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AnteprimeIl vino nel bicchiere

Campania Stories 2015: i vini rossi dall’Alto Casertano all’Irpinia

Napoli vista dal Grand Hotel Parker's

Dopo tanti anni passati in Irpinia per le anteprime del Taurasi, finalmente sono riuscito a partecipare a →Campania Stories, anche se ho potuto occuparmi solo dei vini rossi. La responsabilità per cui ho perso le due edizioni precedenti è tutta mia, Diana Cataldo e Massimo Iannaccone di →Miriade & Partners mi hanno invitato pazientemente ogni anno, ma per motivi diversi mi sono trovato costretto a rinunciare. Ed è stato un peccato, come lo è stato, ne sono sicuro, aver perso il giro dedicato ai bianchi campani, spero l’anno prossimo di riuscire a fare il ciclo completo.
Ma scendiamo nel dettaglio: Campania Stories 2015 è composta di due tappe distinte, la prima dal 2 pomeriggio al 5 marzo mattina presso il Grand Hotel Parker’s di Napoli, dedicata interamente ai rossi campani, la seconda dal 5 marzo pomeriggio all’8 marzo presso l’Hotel de la Ville di Avellino dedicata ai vini bianchi. Tranquilli! Non siamo stati segregati in albergo per tutto il tempo…

Diana Cataldo, Massimo Iannaccone e Paolo De Cristofaro

Ma soffermiamoci sulla parte che mi riguarda, il programma prevedeva il 3 mattina un primo tasting sui vini rossi raggruppati per vitigno e zone produttive:
il piedirosso dell’Alto Casertano, del Sannio, dei Campi Flegrei e del Vesuvio (un 2014, sei 2013, quattro 2012, un 2011);
il casavecchia e il pallagrello nero delle Colline Caiatine-Terre del Volturno (tre 2013, cinque 2012, sei 2011;
blend di uve dei Colli Salernitani e Picentini, Costiera Amalfitana e Cilento (un 2013, due 2012, due 2011, un 2010);
l’aglianico dell’Alto Casertano, delle Colline Caiatine-Terre del Volturno, del Sannio, dei Colli Salernitani-Picentini e del Cilento (due 2013, tre 2012, quattro 2011, cinque 2010, due 2009, due 2008, un 2007).
In tutto sono stati proposti 51 campioni.
Com’è andata? A mio avviso la suddivisione per vitigno e per zona è interessante, ma richiederebbe un maggior numero di campioni relativi ad una stessa annata, altrimenti le variabili diventano un po’ troppe per comprendere bene gli aspetti squisitamente territoriali e propri della varietà.
Il piedirosso, soprattutto nella zona dei Campi Flegrei, dimostra di essere un vitigno fin troppo sottovalutato, la sua apparente semplicità e immediatezza rappresenta solo un’anticipazione di una più spiccata personalità, che forse gli stessi produttori non sono ancora riusciti a valorizzare appieno.
Al contrario casavecchia e pallagrello nero, che hanno una storia decisamente più recente e circoscritta, godono di una sempre maggiore attenzione, grazie a Peppe Mancini di Terre del Principe che sin dagli anni ’90 si impegnò per la valorizzazione di questi due vitigni, ottenendo nel 2008 la loro iscrizione nel Registro Nazionale delle varietà di vite, insieme al pallagrello bianco, e l’ingresso nel disciplinare dell’Igt Terre del Volturno. Oggi il Casavecchia di Pontelatone è una Doc, e questo la dice lunga sui risultati di quel drappello di aziende che lo producono.
Per quanto riguarda l’aglianico, che rappresenta la varietà a bacca rossa più importante della regione, le impressioni avute durante Campania Stories hanno confermato le perplessità che si erano formate in me durante i ripetuti viaggi in Irpinia. I tanti assaggi che ho effettuato negli ultimi quindici anni mi hanno portato alla convinzione che il Taurasi è quello che fatica di più a trovare una propria dimensione, a liberarsi di una zavorra che lo appesantisce e lo ingessa in una veste che, a mio avviso, non gli appartiene, ma che è figlia forse di un fenomeno culturale, probabilmente extraterritoriale che in parte condiziona scelte e direzioni di un buon numero di produttori. Intendiamoci, non è che non ci siano ottimi Taurasi, ma su molti di essi c’è come una cappa, un qualcosa che ne frena il potenziale reale, non consentendogli ancora di liberare appieno tutte le sue qualità.
Ma veniamo alla degustazione del 3 marzo, (della seconda giornata, dedicata all’Irpinia ne parlerò nel prossimo articolo) pochi i vini che mi hanno lasciato perplesso, complessivamente ho avuto buone impressioni con qualche punta d’eccellenza, ecco i risultati seguendo l’ordine con cui sono stati serviti.

