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Asolo venne descritta da Giosuè Carducci come la “Città dai mille orizzonti” per la bellezza e varietà del paesaggio circostante… “e dalle mille risorse” oserei aggiungere al termine del tour perfettamente organizzato dalla giornalista Linda Nano in collaborazione con il Consorzio vini Asolo Montello nell’ambito della 4^ edizione di Asolo Wine Tasting. Un territorio ricco di storia, cultura e opere d’arte, contornato da alcune delle circa 400 Ville Venete ancora esistenti, da esplorare e conoscere tramite l’ausilio di una delle guide turistiche che mette a disposizione la IAT locale oppure l’associazione BellAsolo, come nel nostro caso con Bojana Balich, simpatica e preparatissima guida animata da una forte passione per l’arte e la storia, proprio come noi per il vino e i territori enologici. Da Bojana abbiamo appreso ad esempio che Asolo è la terza città più conosciuta del Veneto, che ha ricoperto un ruolo di primo piano sotto il dominio della Serenissima di Venezia e soprattutto alla fine del Quattrocento, quando fu murata e corredata da ben 24 torri di guardia. La sua ricchezza e splendore artistico lo deve in gran parte a Caterina Cornaro, regina di Cipro in esilio, con al seguito una ricca corte di artisti e poeti. Nel corso della nostra passeggiata tra le anguste vie di Asolo, ricche di fascino e ricordi, abbiamo scoperto l’esistenza e la storia del Castello, di cui oggi rimane la maestosa torre dell’orologio del X secolo, e della Rocca, una sorta di corona del Colle Ricca, utilizzata fin dall’origine per scopi militari e dotata all’interno di una cisterna per raccogliere l’acqua piovana, rivelatasi preziosa quando divenne un lazzaretto durante le continue pestilenze del cinquecento.

Sul fronte religioso ai piedi della piazza centrale spicca imponente la Cattedrale, con le origini che risalgono addirittura al 969 d.C. ma rielaborata nel 1700, anche se sono le testimonianze minori a possedere un fascino particolare, come la Chiesa di Santa Caterina, ricca di affreschi, legata alla nascita e allo sviluppo della Confraternita dei Battuti all’inizio del 1300, che fondarono al suo fianco anche un Ospedale, rimasto in funzione fino agli inizi del ‘900.

Tra le varie celebrità che soggiornarono ad Asolo, figura anche la grande e rivoluzionaria attrice Eleonora Duse, che dal 1924 riposa nel cimitero di Sant’Anna, sotto una semplice pietra bianca rivolta verso il Grappa, come suo desiderio e volontà: sulla facciata del palazzo una lapide con dedica di Gabriele D’Annunzio, del quale fu la Musa. Un simpatico connubio tra la storia e il gossip: come in molte località italiane anche qui non manca la lapide sul Palazzo Pasquali dedicata al soggiorno di Napoleone avvenuto nel 1797, al quale fa da contraltare quella posta all’esterno della casa di Floriano Steiner, famoso eccentrico fotografo di scena, che recita “Qui non ha mai dormito Napoleone ma bona parte de femine asolane e foreste“.

In questo contesto storico geografico, le prime testimonianze dei vini di Asolo e Montello risalgono alla metà del 1300, quando la zona del Montello e dei Colli Asolani, sotto il dominio veneziano, venne identificata come importante zona enoica, un meritato riconoscimento all’opera dei monaci benedettini che nel Medioevo nei loro monasteri crearono delle vere e proprie scuole di enologia e di agricoltura. Cultura e qualità che si sono tramandate nei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri, seppure nel secolo scorso Asolo diede grande importanza alle industrie delle calzature e dell’abbigliamento.

