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Le DOC della Lombardia: Oltrepò Pavese Pinot Grigio

Le Doc della Lombardia: Pinot Grigio dell'Oltrepò Pavese


❂ Oltrepò Pavese Pinot Grigio D.O.C.
(Approvata come tipologia della DOC “Oltrepò Pavese” con D.P.R. 6/8/1970 – G.U. n.273 del 27/10/1970; approvato DOC con D.M. 3/8/2010 – G.U. n.193 del 19/8/2010; ultima modifica D.M. 7/3/2014, pubblicato sul Sito ufficiale del Mipaaf, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP)


zona di produzione
in provincia di Pavia: comprende la fascia vitivinicola collinare dell’Oltrepò Pavese per gli interi territori dei comuni di Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e parte dei territori dei comuni di Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella e Torricella Verzate;


base ampelografica
anche frizzante: pinot grigio min. 85%, pinot nero e altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, congiuntamente o disgiuntamente, max. 15%;


norme per la viticoltura
per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 4.000;
è consentita l’irrigazione di soccorso;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di di 15 t/Ha e 10,5% vol.;


norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nella zona di produzione. Tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio della provincia di Pavia, nonché nelle frazioni di Vicobarone e Casa Bella nel comune di Ziano Piacentino in provincia di Piacenza;
è ammessa la vinificazione congiunta o disgiunta delle uve che concorrono alla denominazione “Oltrepò Pavese Pinot Grigio”. Nel caso della vinificazione disgiunta il coacervo dei vini, facenti parte della medesima partita, deve avvenire nella cantina del vinificatore entro il periodo di completo affinamento e comunque prima della richiesta della certificazione della relativa partita prevista dalla vigente normativa, o prima della eventuale commercializzazione, all’interno della zona precedentemente indicata, come vino atto a “Oltrepò Pavese Pinot Grigio”;


norme per l’etichettatura
sulle bottiglie o altri recipienti contenenti vini “Oltrepò Pavese Pinto Grigio” deve essere riportata l’indicazione dell’annata di produzione delle uve. Tale indicazione è facoltativa per la tipologia frizzante