I vini in degustazione coperta

Sannio Sant’Agata dei Goti Piedirosso 2014 – Mustilli
Unico campione di questo millesimo, ovviamente molto giovane, ha un colore rubino intenso, naso fresco di ciliegia, susina e lampone; in bocca ha una bella spinta fresca, tannino disinvolto e finale appena amarognolo.
Piedirosso Lucno 2013 – I Cacciagalli
Siamo nell’Alto Casertano, ai piedi del vulcano spento di Roccamonfina, Diana Iannaccone e Mario Basco lavorano in biologico e biodinamico con il supporto di Adriano Zago, il vino viene vinificato e maturato in anfora, non subisce chiarifiche né filtrazioni. Presenta un colore rubino intenso e profondo, naso di frutti scuri, amarena e ciliegia nera, corredato da nuances balsamiche; in bocca ha buon sviluppo, acidità sferzante, tannino ancora in assestamento, tipico di questa zona, materia buona e stimolante, a breve sarà un vino da godere a occhi chiusi.
Sannio Taburno Piedirosso 2013 – Fattoria La Rivolta
Ho conosciuto Paolo Cotroneo la bellezza di 10 anni fa, poi non ho avuto più modo di incontrarlo, fino a questa occasione; ovviamente lui non si ricordava di me ma io sì, perfettamente, ne ricordavo la simpatia e la disponibilità. Il suo Piedirosso ha un bel colore rubino vivace, profuma di ciclamino, magnolia e frutti rossi, in bocca ha buona struttura, fresco, con qualche sfumatura vegetale, tannino misurato e finale piacevole e convincente.
Campi Flegrei Piedirosso 2013 – Agnanum
I vini di Raffaele Moccia non passano inosservati, del resto basta andare a trovarlo per rendersi conto della meticolosità con cui lavora quella collinetta vitata e impervia, composta di sabbia e polvere vulcanica per almeno 80 cm di profondità, cosa che lo ha costretto a fare piccoli terrazzamenti per contenere l’erosione. Molte viti hanno tra i 150 e i 200 anni, ovviamente a piede franco, un patrimonio straordinario. Difficile fare vini cattivi con questi presupposti, infatti questo Piedirosso dei Campi Flegrei ha un colore rubino fitto, naso intenso di ciliegia e amarena, balsamico, lavanda, minerale, cenni di liquirizia, in bocca ha buona struttura, freschezza, molto piacevole.

Massimo Setaro

Vesuvio Lacryma Christi Rosso Munazei 2013 – Casa Setaro
Persona molto piacevole Massimo Setaro, i suoi vini sembrano rispecchiarne la personalità, il Munazei ha colore rubino vivace, naso di ciliegia e fragolina di bosco, in bocca ha freschezza, venature vegetali, tannino un po’ crudo che penalizza la piacevolezza, ma è un peccato di gioventù, è un bel vino che sarà presto godibile.
Campi Flegrei Piedirosso Vignamadre 2013 – La Sibilla
Gran bella famiglia alla Sibilla, Restituta Somma, Luigi Di Meo, il giovane ed entusiasta figlio Vincenzo, sono persone con le quali ti senti subito in sintonia, persone di grande semplicità che ti fanno sentire parte del loro mondo. Il Vignamadre mi ha convinto quasi subito, rubino intenso, aveva qualche sbavatura al naso, ma poi si è ossigenato bene e ha tirato fuori un bel frutto e sfumature pepate; al palato ha freschezza e tannino misurato, bel ritorno fruttato e buona persistenza.
Campi Flegrei Piedirosso Vigna delle Volpi 2012 – Agnanum
Ricordo quando assaggiai la 2008, erano solo 600 bottiglie, un vino per pochi fortunati, questa versione ha raggiunto un quantitativo più concreto, senza perdere nulla del suo fascino, ha un colore rubino carico e lucente; inizialmente una leggera riduzione, poi si è liberato e, pur rivelando tutta la sua virile giovinezza, ne è affiorata la personalità: note di amarene, ciliegie e visciole, seguite da venature di pietra lavica, ginepro, terra umida e liquirizia. Al palato è ancora indietro, ha una spiccata acidità e un frutto croccante, tannino saldo, ha bisogno di tempo per equilibrarsi ma la materia è ottima e di lunga persistenza.

