggi della Lombardia in scala 1:250.000 (Brenna, D’Alessio, Rasio, 2001) si deduce che la zona del “Casteggio” si estende principalmente sui seguenti tipi di pedopaesaggio:
Unità 62: bassa e media collina pavese; fitoclima: Fagetum e Castanetum – Temperature sup. 10° C – Piogge 700-800 mm/anno; morfologia e geomorfologia: zone collinari tra 100 e 600 m, a gradiente medio e drenaggio sub parallelo SE-NO, N-S e NE-SO – frequenti frane attive e grandi aree di frana stabilizzate; geologia: calcari, marne e arenarie calcaree prevalenti, con argille, conglomerati e gessi.
Unità 61: terrazzi antichi del margine appenninico; fitoclima: Castanetum – Temperature sup. 10° C – Piogge 750-800 mm/anno; morfologia e geomorfologia: terrazzi elevati sulla pianura e fondovalli olocenici terrazzati dei torrenti principali; geologia: sabbie limose, sabbie limoso ghiaiose e limi sabbiosi con ghiaia.
Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere i vini a Denominazione di Origine “Casteggio”.
Casteggio è l’antico Clastidium, castro romano ricordato per la sua importanza strategica e logistica e per essere stato teatro di vittoriose battaglie dei Romani sugli Insubri e sui Galli nel II secolo a.C.
Molti ritrovamenti di antichi e preziosi cimeli, nell’agro di Casteggio, attestano la notevole importanza del Borgo nel periodo repubblicano ed imperiale di Roma.
La coltivazione della vite nella zona collinare ha caratterizzato l’economia agricola da sempre. Testi del Columella e di Plinio il Vecchio descrivono la zona collinare come “coperta di ubertosissimi vigneti” ed a prova della ricchezza di tale zona testimoniano, come affermava Strabone nella sua Descrizione d’Italia, “le botti fatte di legno e più grosse delle case”.
Nel corso dei decenni la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio, tanto che la tipologia di vino “Rosso” (da cui nasce il “Casteggio”) è stata inserita nella DOC “Oltrepò Pavese” sin dalla nascita, avvenuta con DPR del 6 agosto 1970.
L’incidenza dei fattori umani nel corso della storia è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del presente disciplinare di produzione:
● la base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione dei vini in questione sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, Barbera in primis, quindi Croatina, Vespolina, Uva rara e Pinot nero;
● le forme di allevamento, i sesti d’impianto ed i sistemi di potatura, anche per i nuovi impianti: sono quelli tradizionali e permettono la migliore e più razionale disposizione delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata e bene esposta superficie fogliare e di contenere le rese di produzione entro i limiti fissati dal presente disciplinare;
● Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in rosso di vini tranquilli anche nella tipologia riserva.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La DOC “Casteggio” è riferita a un’unica tipologia di vino, un rosso fermo, anche nella versione riserva. Dal punto di vista analitico e organolettico presenta caratteristiche molto evidenti e peculiari che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
I vini “Casteggio” e “Casteggio Riserva” sono rosso rubino intenso, talvolta con riflessi violacei e tendenti al granato con l’invecchiamento; al naso sono intensi, eterei, delicati e complessi: si percepiscono fragranze di frutti rossi (marasca), viola e spezie; in bocca si presentano secchi, armonici e di grandi corpo e struttura, con una buona acidità e una medio-lunga persistenza.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Le condizioni microambientali, geologiche e non ultime quelle storiche mettono il territorio dell’Oltrepò Pavese, tagliato a metà dal 45° parallelo, e in particolare quello dei comuni della DOC “Casteggio”, fra le zone del mondo più vocate per la produzione di vini rossi da invecchiamento.
L’area della DOC Casteggio è compresa all’interno della zona più vasta della DOC Oltrepò Pavese: ha un perimetro di 29.000 metri circa ed un fronte settentrionale di 6.900 metri di lunghezza rappresentato dal confine con la Via Emilia (SS 10). L’altimetria è quella della prima collina, con un minimo di poco superiore agli 80 metri s.l.m. e un massimo di 431 metri s.l.m. rappresentato dalla vetta del Monte Ceresino; la quasi totalità dei vigneti è situata al di sotto dei 300 metri s.l.m. La superficie complessiva a vigneto è pari a 1.778 ha.