legame con l’ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica
Fattori naturali rilevanti per il legame
L’area di produzione del vino a DOC “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” si colloca all’interno del bacino padano, delimitato dalle catene alpina ed appenninica e con una apertura principale verso est; in particolare la fascia collinare pavese si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge verso l’Emilia. L’area è caratterizzata da solchi vallivi con direzione prevalente da sud verso nord.
Analisi pedopaesaggistica
L’Oltrepò Pavese, in larga misura, presenta un’orografia preappenninica. Il paesaggio è quello preappenninico con fenomeni di dissesto franoso e grandi aree di erosione in cui affiorano formazioni costituite da marne, calcari arenacei, galestri e gessi.
I terreni collinari, nei quali si trova la maggior parte della superficie coltivata a vite dell’Oltrepò Pavese, appartengono al Cenozoico e si presentano in fasce assai svariate. Quelli del Pliocene si limitano a pochi conglomerati che affiorano tra le marne sabbiose nei dintorni di Montebello della Battaglia, Torrazza Coste, Casteggio e in alcune zone più orientali (Montù Beccaria). Le formazioni mioceniche sono più complesse e importanti, presentano cinque piani diversi per un’estensione di oltre 16.000 ettari compresi nelle colline e nelle prime montagne. Il piano più recente è dato dal Messiniano, caratterizzato da marne gialle chiare, con lenti calcaree in una continuità molto precisa.
Appartengono a questa formazione i terreni di Montù Beccaria, Rovescala, Montescano, Castana, Canneto Pavese, Pietra de’ Giorgi, Cigognola, Redavalle, Santa Giuletta, Torricella Verzate e in piccola parte i territori dei comuni di Corvino S. Quirico, Casteggio, Torrazza Coste, Codevilla e Godiasco. Le zone intorno a Montalto Pavese, Calvignano, Rocca Susella e Godiasco fanno parte del Langhiano, costituito da uno strato massiccio di marne, depositatesi in un mare assai profondo. I terreni si presentano in prevalenza sotto forma di marne bianco-azzurrognole, talvolta giallastre, in strati di spessore vario, alternate talora con strati arenacei o calcarei. Il passaggio all’Oligocene avviene per gradazioni insensibili attraverso un complesso di strati arenacei, scistosi, ma prevalentemente marnosi formanti l’Aquitaniano, che ha notevoli estensioni nei dintorni di Rocca Susella, Borgo Priolo e Calvignano. L’Oligocene, che forma un periodo di transizione fra Eocene e Miocene, non ha limiti ben definiti: si estende per circa 13.000 ettari su un vasto territorio di collina e si rinviene specialmente a Rocca de’ Giorgi, a Montecalvo Versiggia, a Ruino e a Varzi. Le formazioni eoceniche dell’Oltrepò si limitano a una prima vasta area di terreni costituiti da argille scagliose, da galestri, con affioramenti ofiolitici, misti a gabbri e da uno strato sovrastante di calcare marnoso. Gli scisti galestrini e le argille scagliose si estendono su circa 19.000 ettari coprendo estese superfici dell’alta collina. Il piano più recente dell’Eocene, formato in prevalenza dal calcare marnoso, comprende 16.000 ettari ricchissimi di calcare e i terreni del triangolo di media e bassa collina con vertici a Mornico Losana, San Damiano al Colle e Casa Calatroni.
Geologicamente i terreni dell’Oltrepò presentano una grande varietà, mentre dal punto di vista agronomico le differenze sono meno sensibili. Le zone viticole con caratteristiche litologiche omogenee sono:
• Depositi alluvionali terrazzati: si sviluppano principalmente lungo la fascia pedecollinare dal confine con il Piemonte fino a Verzate e da Broni al confine con la provincia di Piacenza, inserendosi lungo l’alveo dei principali corsi d’acqua. Questi depositi formano i primi dolci rilievi costituendo il raccordo tra la pianura e l’area collinare. Si tratta di depositi elastici incoerenti a granulometria eterogenea, generalmente ricoperti da una coltre di alterazione di varia potenza e colore.
• Alternanze eterogenee di conglomerati, arenarie, siltiti e argille: unità che raggruppa tutte quelle formazioni caratterizzate da una estrema variabilità litologica di cui è difficile la suddivisione in litofacies. È costituita da arenaria, brecce, calcari, calcari cariati, marne, conglomerati gessiferi, conglomerati e argille, che generalmente costituiscono corpi lentiformi variamente interstratificati.
Affiora estesamente nella parte collinare della zona occidentale tra i confini est e ovest del comune di Retorbido e prosegue a est comprendendo quasi interamente la superficie dei comuni di Corvino San Quirico, Torricella Verzate e parte di quelli di Santa Giuletta e Mornico Losana. Un altro affioramento si ritrova nella zona di Pietra de’ Giorgi che continua tra i comuni di Montescano e Montù Beccaria e tra Montù Beccaria, Broni e Stradella.
• Alternanze a dominante arenacea: litofacies caratterizzata da alternanze più o meno regolari di arenarie variamente cementate, sabbie, marne-siltose e argille, generalmente di colore grigio.