Raffaele Moccia

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Vigna Lapillo 2012 – Sorrentino
L’azienda di Boscotrecase portata avanti da Paolo e dal figlio Giuseppe, rappresenta un sicuro punto di riferimento, forse un po’ troppe etichette ma sempre di livello. Il Vigna Lapillo è ottenuto da piedirosso all’80% e aglianico 20%, matura cinque mesi in barrique e affina tre mesi in bottiglia.
Ha colore rubino intenso, è pervaso da venature floreali e vegetali, immerse in netti richiami lavici, poi arriva il frutto; in bocca c’è acidità decisa, tannino nitido non aggressivo, buon ritorno fruttato, morbido, che compensa la parte ancora sferzante e giovanile del tannino e dell’acidità.
Campi Flegrei Piedirosso Contrada Salandra 2011 – Dolci Qualità
Giuseppe Fortunato e Alessandra Castaldo hanno iniziato insieme come apicoltori, ma ciascuno aveva di famiglia un pezzo di vigna, a Licola e a Monteruscello. Per fortuna hanno deciso insieme di riprendere l’attività vitivinicola in Contrada Salandra, lavorano in biologico e sono davvero bravi. Il loro Piedirosso è fra quelli che ho apprezzato di più, colora il calice di rubino con venature granate, al naso è già pronto e gradevole, colpisce il bel contorno speziato, in bocca ha un’ottima materia, fresco, di buona complessità e persistenza.
Rosso Terzarulo 2013 – Cantina di Lisandro
Siamo a San Giovanni e Paolo, frazione di Caiazzo, dove risiedono le vigne, dove Rosa e Almerigo, coadiuvati dal bravo Fortunato Sebastiano e dall’agronomo Antonio Di Giovannantonio, allevano il casavecchia e il pallagrello nero che danno vita al Terzarulo, nome che apparteneva alla vecchia botte di castagno da 300 litri che un tempo veniva usata in vineria per spillare il vino. Il Terzarulo matura in acciaio per 6 mesi e una piccola parte in tonneaux; rivela nel calice un colore rubino violaceo intenso, naso di iris, viola, ciliegia e lampone, gradevole, in bocca ha buona struttura, freschezza, lineare nel frutto, si fa piacere per l’equilibrio e la misura.
Casavecchia Trebulanum 2011 – Alois
I vini di Massimo Alois si distinguono per il carattere molto deciso, il Trebulanum matura in botti di legno italiano da 80 ettolitri per un anno e mezzo, presenta un colore rubino impenetrabile, al naso ha profumi intensi di liquirizia, prugna, ginepro, menta e toni fumée; in bocca è ancora giovane nel tessuto tannico ma ha una bella ampiezza espressiva e profondità, lungo con rimandi evidenti alla liquirizia, alla cenere, al tabacco, al pepe nero.
Casavecchia Centomoggia 2011 – Terre del Principe
Mai deludenti i vini dell’azienda che ha nobilitato questo vitigno, il Centomoggia ha colore rubino vivace, profuma di ciliegia, prugna e piccoli frutti, ha una bella vena balsamica, note di cannella e liquirizia; in bocca ha buona risposta, ben bilanciato fra morbidezza e tannicità, l’assaggio rivela un carattere autentico, la sensazione è di un percorso naturale, perfettamente legato al terroir. A mio avviso nessuno come Terre del Principe riesce a nobilitare questo vitigno, che appare mediamente piuttosto scorbutico, difficile e non proprio elegante.
Casavecchia Cretaccio 2011 – Vigne Chigi
Rubino intenso e luminoso, naso gradevole e floreale con rintocchi di piccoli frutti, pulito; in bocca sviluppa bene, c’è trama tannica importante che rivela la sua gioventù, ma la materia è buona e ha già una discreta rotondità, soprattutto nel finale.
Casavecchia Vigna Prea 2011 – Viticoltori del Casavecchia
Questa piccola coperativa di Pontelatone sta dimostrando in pochi anni di lavorare molto bene, forte dell’esperienza dei 40 soci produttori che la compongono. Il Vigna Prea ha colore rubino violaceo impenetrabile, naso di piccoli frutti, amarena, mora di rovo, ciliegia, cenni floreali e minerali, al palato ha buona struttura, sapidità e freschezza, solo il tannino deve ancora integrarsi, ma è questione di tempo.

