Formazione e nuove prospettive per l’enoturismo

Il 2019 si è chiuso con interessanti prospettive sull’attuale tematica riguardante il futuro dell’enoturismo, un punto di vista quello dell’associazione italiana sommelier, che durante il suo 53° Congresso Nazionale ha affrontato con alcuni dei maggiori professionisti della comunicazione del mondo del vino, l’attuale sistema organizzativo, obbiettivi e nuovi format di promozione dell’enoturismo; ha altresì messo in luce l’impegno che l’associazione stessa sta portando avanti per contribuire alla crescita economica del nostro paese.
Il convegno ha visto come luogo di elezione il Teatro Filarmonico di Verona, città simbolo e cornice della importante kermesse internazionale, il Vinitaly, che ogni hanno accoglie milioni presenze da tutto il mondo.

Come emerge dalle parole di Antonello Maietta, Presidente AIS: “Crediamo che il Sommelier sia la figura professionale che meglio si adatta alle aziende in termini di enoturismo, infatti, oltre ad essere esperto di degustazione e di abbinamento cibo-vino, è in grado di porre l’accento sulla provenienza geografica del prodotto, valorizzandone il territorio. Vogliamo però che questo sia solo un punto di partenza; vista l’esponenziale crescita del mondo enoturistico, stiamo lavorando perché il Sommelier abbia una formazione a tutto tondo, con nozioni sulla psicologia del cliente, sui beni culturali del territorio e sulle principali lingue straniere.” Ad affiancare Maietta durante il convegno Roberto Bellini, Responsabile nazionale dell’Area Formazione dell’Associazione Italiana Sommelier, che a sua volta ha affermato:
“AIS conta quest’anno 25.000 persone formate al vino, una formazione che unisce ascolto e didattica, digitalizzazione e sensibilità”.
Secondo il Rapporto 2019 sul Turismo del Vino in Italia, l’enoturismo in Italia vale 2,5 miliardi, per un totale di circa 14 milioni di enoturisti all’anno. Gli introiti generati dagli enoturisti rappresentano in media il 26,9% del fatturato delle aziende. Ma resta ancora molto da fare dal punto di vista del marketing e del business, se si considera che tra i 432 comuni italiani più importanti per l’enoturismo (i comuni aderenti al network delle Città del Vino) quasi il 60% non dispone di un ufficio turistico e più della metà (il 52%) non prevede nessuna tassa di soggiorno per i turisti.
L’incontro ha dato spazio alle tematiche attuali più importanti per quanto riguarda il turismo enogastronomico: dalle opportunità presenti e future nel mondo dell’hospitality, alla comunicazione giornalistica del vino, fino all’importanza delle scienze cognitive e del neuromarketing nella percezione del cibo e del vino.

Stefan Marchioro, Docente di Economia applicata al Turismo Università di Padova, ha affrontato la questione del digitale, tema estremamente attuale, che richiede una opportuna capacità organizzativa: “Il turismo è un grande fenomeno economico e sociale, al di là dei numeri noi siamo all’ottavo posto, sicuramente sulle risorse ce la caviamo bene, ma non investiamo abbastanza nelle risorse umane e nelle tecnologie non le usiamo in modo professionale. Bisogna conoscere per programmare, pensare alla valorizzazione dei luoghi e ad innovare l’offerta e pensare a nuovi turismi.
La sharing economy è cresciuta negli ultimi anni in modo esponenziale e ha fatto registrare proprio nel turismo la sua avanzata maggiore. Ma la sharing economy fa registrare proprio in ambito turistico anche il contrasto più acceso tra il punto di vista della domanda e quello dell’offerta: c’è sempre maggiore tendenza alla personalizzazione, alla ricerca di esperienze uniche e autentiche. Sul versante dell’offerta il cambiamento non va subìto, ma governato e gestito. Le destinazioni e le imprese turistiche devono organizzarsi per affrontare in modo serio i cambiamenti in atto. La risposta può apparire banale, ma non ha alternative; se destinazioni e imprese non si organizzano qualcun altro lo farà per loro e la cosa non sarà indolore”.