Solitamente hanno maggiore diffusione le fitte sequenze di straterelli arenacei, marno-siltosi e argillosi, ma localmente si può avere predominanza della parte psamamitica o di quella pelitica. Nel primo caso gli strati arenacei assumono spessori intorno a 80-100 cm.; nel secondo si hanno spessori di pochi centimetri. La morfologia dei rilievi, costituita da questa unità, è assai varia con pareti verticali e pendii a modesta acclività ove si possono accumulare spessori anche notevoli di coltre eluvio-colluviale. Frequenti in questa unità sono i fenomeni di scoscendimento al contatto con formazioni argillose. Questa tipologia è presente lungo le valli di quasi tutti i torrenti oltre padani, in particolare modo in quelli della zona centro-occidentale, dove riveste una certa importanza viticola.
• Alternanze a dominante marnoso-calcareo-argilloso: costituita da alternanze ritmiche di calcarimarnosi di spessore variabile tra i 30 e i 250 cm. e argille in strati da 5 a 70 cm. Dal punto di vista morfologico forma rilievi con pendenze modeste. La facile degradabilità dei litotipi più fini favorisce la formazione di un’estesa coltre eluvio-colluviale che su pendii meno accentuati può assumere anche spessori notevoli. Sono frequenti fenomeni di scoscendimento e smottamento lungo i versanti più in pendio. Affiora estesamente occupando l’area compresa tra Rovescala, Oliva Gessi fino alle sorgenti del torrente Versa al confine con la provincia di Piacenza. Un’altra striscia importante e intensamente vitata, come la precedente, va da Montalto Pavese a Canevino attraversando trasversalmente la Valle Scuropasso.
• Gessi: unità costituita da corpi lentiformi di gessi cristallini a grana da media a grossa, che affiora su estensioni areali molto limitate anche se intensamente coltivata a vite. Si riscontrano queste zone nei pressi di Garlassola, Mondondone, Corvino S. Quirico, Montepezzata e Cà Bianca.
La radiazione solare
La radiazione solare che giunge su un terreno in piano è funzione della latitudine, mentre nelle zone collinari bisogna considerare anche gli effetti della pendenza, dell’esposizione e dell’orizzonte orografico tipico di ciascun vigneto.
L’Oltrepò è caratterizzato da un’estrema disomogeneità della distribuzione della radiazione sul territorio collinare, disomogeneità che rappresenta una chiave di lettura importante per individuare le diverse vocazionalità del territorio per la coltura della vite. Mediamente l’area orientale si presenta caratterizzata da una maggiore omogeneità di valore di radiazione solare, compresa tra 2.250 e 3.000 MJ/m2 all’anno, mentre l’aria occidentale si contraddistingue per avere un andamento collinare est-ovest con i versanti rivolti verso sud molto assolati, che raggiungono spesso, valori di radiazione solare superiori a 2.750 MJ/m2 all’anno.
La temperatura dell’aria
Nella fascia compresa fra la base delle colline e i 600 m. di quota la temperatura media annua presenta valori di circa 11/12°C e la temperatura media del mese più freddo (gennaio) è di circa 1/2°C. L’isoterma di 0°C che corre a circa 800 m. di quota può essere considerata il limite fra la fascia di collina e quella più propriamente montana. La media delle minime è per lo più inferiore a 0°C con la particolarità che i valori delle località a quota inferiore a 400 m. sono inferiori a quelli delle località poste fra 400 e 600 m. come conseguenza di un tipico effetto di inversione termica.
Le temperature medie del mese più caldo (luglio o agosto) sono relativamente omogenee (22/24°C), così come le minime, che si verificano nei mesi di gennaio o febbraio e sono comprese fra i –8 e i –13°C. Sono invece poco omogenee le massime mensili: a quote inferiori ai 500 m. (circa 28/30°C) sono sensibilmente diverse da quelle fra 500 e 600 m. (25/27°C).
Le precipitazioni
La distribuzione media delle precipitazioni nel corso dell’anno è caratterizzata da un massimo e un minimo rispettivamente nei mesi di novembre (143 mm.) e di luglio (47 mm.). In media il mese più piovoso nella stagione primaverile risulta essere maggio (121 mm.).
La distribuzione spaziale delle precipitazioni mostra un gradiente altitudinale, con piogge che aumentano al crescere della quota e con una diminuzione progressiva da est verso ovest che indica l’approssimarsi dei minimi precipitativi ai confini con l’alessandrino (556 mm./anno).
Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che hanno contribuito a ottenere i vini a Denominazione di Origine “Oltrepò Pavese Pinot Grigio”.
Considerato, sin dai tempi di Strabone, una zona di produzione di vini di qualità, l’Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende l’Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro.
Questa terra è anche, anzi soprattutto, antica dimora della vite. Un’importante testimonianza arriva dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio, un tempo detta Clastidium. Strabone, nel I secolo A.C., attribuì all’Oltrepò Pavese l’invenzione della botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case. Nei secoli successivi s’incontrano poi altre testimonianze. Andrea Bacci, per esempio, nel XVI secolo, descrisse i vini di tale zone con il termine “eccellentissimi”.
L’Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, come conseguenza dei danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. È sufficiente ricordare che nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni.
Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, seppur non mancano produttori collezionisti che hanno raccolto qualche testimonianza del passato, come Moradella, Uva della Cascina o altro ancora. Nonostante tale decimazione, il panorama vinicolo oltrepadano è ancora molto ricco, soprattutto per quanto concerne le tipologie di vino prodotte, tra cui quelle previste dal presente disciplinare di produzione.