Giovanni Ascione

Sabbie di Sopra il Bosco 2013 – Nanni Copè
Giovanni Ascione mi ha impressionato per la sua energia, praticamente inarrestabile, quando poi racconta di quel pezzo di terra che segue come un figlio, il suo volto si accende e sembra volerti “acchiappare” nel suo mondo, nel turbinio di pensieri che lo pervadono. Questo blend di pallagrello, casavecchia e aglianico ha qualcosa di magico, uno dei vini più eleganti in assoluto, dire che sa di ciliegia e lampone, con una evidente quota minerale è quasi riduttivo, perché questo è prima di tutto un vino da godere, senza tante chiacchiere, evitando quella professionalità che a volte è capace di appesantire anche il più leggiadro dei vini. Qui c’è personalità e un connubio fra i tre vitigni davvero emozionante, è ancora giovanissimo, certo, un bambino, ma già ora è impossibile non rimanerne avvinti.
Pallagrello Nero Silva Nigra 2013 – Rao
Non ho precedenti su questo vino, è il mio primo assaggio e lo trovo interessante, ha colore rubino intenso, profumo deciso di lampone e mora, mirto e torba; in bocca è fresco, sapido e con un tannino tenuto sotto controllo, nel complesso è un vino di una certa personalità e con buone prospettive evolutive.
Pallagrello Nero Hero 2012 – Selvanova
La fattoria Selvanova non si distingue solo per la qualità dei vini, di cui ormai si dedica a tempo pieno Gennaro Reale, ma anche per l’attività di fattoria didattica che svolge all’interno dell’azienda. Qui si lavora in biologico, Antonio, geologo, conosce molto bene il terreno che circonda la cantina, è grazie al suo impegno che la collina di Selvanova è tornata al suo antico splendore. L’Hero è un pallagrello nero che di anno in anno sta trovando la sua dimensione, partito con una dose di legno piuttosto marcata, nella versione 2012 si fa apprezzare invece per il buon ventaglio odoroso, giocato su toni di viola, lampone e ciliegia, a cui seguono delicate e composite sfumature speziate, la nota tostata è contenuta e sarà facilmente assorbita; al palato segue un percorso corrispondente, con un tannino quasi morbido e una bella succosità di frutto, già in buon equilibrio.

