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Giorgio Gaber, sette anni dopo la scomparsa

Giorgio GaberTe ne andasti, silenziosamente, il 1° gennaio 2003 portando con te una montagna di amore che lascia ancora abbondanti tracce in tutti coloro che da allora tengono vivo il tuo ricordo proponendo spettacoli, storie, aneddoti, recitando tuoi testi o cantando tue canzoni, o semplicemente parlando di te e del tuo teatro canzone.
Si è sentita la tua perdita, eccome se si è sentita, e suona ancora più dolorosa quando, rileggendo tanti tuoi lavori, possiamo osservare con quanta precisione tu avevi saputo cogliere e descrivere le contraddizioni, le debolezze, le paure, le rigidità, le idiosincrasie, i falsi bisogni, le meschinità, ma anche i lati buoni degli esseri umani. Ci hai portato dentro la tua malattia, ci hai fatto sentire la difficoltà di esserci quando un genitore se ne va in un letto d’ospedale, di fare un gesto semplice ma fondamentale come accompagnare col calore della propria mano la sua dipartita. La paura della morte che è anche paura della vita. Ci hai mostrato come l’amore fra un uomo e una donna passi prima di tutto attraverso il rispetto di uno per l’altro, e come possa la sessualità diventare miseria quando vissuta senza la minima percezione dell’altro. Ci hai indicato come sia indispensabile passare attraverso i nostri disagi per poter nascere a vita nuova. Ci hai mostrato con straordinaria chiarezza dove questo mondo sta andando a finire, come il meccanismo sia difficilmente arrestabile o quantomeno deviabile verso percorsi più saggi, verso la riconquista di tutti quei valori di cui i nostri figli rischiano di non sapere più nulla, di non percepire neanche l’essenza di fondo.
Il vuoto non è un fatto negativo, è la base da cui partire per costruire qualcosa di positivo e per trovare finalmente se stessi, ma per poterlo fare non bisogna averne paura, come del buio, del silenzio, tutti aspetti che ci fanno pensare erroneamente alla morte, al nulla, all’assenza, e che invece sono fondamentali come le pause in una musica, i silenzi in una scena di un film, l’oscurità come possibilità di vedere oltre e altro che la luce non permetterebbe mai di percepire.
Per ora il mondo sembra continuare a non accorgersi di quello che sta accadendo, ma la tua traccia rimane, la possibilità di fare qualcosa di profondamente diverso è ancora lì, in attesa di essere colta…
Grazie di tutto Giorgio, davvero. Che la terra custodisca la tua anima leggera restituendoti quel calore immenso che ci hai donato.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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