I vitigni coinvolti in questa DOC sono quelli della tradizione viticolo-enologica dell’Oltrepò e precedentemente alla nascita della DOC “Casteggio”, rientravano nella tipologia “Oltrepò Pavese Rosso”. Sono però state modificate le percentuali dell’uvaggio per dare maggior spazio al vitigno Barbera in ossequio alla tradizione. Infatti, a differenza dell’Oltrepò orientale, la tendenza di questa zona era di mantenere più elevata la percentuale di Barbera rispetto agli altri vitigni.
L’area individuata e circoscritta come alveo della DOC “Casteggio” è sufficientemente compatta, omogenea e vocata per rappresentare una Denominazione d’Origine Controllata; in particolare denota la possibilità di sviluppare eccellenze nel caso di vini rossi tranquilli, anche da lungo invecchiamento.
L’area destinata alla DOC “Casteggio” interessa quelle terre a vocazione viticola che, storicamente gravitavano intorno al bacino di produzione, vinificazione e commercializzazione del mercato di Casteggio. Se l’Oltrepò Pavese è da sempre un territorio di elezione per la viticoltura, il territorio di Casteggio è da sempre caratterizzato da una forte vocazione vitivinicola.
In particolare sotto il marchio Casteggio veniva storicamente prodotto e imbottigliato un vino rosso fermo, originato da uve autoctone con prevalenza di Barbera, dalle spiccate caratteristiche di pregio e serbevolezza, espressione di un ambiente, di un territorio e di un assetto sociale capace di impiegare tale vino sia come motore economico che come traino commerciale.
La vocazione vitivinicola dell’area casteggiana trova radici nel contesto di un passo di Polibio (da: Le storie. III) il quale, trattando del territorio dei liguri accenna all’abbondanza del grano, dell’orzo e del vino che equipara, quanto a costo, all’orzo stesso.
La produzione del “Casteggiano” è sempre stata rinomata anche in epoche remote, tanto che il Giulietti così ne riferisce da documenti del 1523 relativi alla storia di Casteggio: “… ma anche il vino era assai pregiato, perché veniva tenuto in conto la buona coltivazione della vite. Casteggio inviava ogni anno al feudatario di Milano una bonza di 12 brente di vino!”. E poi ancora Davide Zanardi nella Monografia Vitivinicola dell’Oltrepò Pavese: “Mairano, Monbrione, Castelfelice, Ginestrina, Frecciarossa, sono queste fra le località di Casteggio più degne di nota per l’ottima produzione di vini fini. Dalle uve maturate nella zona di Mairano si ottengono ottimi rossi, con 12,5 – 13% di alcol e acidità totale leggermente alta alla vendemmia, che però scende rapidamente nell’inverno fino a 6-6,5%. L’estratto secco è sui 23/24%. Il colore è rosso rubino, in generale molto intenso. Dalle uve della zona Mombrione, si ottengono vini pure simili a quelli di Mairano, ma con gradazione alcolica leggermente inferiore; nell’invecchiamento acquistano un profumo molto delicato e un sapore del tutto particolare. Dalle uve della zona Castelfelice si ottengono vini simili a quelli di Mairano, ma con gusto più armonico e pastoso e risultano più pieni in bocca. Dalle uve maturate nella zona di Ginestrina e Frecciarossa, si ottengono vini altamente pregiati e adattissimi all’invecchiamento”.
La tesi che vuole la Vitis vinifera di provenienza asiatica trova un avversario in Carlo Giulietti, che nel 1876, in una sua comunicazione alla redazione del giornale del “Comizio Agrario Vogherese”, parla del ritrovamento di una vite fossile nei dintorni di Casteggio.