I giornalisti durante la presentazione

Pallagrello Nero Cunto 2011 – Alois
Rubino intenso, naso composito, non solo frutto ma anche inizio speziatura, sfumature di tabacco e cacao, riflessi di china e mallo di noce; in bocca ha buon sviluppo, fresco, piacevole, appena scomposto nel finale per un’acidità ancora sferzante.
Pallagrello Nero Ambruco 2011 – Terre del Principe
Rubino con bei riflessi porpora, il bouquet si apre subito a note fruttate ampie e gradevoli, una bella vena balsamica; fresco e piacevole in bocca, con un tannino importante ma ben delineato, che non frena la piacevolezza del lungo finale.
Pallagrello Nero 2012 – Vestini Campagnano – Poderi Foglia
Non mi ha convinto al primo impatto olfattivo, percepivo toni laccati, quasi gommosi, poi si è liberato rivelando una buona fusione fra frutto e legno; più definito al gusto, rivela una buona trama, tannino fine e struttura lineare, senza particolari spigoli.
Monte di Grazia Rosso 2011 – Monte di Grazia
E’ ottenuto da tintore 90% e piedirosso 10% lavorati in regime biologico, buona parte delle viti sono a piede franco, trascorre circa 7 mesi in botti di rovere, poi acciaio e 2 anni in bottiglia. Mi è piaciuto molto, ha colore rubino intenso e concentrato, merito ovviamente dell’uva tintore, naso appena maturo e composito, c’è un po’ di tutto, fiori, frutta, mineralità, speziatura in formazione; in bocca manifesta ancora una certa giovinezza nell’apporto acido-tannico, ma la materia è ricca di fascino e non manca di eleganza.
Montevetrano 2011 – Montevetrano
Non c’è dubbio, Silvia Imparato sapeva quel che voleva, il suo vino doveva essere il suo vino con certe caratteristiche, unico e irripetibile, e così è stato. Sono ormai molte vendemmie che l’uvaggio ha trovato la sua versione definitiva, cabernet sauvignon 60%, merlot 30% e aglianico per la restante parte. Anche la versione 2011 mantiene il suo profilo classico, esprime un colore rubino cupo e impenetrabile, naso di piccoli frutti maturi, rosa scura, viola, mora, liquirizia, cannella; bocca balsamica, fresca, interessante, ben bilanciata, solo il finale non rende giustizia fra materia e morsa tannica, chiede ancora tempo per equilibrarsi.
Costa d’Amalfi Furore Rosso Riserva 2010 – Marisa Cuomo
Rubino intenso, naso di ciliegia fresca, leggera erba aromatica, cenni boisé e vanigliati; in bocca ha buon spessore, freschezza ed energia, tannino vivace e struttura ben temperata, crescerà per molti anni.
Galluccio Rosso Concarosso 2013 – Vestini Campagnano – Poderi Foglia
Poderi Foglia è la nuova avventura di Maria Grazia Foglia e Alberto Barletta, artefici con la famiglia Quaranta della Vestini Campagnano di Caiazzo; quattro ettari vitati in Conca della Campania, situati a duecento metri di altitudine alla base del vulcano di Roccamonfina. Il Concarosso ha un colore rubino vivace, profuma di lampone e ciliegia ed è caratterizzato da una forte mineralità; al palato ha un tannino ovviamente ancora scalpitante, bella freschezza e una disposizione alla piacevolezza e bevibilità che non lascia indifferenti.
Falerno del Massico Civico 32 2011 – Tenuta Fontana
La mano esperta di Nicola Trabucco sostiene l’impegno dei figli di Raffaele Fontana, Antonio e Mariapina; il Civico 32 è un esempio di Falerno del Massico dal classico stile corposo ma equilibrato, ha colore rubino con riflessi granati, bouquet ampio con note di prugna e mora mature, timo, alloro, cenere e liquirizia. Al palato rivela una buona tessitura tannica e ottima materia, fresca e dall’impatto convincente, appena cedevole nel centro bocca.
Falerno del Massico Rosso Rapicano 2011 – Trabucco
Rubino intenso, naso con un bel frutto ancora vivo, in parte sotto spirito, toni di viola e tabacco, ginepro e cacao. In bocca non delude, buon attacco, accompagnato da toni balsamici, rivela già un bell’equilibrio.
Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 2010 – Masseria Felicia
Ho avuto qualche difficoltà con questo vino, emergeva una nota ossidata decisa che mi ha spinto a chiedere un secondo campione, dove pur sentendola ancora in modo lieve, ho potuto apprezzare una bella complessità olfattiva, note pepate arricchivano il manto fruttato, seguite da sbuffi di cannella e ferro. All’assaggio si rivela ancora scalpitante, ma di bella trama, con un tannino già in fase di polimerizzazione.
Falerno del Massico Rosso 2010 – Villa Matilde
