I Racconti di Alda: “Amici?”

Ogni volta che sentivo il suono del campanello di casa sussultavo chiedendomi: “E adesso, chi può essere? Le mie due amiche più intime hanno le chiavi e così mia sorella e la donna delle pulizie. Alzarmi dalla poltrona e arrivare alla porta non è un’impresa semplice. Non che ci siano molti passi da fare dalla mia stanza alla porta di casa, ma dopo l’incidente, il busto di ferro e le raccomandazioni dell’ortopedico per cui ogni movimento del mio corpo deve essere ponderato e studiato nei minimi particolari, sono diventata lenta e anche un po’ timorosa. Ed ecco che il suono si ripete, questa volta un po’ più deciso, impaziente. Conosco una persona così, tipo… voglio tutto e subito… ma sono certa che non possa essere “quella” persona.
“Arrivo” urlo “sono sola”. M’incammino lentamente, a piccoli passi, pensando che sono stata proprio imprudente a dare quella informazione. E se a suonare fosse qualcuno con pessime intenzioni? Sola e infortunata. E brava tonta… Intanto arrivo alla porta.
“Chi è? chiedo. cercando di non manifestare i miei timori attraverso una voce malferma.
“Sono io Emma, puoi aprirmi?”.
“Un attimo”. Tipico di lui presentarsi senza avvertire, senza una telefonata, un messaggio così, tanto per chiedere, per sapere per… Invece dovevo aspettarmelo. Prima di questa sua visita a sorpresa, c’erano già state diverse telefonate tra noi, lui mi aveva chiamata subito dopo l’incidente come se tra noi fosse tutto normale, ma posso capirlo. Non si trattava di una cosa leggera: diverse fratture, soprattutto una alla schiena, il trauma, quindi era naturale che mi chiamasse e ammetto che mi aveva fatto piacere. Del resto tutti i colleghi della redazione mi avevano telefonato per avere notizie. Potevamo anche noi due tornare ad essere amici, no? Forse, con il tempo.
Lo invito a entrare facendo intanto un rapido esame su quello che doveva essere il mio aspetto: capelli, un disastro, faccia più pallida del solito, non un filo di trucco e poi… pigiama e vestaglia dal momento che vestirmi ogni giorno con quel terribile busto di ferro che ancora non avevo imparato bene a indossare era una fatica che cercavo di risparmiarmi.

Ed ecco che lui mi dice: “Ciao, ti trovo bene, nonostante tutto quello che ti è capitato”. E c’è una nota tenera nella sua voce.
Bugiardo, penso, del resto lui è un vero specialista” nel campo del mentire, ma subito dopo penso anche a quante altre volte, nel corso dei nostri dieci anni, gli sarà capitato di vedermi con questo aspetto. Intanto si è già infilato nella mia camera da letto, mi guida verso la poltrona più comoda – schienale rigido, braccioli, eccetera… – poi all’improvviso mi abbraccia e mi stampa due baci sulle guance. “Quel bastardo” dice, tu a un passo dalla tua macchina e lui che ti investe con la sua.
L’ultima volta che ci siamo visti mi hai detto chiaramente che era tutto finito tra noi e che forse, con il tempo, avremmo potuto tornare ad essere amici com’era prima che tutto cambiasse, ossia prima di renderci conto che l’amicizia si era trasformata in amore. Due amici che, per esigenze di lavoro, non possono evitare d’incontrarsi e quindi ti ho accontentata, quelli che ti ho appena dato erano i baci di un amico in ansia per te. Niente più rancori tra noi, accuse reciproche, risentimenti e… del resto sei stata tu a voler rompere, a lasciarmi, a non amarmi più a…“.
Lo interrompo con un gesto della mano. “Ma che cosa stai dicendo?” Vero, verissimo, ero stata io a dirgli che la nostra storia finiva lì, che era assurdo portare avanti qualcosa che non esisteva più e che era diventata insofferenza, fatica e dolore. Sì, dolore, almeno per me ed era stato proprio lui a spingermi verso quell’amara ma inevitabile decisione, con i suoi modi di trattarmi, negli ultimi tempi, modi spesso offensivi, telefonate e appuntamenti mancati, parole e comportamenti che mi spingevano a pensare che ci fosse in corso un importante riavvicinamento tra lui e la moglie. E allora va bene così, tanti saluti e auguri. Dieci anni di un gigantesco inganno. Che fosse sposato lo sapevo già da quando eravamo soltanto colleghi e amici, che la moglie aveva un carattere difficile da sopportare, che era spesso malata, ossessiva e che tra loro non c’erano più rapporti intimi, ma che lui non avrebbe mai potuto lasciarla. Lo sapevo così come sapevo che spesso, tutte quelle affermazioni erano scuse che la maggior parte degli uomini sposati raccontano quando vogliono conquistare un’altra donna.
“Non mi risulta che tu abbia detto una parola o fatto un gesto per trattenermi anzi, sembravi molto sollevato”. Eh no, questo proprio no, di nuovo spiegazioni, accuse, discussioni, pentimenti…Mi rendo conto, solo in questo momento, che è rimasto in piedi e che da quando è entrato e mi ha aiutato a sistemarmi sulla poltrona, non ha fatto altro che andare avanti e indietro per la stanza. Amici?
Mi sembra che anche lui abbia il mio stesso pensiero. Si siede, mi prende una mano, la tiene tra le sue, l’accarezza…
“I nostri dieci anni non sono stati un inganno, non devi pensarlo, nemmeno per un attimo. Mai. Noi ci siamo molto amati, nonostante tutte le difficoltà e le inevitabili incomprensioni. Va bene, saremo soltanto amici. Tu tornerai presto al giornale, in redazione sentiamo tutti la tua mancanza, anche professionalmente, e ti aspettiamo”. Libera la mia mano ancora tra le sue. Perché non l’ho fatto io subito? Sembrava così naturale, così…bello. Si alza.
“Mi sembri stanca, posso tornare un’altra volta?” chiede all’improvviso “Come amico, certo.”. Come suona strana quella parola sulle sue labbra, infatti subito dopo si butta sui ricordi, un’arma spesso vincente: Ti ricordi quella volta sul lago di Como? Una breve gita rubata al tempo dei controlli e quella volta a Nizza con i colleghi. Noi come due ragazzi a inventare scuse e stratagemmi per rimanere soli, per ritrovarci la notte in una delle nostre camere e poi… Quella trattoria dal tetto rosso. Il vino, le bistecche di Arezzo, l’illusione di essere liberi e ancora e sempre innamorati. Il mare di Fregene, quella musica, ricordi? La canzone di Venditti “Amici mai” e poi questa camera.
Lo interrompo. “Certo che ricordo, quella era la parte bella, ma poi tu ti sei ammalato, si è ammalata anche tua moglie, non venivi più in redazione e nemmeno mi telefonavi, era tutto cambiato, tu eri cambiato…
Non mi lascia finire. Si china su di me e mi bacia sulle labbra.
Lo respingo, con garbo, e intanto penso. Amici? Già, il mare di Fregene, la canzone di Venditti. Amici mai, questa camera…
“Posso tornare a trovarti? chiede ancora una volta.
Alda Gasparini