Un ruolo determinante per il rilancio e valorizzazione della Doc Montello e Colli Asolani l’ha certamente ricoperto il Consorzio, nato nel 1985 e attualmente presieduto da Armando Serena, uomo concreto e diretto, “con i piedi per terra” come lui stesso si definisce, abile nel coinvolgere, stimolare e unire i 50 soci imbottigliatori che rappresentano circa l’85% del totale. Dei quasi 1.500 ettari della superficie vitata, oltre 1.000 sono destinati all’Asolo Prosecco Superiore, denominazione di punta del territorio nata nel 2009, da cui nascono circa 3 milioni di bottiglie. Quest’anno, con l’entrata in produzione di nuovi vigneti, la potenzialità produttiva potrebbe raddoppiare, pur mantenendo la resa sui 135 quintali/ettaro, numeri significativi ma irrisori se paragonati alle quasi 400 milioni di bottiglie del Prosecco Doc (la cui resa ettaro media è di 180 quintali), in assoluto la prima Doc italiana con un trend in rialzo, ed agli 80 milioni del “cugino” Valdobbiadene Superiore.

A salvaguardia della qualità dell’Asolo Prosecco Superiore Docg, una delle poche armi vincenti per contrastare la massiccia diffusione del Prosecco “semplice”, nel maggio del 2012 è stato presentato un lavoro di zonazione viticola, dove si sono studiate le attitudini e le potenzialità delle varie zone, individuando quelle più vocate, in base a terreno ed esposizione, all’impianto di vigneti a bacca bianca di glera e bianchetta e a bacca rossa di cabernet e merlot.

Lo studio e la selezione dei lieviti autoctoni è un altro progetto per aumentare la tipicità del prodotto e preservare la biodiversità microbica. Alla difficoltà di produrre in scala industriale i lieviti individuati dalla ricerca ci ha pensato un’azienda in provincia di Treviso che è in grado di realizzare lieviti freschi, non liofilizzati. Le prime prove con un mosto per verificarne la velocità di reazione e gli elementi derivati hanno dato risultati interessanti non solo dal punto di vista qualitativo e caratteriale, ma hanno permesso ad esempio di ridurre l’uso di solforosa per contenere microbiotici negativi.

Altra interessante iniziativa è stata bandire un Concorso per la realizzazione del nuovo logo del Consorzio, coinvolgendo i giovani per dargli la consapevolezza delle potenzialità di questo territorio, stimolando la loro creatività, il coraggio di osare, di realizzare un proprio sogno. Il vincitore Matteo Curto ha creato un marchio forte e marcato, cercando di unire la forma curva del bicchiere con quella frastagliata delle colline, un inscindibile connubio tra vino e territorio. A questi concreti esempi del concetto di “terroir” si è affiancata anche un’attività di riscoperta di vitigni autoctoni storici, come il recantina rosso, rivalorizzato in primis da Lino Forner, titolare dell’azienda Pat del Colmèl di Costelcucco insieme al figlio Matteo. E’ stato veramente gratificante ed istruttivo colloquiare con “Lino Pat” a tavola nel suo agriturismo. Tra un piatto di prelibatezze e l’altro, Lino ci racconta che negli anni ’50 come vitigni rossi c’erano il clinto, il marzemino e il recantina. Ci rivela che il clinto non aveva bisogno di trattamenti, veniva raccolto a novembre per ultimo sempre sano e di faceva un vino piacevole da bere entro l’estate, altrimenti cambiavano gusto e profumi. Talvolta però per necessità veniva raccolto a fine settembre, con acidità che sfioravano i 20 gradi!