Ho sempre avuto l’impressione di una mano un po’ troppo tecnica nel Falerno di Villa Matilde, il 2010 ha cuore ancora rubino intenso, naso caramellato, con tocchi di liquirizia e mallo di noce, affiancato a note vegetali. In bocca c’è materia, si sente ancora l’apporto del legno, complessivamente ben fatto ma mi piacerebbe vederlo più spontaneo, terragno.
Terre del Volturno Aglianico Selvanova 2008 – Selvanova
Ho avuto la possibilità con Gennaro Reale di fare in azienda una piccola verticale di questo vino, partendo dal 2006 e arrivando alla 2011 di prossima uscita. Questo mi ha permesso di inquadrarlo meglio, è evidente la ricerca e l’impegno per ottenere un vino meno segnato dal legno e più di carattere, “a briglie sciolte”. La versione 2008 è quindi un vino di transizione, dal colore rubino ancora carico, olfatto ricco di materia fruttata matura, prugna in particolare, ma anche toni di cacao e humus. In bocca è ancora disallineato, il tannino sembra faticare ancora a inserirsi nel contesto materico, mentre la polpa ha una dolcezza e una rotondità da legno che viaggiano su un altro binario. La 2011 è una spanna sopra.
Falerno del Massico Rosso Vigna Camarato Riserva 2007 – Villa Matilde
Il vino simbolo dell’azienda di Salvatore e Maria Ida Avallone, è indiscutibile l’importante contributo che papà Francesco ha fornito con il proprio impegno negli anni ’60 all’area del Massico. La versione 2007 del Vigna Camarato ha colore rubino intenso, naso scuro e fitto, con toni decisi di liquirizia e prugna, forte impatto speziato del legno e toni parzialmente terziari, probabile retaggio espressivo di un’annata calda che ha offerto uve molto mature e zuccherine. Vedremo come si evolverà nei prossimi anni.
Sannio Aglianico 2012 – Mustilli
Una versione molto convincente, dal colore rubino pieno, pervasa già al naso di influssi freschi di lampone e ciliegia, non senza accenti floreali; in bocca racconta in modo schietto le migliori caratteristiche di questo vitigno quando è lasciato “libero”, vivo nell’acidità, a tratti austero senza appesantirsi in potenza, bel tannino vivo e ben frenato da eccessi astringenti, lasciamolo evolvere e scopriremo un vino al di sopra delle aspettative.
Sannio Aglianico Civico 28 2012 – Tenuta Fontana
Altra interessante prova di quest’azienda di Pietrelcina, che caratterizza le proprie etichette con i numeri civici legati ai luoghi dove ha vissuto Padre Pio. L’Aglianico Civico 28 ha colore rubino con riflessi granati, trama olfattiva ancora in fase di definizione che trova una maggiore precisione al gusto, ove struttura, freschezza e tannino hanno giusta dimensione e rendono il sorso coinvolgente.
Aglianico del Taburno 2011 – Fattoria La Rivolta
Ha colore rubino intenso, naso maturo e leggermente ossidativo, note di prugna, tabacco e liquirizia; in bocca ha freschezza da vendere, tannino ancora un po’ ruvido, ma finale fra i più lunghi e ricchi.
Guardia Sanframondi Aglianico Cantari Riserva 2010 – La Guardiense
rubino profondo, naso di visciola e mirtillo in confettura, bocca sapida, avvolgente, con decisa vena acida smussata da una buona struttura e dal legno ben dosato, chiusura lunga e convincente.
Aglianico del Taburno Vigna Pezza la Corte 2008 – Ocone
Rubino intenso con richiami granati, naso ancora segnato dai toni dolci del legno, si percepiscono la prugna e la mora in confettura, la china e toni caramellati. Al palato mantiene lo stesso profilo, ha tannino morbido e una dolcezza d’insieme che a mio avviso gli sottrae qualcosa.
Core 2013 – Montevetrano
Il nuovo nato di casa Imparato, aglianico in purezza, non si discosta molto nell’impostazione dal Montevetrano, rivelando una trama olfattiva di buona complessità con note in parte segnate dal legno, erbe officinali, amarene e ciliegie; corpo importante con tannino un po’ verde, grande guizzo acido, ha bisogno di tempo per assestarsi.
Cilento Aglianico Cenito 2010 – Luigi Maffini
Si presenta rubino granato ancora luminoso, naso che rivela effluvi di viola e frutta rossa appena matura, cenni di tabacco; al palato è ancora un po’ scomposto, soprattutto per via della notevole sferza acida, ma il tannino ha bella finezza e nel finale si distende nei rimandi di liquirizia e pepe.
Colli di Salerno Aglianico 2Mila10 2010 – Vuolo Mila
Azienda che non conoscevo e che mi ha fatto un’ottima impressione con questo aglianico di colore rubino intenso, naso di frutto scuro appena maturo, toni vegetali e balsamici; in bocca ha buon tessuto, freschezza, interessante sviluppo e ottima persistenza con ampi riverberi fruttati che ne amplificano la piacevolezza.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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