Nel corso dei decenni la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio, tanto che nel 1970 il vino Oltrepò Pavese, e con esso la tipologia Pinot grigio, è stato riconosciuto come DOC con D.P.R. del 6 agosto.
L’incidenza dei fattori umani nel corso della storia è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del presente disciplinare di produzione:
▪ la base ampelografica dei vigneti: il vitigno idoneo alla produzione dei vini in questione è fra quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, il Pinot grigio;
▪ le forme di allevamento, i sesti d’impianto ed i sistemi di potatura, anche per i nuovi impianti: sono quelli tradizionali e permettono la migliore e più razionale disposizione delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata e bene esposta superficie fogliare e di contenere le rese di produzione entro i limiti fissati dal presente disciplinare;
▪ le pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco di vini tranquilli, vivaci e frizzanti.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente attribuibili all’ambiente geografico
La DOC “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” è riferita a due diverse tipologie di vino: tranquillo e frizzante. Dal punto di vista analitico e organolettico ciascuna tipologia presenta caratteristiche molto evidenti e peculiari, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente geografico.
In particolare presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie e all’odore si riscontrano aromi prevalenti tipici del vitigno Pinot grigio. I vini risultano possedere un colore giallo paglierino, a volte leggermente ramato o rosato tendente al cerasuolo tenue, un profumo caratteristico e fruttato e un sapore fresco, sapido e gradevole.
C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera B)
Grazie alle indagini condotte sul territorio dell’Oltrepò Pavese iniziate con lo studio di zonazione realizzato a partire dal 1999 con il contributo dell’Amministrazione provinciale di Pavia, coordinato dall’Università di Milano e con la collaborazione dell’Università di Piacenza e dell’ERSAF, e conclusesi con esperienze di monitoraggio del territorio condotte dall’Università di Milano e dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, è stato possibile ottenere una mappa delle unità territoriali che rappresenta la sintesi delle informazioni scientifiche raccolte.
L’intero areale oltrepadano ben si presta alla produzione delle tipologie considerate nel presente disciplinare, anche se differenti vocazionalità territoriali fanno si che alcune aree siano più adatte alla produzione di uve per la produzione di vini bianchi a base Pinot grigio. Le varie delimitazioni sono state create analizzando i parametri climatici, pedologici e morfologici.
Le aree più indicate per i vini “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” corrispondono a quelle più vocate per la produzione di vini bianchi e rosati anche base spumante. L’area collinare dell’Oltrepò Orientale collocata tra i comuni di Montecalvo Versiggia e Santa Maria della Versa e l’area sud occidentale dell’Oltrepò tra i comuni di Rocca Susella, Fortunago fino a Rocca de’ Giorgi sono caratterizzate da suoli con tessiture fini, localizzate prevalentemente in aree alte e fresche che risultano più piovose, con temperature più miti e con maggiori sbalzi termici giornalieri. I terreni possiedono mediamente una buona abitabilità, sono profondi e hanno una elevata dotazione di nutrienti, maggior riserva idrica e drenaggi più lenti. Si sviluppano ad altezze medio-alte comprese tra i 200 e 550 m. e sono caratterizzate da versanti con esposizioni est/ovest e pendenze moderate. I vini sono ampi e complessi caratterizzati da note floreali accompagnate da sentori di frutta matura e fragranze di vegetale secco, con richiami erbacei. Le elevate escursioni termiche della zona determinano un vino particolarmente fresco, caratterizzato al palato da una gradevole nota acidula e buona struttura.
Di seguito riportiamo alcune caratteristiche del vitigno Pinot grigio, che permettono di chiarire meglio alcuni dei requisiti previsti dal presente disciplinare. Dal punto di vista ampelografico il vitigno risulta leggermente vigoroso e abbastanza produttivo, si adatta ai diversi tipi di terreni, purché non umidi; preferisce climi temperati, non eccessivamente caldi perché soggetto alla perdita delle caratteristiche di profumo e acidità, se matura troppo rapidamente. È particolarmente sensibile alla botrite, richiede pertanto potature verdi nei climi tendenzialmente umidi. Il grappolo è piccolo, cilindrico, spesso alato, compatto. L’acino piccolo, ovoide con buccia grigio-rosa, poco consistente, pruinosa e polpa succosa, neutra. Il Pinot Grigio è un vitigno produttivo, capace di elevate rese ettariali, senza scadimenti qualitativi qualora le sue uve vengano destinate alla produzione di vini bianchi di aroma fermentativo e varietale, freschi e fruttati, di tenore alcolico non elevato.
Dati sperimentali rilevati nel corso di un progetto di zonazione viticola, in Oltrepò Pavese hanno fornito le seguenti prestazioni, in vigneti con densità ceppi/ha compresa tra 3600 e 4400 e cariche gemme ad ettaro variabili tra 70 e 100.000.