Sempre nell’ambito del digitale interviene Massimo Zanichelli, Docente di cinema, saggista e documentarista
“Il digitale è un grande traguardo, ma non potrà mai replicare la sinestesia (l’interazione tra i sensi) dell’analogico; può senza dubbio contribuire a fare formazione, ma in modi diversi in quanto ci sono dei valori dell’analogico da difendere. AIS oggi non è più solo il sommelier in sala, ma anche guide sui vini, riviste, comunicazione, formazione, didattica, una declinazione di esperienze, competenze, servizi, viaggi. L’enoturismo non deve essere fashion, non deve copiare le derive del turismo artistico, non deve risolversi in un selfie, ma deve essere personale, immersivo, esperienziale e viscerale”.
Interessante contributo quello di Alessandro Sensidoni, Professore ordinario presso l’Università di Udine, che si dedica alle neuroscienze e che ha messo in luce attraverso un intervento dinamico e discorsivo come: “Il vino è esperienza, dobbiamo condurre il cliente in cantina, è lui che mi dice com’è il vino, io lo devo solo guidare. In questo ci aiutano le neuroscienze. Il vino è suono, armonia, noi abbiamo una miniera sotto i piedi, ma la cultura di ogni singolo borgo ha milioni di anni, l’armonia ci fa dire ciò che è bello e non lo è, ma quando il vino è buono non c’è nessuno che ci può dire come è il vino. Dobbiamo fare in modo che questi ambasciatori del gusto e del territorio inizino a cambiare il linguaggio. Educare deriva dal latino ex-ducere, che significa condurre conduco fuori. Educare qualcuno vuol dire perciò far venire fuori da lui ciò che è dentro di lui. In altri termini, vuol dire aiutare qualcuno ad esprimere sé stesso ad essere quello che è. Dunque formazione, ma fatta con coscienza, per imparare e creare conoscenza e non come oggi è diventata l’università, dove sarebbe bello riportare al centro dell’attenzione attraverso le neuroscienze l’imitazione.”
Riguardo la questione del futuro dell’accoglienza, Mauro Santinato, Presidente Teamwork Rimini, ha affermato che: “Se non ci abituiamo a vivere nel futuro, gestire sempre il cambiamento, capendo alla svelta quello che vuole il mercato, non andiamo da nessuna parte. Si è alla ricerca di posti veri e autentici, ne è di esempio il boom che ha avuto Matera, così come tanti altri. Non siamo all’altezza delle richieste dei nostri clienti internazionali. Basti pensare alla nostra offerta termale, ne abbiamo tante e autentiche ma non adeguate al concetto di benessere; bisogna tornare a mettere al centro in nostri ospiti. Wellness può essere una ulteriore chiave di lettura di vacanza da legare al vino. Quindi il sommelier non può più essere la figura che mette al centro del discorso le sue conoscenze enologiche, ma deve imparare a vendere l’esperienza e il territorio nella sua interezza e nelle sue peculiarità”.

Con Pietro Tunutti, Professore Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si parla dei numeri del vino: “In Italia si producono dai 45 ai 50 mln ettolitri, ci sono più di 400 DOP e più di 500 varietali. Sono stati superati i 6 mld di export. Da qui nasce l’esigenza di far conoscere i nostri territori, tutte le nostre regioni. Visto l’aumento dell’export tra il 2015 e il 2019 in paesi quali Cina, Messico, Russia e Brasile, come fare a conciliare questo incremento con la comunicazione delle 400 DOP, la maggior parte sconosciute? Bisogna innalzare le conoscenze degli interessati (29 mln di persone) e favorire il turismo enogastronomico (vino, cibo, ambiente, servizi). Da qui la necessità di formare ambasciatori del vino e la scelta di dare vita alla nostra sinergia con AIS che sta infatti investendo sempre di più nella figura del Sommelier come operatore e professionista della comunicazione enoturistica, tanto da riflettere sulla creazione di un corso didattico ad hoc. Il Master Universitario di 1° livello, giunto alla sua quinta edizione, intende formare e consolidare una professionalità oggi poco o marginalmente presente in Italia, che riesca a comunicare il valore aggiunto altamente identitario e culturale del vino italiano per poterlo promuovere e diffondere sui nuovi mercati mondiali, oltre a implementare la sua presenza nei mercati emergenti, in espansione e in quelli consolidati.
Il “made in Italy” enogastronomico connota sempre più la peculiarità italiana dal punto di vista culturale ed economico sul mercato internazionale, in quanto sinonimo di prodotto non replicabile ed espressione di un territorio univoco. Si rende pertanto necessario affrontare i nuovi mercati con una formazione nuova e strategica in grado di costruire e comunicare una “cultura del vino italiano” specificamente orientata verso i consumatori delle diverse aree mondiali. La cultura del vino è senza dubbio cresciuta anche e soprattutto grazie ai consumatori e agli amanti del buon vino e i percorsi enogastronomici sono un importante indotto economico”.
I 7 tour guidati, organizzati da AIS Veneto in occasione del Congresso Nazionale, che hanno portato il pubblico alla scoperta di alcune delle aree vitivinicole più vocate della regione promuovendo il rapporto tra il vino e l’eredità culturale del territorio, hanno visto e sostenuto la figura del Sommelier proprio come operatore enoturistico. Come precisato da Marco Aldegheri, presidente Ais Veneto: “Abbiamo ancora un grande lavoro da fare per ammodernare la nostra modalità di comunicazione, ce lo dicono i tanti esperti intervenuti, ma siamo convinti che condurre il turista nel mondo del vino sia un ruolo che ci appartiene per naturale vocazione”.
Chiude il convegno Antonello Maietta, che con soddisfazione afferma: “Tutti gli interventi di oggi, non precedentemente accordati, saranno il contenuto anche della nostra relazione associativa pomeridiana. Ciò denota una convergenza di letture di una realtà dei fatti: quando AIS è nata era al passo con i tempi, negli ultimi dieci anni li precorre, anticipa le tendenze. Fondamentale è capire la figura odierna del sommelier, la figura che si impegna a conoscere direttamente i produttori, i loro vini e li valuta. Oggi tutti e 40.000 sommelier AIS sono da considerare professionisti, cioè quotidianamente ciascuno di loro racconta e comunica il vino conducendo gli interlocutori a un obiettivo specifico di conoscenza“.
Fosca Tortorelli