Tra i bianchi il glera è arrivato negli anni ’60, prima c’erano bianchetta, marzemino bianco, trebbiano e perera, con cui oggi fa un buon metodo classico brut “Tradizione“. Il suo Asolo Prosecco Superiore Duse in versione millesimata Dry manifesta un’accentuata tipicità, fatta di note di fiori d’acacia e tiglio al naso controbilanciate da una spiccata mineralità e sapidità in bocca che ne rendono a mio avviso uno dei prodotti di riferimento della denominazione, maggiore rispetto al più “standard” Brut. Dopo aver degustato i suoi profumati e convincenti Rosso Forner e Recantina Montello e Colli Asolani (denominazione ricevuta nel maggio 2012 – miglior vino autoctono premiato al Vinitaly 2015), ci stupisce ancora una volta con un rarissimo Recantina 2006, unica annata prodotta facendo ripassare il vino sulle vinacce del suo altrettanto raro Passito, con uve raccolte a metà ottobre e pigiate nella settimana santa di Pasqua, lasciato poi fermentare in acciaio in maniera spontanea per 5-6 mesi e quindi affinato 6 mesi in legno: una struttura importante, attorno ai 15%, correlato però da una freschezza e pulizia di beva che si abbina benissimo sia con bigoli al sugo d’anatra che con il coniglio al forno cucinati dalla moglie Gabriella!

Le degustazioni di Asolo Wine Tasting Stimolati dallo slogan “Degusta con noi!”, i “wine lovers”, siano essi semplici appassionati o professionali addetti ai lavori, hanno avuto la possibilità di vivere intensamente l’intera giornata dedicata alla 4^ edizione di Asolo Wine Tasting, grazie alla presenza di 22 aziende che, all’interno di Palazzo Beltramini, nella storica Sala Consigliare del Comune di Asolo, hanno proposto in degustazione libera e gratuita l’intera loro produzione. Un’occasione veramente unica e imperdibile per conoscere e assaggiare la variegata gamma di vini di questo territorio.

Il mio tour è iniziato dalla storica azienda Conte Loredan Gasparini, fondata negli anni ’50 dal Conte Piero Loredan, diretto discendente del Doge di Venezia Leonardo Loredan, e dal 1973 di proprietà di Giancarlo Palla. Nella Tenuta di Venegazzù si dà priorità ai vigneti a bacca rossa Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Malbec, che compongono il loro vino di punta, il “Capo di Stato“, nome dedicato al presidente francese Charles de Gaulle, grande estimatore di questo vino di struttura, con note speziate associate a frutti di bosco e una beva fragrante. Non da meno in termini di piacevolezza e corpo gli spumanti che nascono nella Tenuta di Giavera del Montello. In particolare l’Asolo Prosecco Superiore Vigna Monti scaturisce da una fermentazione spontanea in autoclave del mosto di uva di vecchi cloni di Glera ed una seconda fermentazione di circa un anno in bottiglia, un giusto compromesso tra sapidità/amabilità grazie anche a un basso dosaggio di zuccheri.

Tra le giovani realtà emergenti un ruolo di primo piano spetta all’azienda Bele Casel di Caerano San Marco, biologica fin dalle origini, che nell’ultimo decennio ha vissuto un costante aumento di qualità e quantità dei suoi prodotti, al 90% spumanti, grazie anche all’inserimento a tempo pieno in azienda dei figli Luca e Paola a fianco del papà Danilo Ferraro. Uno dei vini su cui sta lavorando e puntando molto è senza dubbio l’Asolo Prosecco Colfondo, vino di tradizione rilanciato da Luca nel 2008 con poco più di un migliaio di bottiglie, salite ora a oltre 20.000. L’imbottigliamento viene effettuato nel maggio successivo alla vendemmia e commercializzato a ottobre dopo aver pressoché completato la sua rifermentazione in bottiglia. Lo stesso Luca ne consiglia il servizio dopo aver agitato la bottiglia, cosicché i lieviti in sospensione aumentano la complessità del vino, dotato di una particolare fragranza minerale e agrumata. La gamma di Asolo Prosecco prosegue quindi con la versione Brut, Dry e Extra Dry da vigneti di glera di Cornuda e Maser mantenendo spiccate qualità minerali e sapide, accentuate nell’Extra Brut, prodotto per la prima volta nel 2014 da un vigneto di poco più di un ettaro nella vocata collina di Monfumo.