Prove tangibili dell’attività vitivinicola in zona durante l’occupazione romana dell’agro Casteggiano nel 222 a.C., si rilevano grazie ai reperti rinvenuti nel 1872 in occasione degli scavi per la fondazione della casa Cerutti di viale Giulietti, tra i quali un’anfora ancora intera piuttosto grossa, alla quale ne viene affiancata una media, a un solo manico, di forma molto slanciata, che venne ritrovata… scavando nella cantina di casa Sciaccaluga nell’attuale piazza Dante (da: Notizie Storiche. II. Avanzi di antichità o notizie archeologiche e relative deduzioni storiche, Voghera,
1893). Quale tipologia di vino abbiano contenuto quelle anfore non ci è dato sapere. Solo con il Medioevo alto e con l’emanazione nel 1270 al contado pavese, comprendente Casteggio, degli Statuti Comunali, rileviamo in essi il “vinum nostranum Lomelline et Ultrapadum”, ricavato da “vites nostranæ” e “vites vermiliæ” (da: L. De Angelis – Cappabianca, I beni del Monasterodi S. Maria Teodote di Pavia nel territorio circostante Voghera e Zenevredo (Pavia) dalle origini al 1346. Ricerche di storia agraria Medievale, Alessandria 1982).
Un quadro generale sulle produzioni che si affermano nel casteggiano, si rileva nel 1896 dall’opera: “Notizie e studi sui vini ed uve d’Italia”, a cura del Ministero dell’Agricoltura. “Sulle amenissime colline di Casteggio, trovansi i vitigni migliori fra le uve rosse: Barbera, Croatina, Bonarda, Dolcetto, Lambrusca, Grignolino, Neretto e Ughetta; fra le uve bianche: Malvasia, Trebbiano, Cortese e Moscato. I vini in genere sono discreti, morbidi e pastosi, si esitano e si consumano entro l’anno” (da: D. Zanardi. Monografia vitivinicola dell’Oltrepò Pavese, Milano, 1958).
Casteggio nell’immediato dopoguerra è un paese prettamente vitivinicolo. La CSC, Cantina Sociale omonima, e produttori blasonati quali Angelo Ballabio, Fernando Bussolera, Giorgio Odero, Giulio Venco, Giuseppe Cavazzana, Giovanni Bianchi e altri, sono a rappresentanza di una zona “Casteggiana” importante e blasonata, riconosciuta a livello nazionale.
Angelo Ballabio e il figlio Giovanni, titolari dell’azienda omonima, denominano il loro vino rosso da invecchiamento più importante “Clastidium”. L’etichetta recita: Clastidium. Vino rosso riserva.
Grande peso enologico ha poi la Cantina Sociale di Casteggio, fondata nel 1907 per vinificare e commercializzare autonomamente la produzione dei soci. In quei tempi Barbera e Croatina sono la base importante per il vino rosso. Nell’archivio della Cantina sono state trovate etichette che dimostrano come il vino rosso in quei tempi venisse chiamato Casteggio. Importante anche un riconoscimento dal “Concorso Enologico Italia Settentrionale” rilasciato ad Acqui nel 1954, dove si attesta una medaglia di bronzo, alla Cantina Sociale di Casteggio per il vino “Casteggio” millesimo 1952, quindi invecchiato.
Nello stesso periodo, a valorizzare Casteggio, quale polo produttivo catalizzatore di una zona più vasta, partecipano anche i comuni di Montebello della Battaglia, Torrazza Coste, Borgo Priolo, Calvignano, Corvino San Quirico e Oliva Gessi. Aziende di questi comuni come Costaiola, Mazzolino e Marzuola, ancora prima della nascita della DOC, scrivono in etichetta “Casteggio”.
Casteggio è da oltre un secolo il vero centro di produzione di un vino rosso ottenuto da vitigni di Barbera in percentuale maggiore, quindi Croatina e Uva rara.
I vini prodotti nella zona denominata “Casteggio”, presentano grandi similitudini in termini morfologia del terreno e microclima, ma anche storia, tradizione e mentalità produttiva, percentuali d’uso dei vitigni, sistemi di allevamento e rese per ettaro, nonché stile di vinificazione, invecchiamento e relativo affinamento.
Nel 2010, con decreto ministeriale del 3 agosto, tutto questo è stato tradotto in un disciplinare di produzione: grazie alla sua indiscussa tradizione storica, la DOC “Casteggio” è stata svincolata dalla DOC “Oltrepò Pavese”, all’interno della quale si trovava come di tipologia “Rosso”, sin dalla nascita avvenuta nel 1970.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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