Dati tecnici Oltrepò Pavese Pinot Grigio

Da tali dati si può desumere come pur in presenza di elevate produzione a ettaro, si raggiunga un ottimo grado zuccherino, quale conseguenza di un adeguato rapporto tra superficie fogliare e uva prodotta. Ciò è possibile grazie alla precocità di maturazione del vitigno e alle buone condizioni dei vigneti, frutto di impianti relativamente recenti ed effettuati con materiale di propagazione di ottima qualità genetica e sanitaria.
L’esperienza maturata negli ultimi anni relativamente allo standard qualitativo, desunto in base alle analisi fisico-chimiche e organolettiche e il conseguente successo commerciale, non devono dunque far temere in relazione allo standard qualitativo dei vini prodotti con il presente disciplinare.
Se incerte sono le origini del Pinot Grigio, certo è che le caratteristiche vegetative dell’uva, quasi rossa nell’aspetto, ma bianca di fatto, è una mutazione genetica del Pinot Nero. Nei “Pinot” infatti, le mutazioni gemmarie sono un fenomeno abbastanza frequente che talora si manifesta in forme aberranti: con grappoli a buccia bianca e nera sullo stesso ramo, o acini di vario colore sullo stesso grappolo.
Taluni ampelografi ipotizzano la presenza dei genotipi originari del Pinot presenti sulle colline oltrepadane dal tempo dei romani: il Pinot Grigio potrebbe essere identificato con certe varietà già descritte da Plinio il Vecchio. Anche Giovanni Dalmasso, nel sostenere le antiche origini del vitigno, afferma che il Pinot Grigio potrebbe essere identificato con le piante note agli antichi romani come “helvolae” ossia con uve grigie. Attendibili sono anche i riferimenti riconducibili all’Oltrepò Pavese che risalgono al 1500 ove si citano Pinolo, Pignolo gentile e Pignolo grappolato.
Pur vantando la Denominazione di Origine Controllata dal 1970, il Pinot Grigio è diventato un vitigno importante per il territorio solo nel primo decennio del XXI secolo.
Il vino “Pinot Grigio” è stato una tipologia della DOC “Oltrepò Pavese”, sin dalla nascita avvenuta nel 1970 e nel 2010, con Decreto del 3 agosto, ha ottenuto valore autonomo e un disciplinare proprio, principalmente grazie alla sua importanza commerciale. Uno degli obiettivi perseguiti con la nascita della DOC “Oltrepo Pavese Pinot Grigio” è stato quello di mettere a punto un’efficace strategia di chiara individuazione territoriale. “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” è un nome di vitigno internazionale che però risulta riconducibile, al territorio: il Pinot grigio non solo è una varietà tradizionalmente presente in questo territorio, ma è anche uno straordinario patrimonio della base ampelografia oltrepadana.
La scelta è stata quella di mantenere il nome completo di “Oltrepo Pavese”, perché questo nome caratterizza molte delle tipologie di vino che, seppur tradizionali, risultano più legate al nome del vitigno e risultano spesso legate alla vendita diretta.
Il nome “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” è perfettamente omologo al termine “Oltrepò Pavese”: il vitigno Pinot grigio è un vitigno internazionale, che trova nell’Oltrepò Pavese una delle sue dimore nazionali.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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