Dimensioni ridotte, circa 8 ettari di vigneto e una produzione inferiore alle 100.000 bottiglie, ma con grandi potenzialità presenti e future anche per la Cantina Cirotto di Asolo, con la figura di riferimento del fondatore Giovanni ben coadiuvato dai figli Gilberto in vigna, Barbara per la parte commerciale e Monica per quella amministrativa, mentre l’enologo Francesco Sibelli collabora con il genero Francesco nella conduzione della cantina. Anche in questo caso gran parte delle attenzioni aziendali sono rivolte all’Asolo Prosecco Superiore, a cominciare dal Brut ottenuto con le migliori uve dei vigneti di Monfumo, elegante dal sapore secco e deciso, mentre nell’Extra Dry alla finezza si aggiungono sentori agrumati e balsamici. Non trascurabili le produzioni legate al vitigno Manzoni bianco, in particolare il metodo classico Il Sogno da un’unica vigna a 350 metri di altitudine a Cavaso del Tomba per sfruttarne al meglio la decisa escursione termica giorno/notte, con 30 mesi di permanenza sugli lieviti e un dosaggio zero che regala un perlage fine e invitante, al pari degli aromi di frutta gialla e mandorla dolce, nettamente percepibili nella sapidità del Montello e Colli Asolani Costalunga Manzoni Bianco.

Sul tema Manzoni Bianco, convincente il Costa degli Angeli di Case Paolin, con profumi fini di erbe officinali e mandorle estratti grazie a una contenuta produzione per ettaro dei vigneti collinari biologici di contrada Belvedere stabilita di comune accordo dai tre fratelli titolari Diego, Mirco e Adelino Pozzobon. Caldo e morbido il loro “San Carlo” a base di uve Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30% e Cabernet Franc 10% vendemmiate alla sommità dell’omonima località del Montello, in parte lasciate appassire per breve tempo ed affinate circa un anno in barrique al 50% nuove.

Di dimensioni nettamente superiori la Giusti dal Col, ben 100 ettari per questa azienda nata 10 anni fa a Nervesa della Battaglia, di cui una trentina attorno alla Tenuta Abbazia, che si estende all’ombra delle rovine dell’Abbazia di S. Eustachio, dove tra le altre cose Giovanni Della Casa compose il noto Galateo, e gli altri sparsi attorno alle altre nove tenute aziendali. I suoli densi di sassi e ciottoli con un ricco contenuto di ferro, eredità dell’originario corso del Brenta regalano un Asolo Prosecco Superiore Docg Brut dal perlage fine, un mix al naso floreale e aggrumato, un aroma marcato di mandorla e invitante sapidità in bocca. Nella Cuvèe “Giusti”, dal perlage persistente e dal colore oro brillante, si sentono sentori di lievito, crosta di pane, grazie a una vinificazione charmat lunga dove lo Chardonnay e il Pinot Nero dei filari appena sotto l’azienda si esprimono al meglio. Caratteristiche di sapidità, mineralità e aromi di agrumi dolci che si ritrovano nello Chardonnay IGT Venezie “Dei Carni”, dagli stessi vigneti dal suolo sassoso e povero attorno alla cantina.

Sempre in tema di dimensioni maxi, superiore ai 100 ha, una posizione di primo piano la ricopre la Montelvini, creata nel 1968 dall’attuale presidente del Consorzio, Armando Serena, ed ora affiancato dai figli Alberto e Sarah nella gestione commerciale e amministrativa, mentre l’enologo Diego Vanzella coordina i lavori di cantina. Di questa azienda ho degustato la prima annata dell’invitante Il Brutto, un ottimo rappresentante della tipologia Asolo Prosecco Docg “Col fondo”, imbottigliato nella settimana di Pasqua e lasciato rifermentare in bottiglia per sprigionare tutta la sua mineralità. Aromaticità, con note di salvia e balsamiche, morbidezza ed eleganza si riscontrano nell’Asolo Prosecco Superiore Brut, così come la versione Millesimato ha una amabilità non stucchevole, da cui emergono caratteristiche note di mela e di pera.

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