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Storie di cantine, uomini e luoghi

Simone Scaletta: da Torino a Monforte d’Alba per amor di terra

Gli oltre seicento chilometri che mi separano dal Piemonte non mi consentono di camminare per i vigneti di Langa quanto vorrei, sebbene siano ormai 12 anni che ci vado più o meno regolarmente. Non solo non mi stanco mai di rivedere quei bricchi durante le diverse stagioni, assolati, in ombra, con i colori autunnali o durante il vigore primaverile, ma ogni volta cerco di imparare qualcosa, di incontrare volti nuovi, dialogare con chi il vino lo fa dedicandoci tutto il proprio impegno, con la consapevolezza di avere fra le mani qualcosa di delicato che dovrà lasciare ai posteri, possibilmente migliore di prima.

L'azienda di Simone Scaletta vista dai vigneti

Così questo maggio, fra le numerose aziende che ho visitato, ho scelto di dedicare un pomeriggio a Simone Scaletta, un produttore emergente di cui avevo già apprezzato il Barolo negli anni precedenti. Mi sono trovato davanti una persona disponibile e sorridente, aperta, mentre chiacchieravamo davanti alla cantina, vedevo la mamma sistemare una vite nella vigna di fronte.
I suoi quattro ettari vitati a nebbiolo, barbera e dolcetto si trovano in località Manzoni, quasi ai confini del comune di Monforte d’Alba, zona di indubbio valore vitivinicolo.

Simone Scaletta

Simone, torinese che si occupava di tutt’altro lavoro, si è innamorato di questa terra, dieci anni fa ha impegnato tutte le sue risorse per acquistare i terreni e la struttura che sarebbe poi  diventata la cantina. Nel frattempo ha acquisito una certa esperienza lavorando presso altre aziende della zona. Le vigne sono quattro: Chirlet, tre ettari dedicati interamente al nebbiolo da Barolo; Viglioni, poco più di mezzo ettaro tutto a dolcetto; Sarsera, un altro mezzo ettaro dedicato alla Barbera e Autin ‘d Madama, destinata al Langhe Nebbiolo.

Simone Scaletta

Sin dall’inizio Simone ha impostato il suo lavoro cercando di rispettare al massimo l’ecosistema – basta fare un giro fra le vigne per rendersene conto, inoltre c’è un bel bosco che ne delimita una parte – optando per una viticoltura naturale, pochi e mirati interventi solo quando strettamente necessario.

La mamma di Simone Scaletta in vigna

Papà e mamma gli danno una mano, una famiglia semplice, di quelle che ti rimangono impresse, come la disponibilità di Simone che va ben oltre le consuetudini formali. Mi propone di attraversare i vigneti per raggiungere il bosco, questo mi permette di osservare il terreno, un impasto di limo, argilla e sabbia, in questa fase asciutto ma non secco. Ci sono molte varietà di erbe, soprattutto aromatiche, sparse fra i filari, la sensazione è di un grande equilibrio e di una terra ideale per la viticoltura.

La terra dove dimorano le vigne

Quattro vini, ciascuno con il nome del proprio vigneto e corredati di deliziose etichette opera del vignettista ►Stefano Frassetto. Come Simone stesso racconta: “La bellezza delle colline di Monforte, la mia passione per il vino, il calore della terra di Langa. Sentire che avrei potuto tornare a vivere come un tempo, in un ritmo che è dato dalla vigna, ha scatenato in me il desiderio e la volontà di ricreare vigneto là dove già c’era. La ricerca, il rispetto, l’accettazione e la valorizzazione del territorio, con i suoi delicati equilibri, naturali e umani insieme, mi hanno guidato in questa scelta e definiscono il carattere dei miei vini“.

Particolare di una vigna

Il momento della raccolta, carico di emozioni e fatiche, ma così bello da condividere che si trasforma in una grande festa, è il frutto dell’impegno di un intero anno e della benevolenza del cielo e apre ai lavori in cantina. Una vinificazione naturale con travasi fatti al momento opportuno e un affinamento lento, senza necessità di filtrazioni, permettono poi l’evoluzione armoniosa dei miei vini.”.

Panorama sui vigneti dall'azienda di Simone Scaletta

E ha ragione, nei suoi vini tutto questo è reale, palpabile, raccontano fedelmente il connubio fra l’uomo e la vigna, non ci sono forzature né percorsi prestabiliti, il vino estrae dal cilindro la sua natura, conquistandomi senza difficoltà, ad ogni sorso.

Simone Scaletta tra i filari

La degustazione

Dolcetto D'Alba Viglioni 2010Dolcetto d’Alba Viglioni 2010, gradazione 13% – Poche bottiglie di questo Dolcetto d’Alba 2010, 2.000 esemplari provenienti da una vigna di 0,65 ettari esposta a sud-est su terreno composto di limo, argilla e sabbia, ad un’altitudine di circa 300 metri s.l.m.
Subisce una macerazione a contatto con le bucce per circa cinque giorni in vasche d’acciaio a temperatura controllata; una volta svinato, effettua la fermentazione alcolica e malolattica in acciaio dove permane altri 9 mesi dove, con il solo ausilio dei travasi, si purifica dai residui solidi. Infine nel mese di luglio viene imbottigliato senza subire filtrazioni, dove resta ad affinare per tre mesi.
A parte il colore che già è abbastanza indicativo del vitigno, rubino violaceo intenso, basta accostarlo al naso per non avere più dubbi, è un tripudio di ciliegie, mirtilli e lamponi, accompagnati da un mazzetto di rose meilland e viole, su un delicato sfondo di cacao e mandorla.
Al palato ha una freschezza precisa e una specularità aromatica impressionante, un sottile approccio tannico sulle gengive accompagna il finale succoso ed estremamente piacevole. Un dolcetto classico, ben fatto, di quelli che si possono bere in qualsiasi stagione, grazie al suo equilibrio e alla dote alcolica contenuta. Sfiora la quarta chiocciola.
Molto bella e significativa la frase che Simone ha impresso sull’etichetta: “Il pulsare di queste colline, toccare, assorbire in ogni costa, vigna, bosco, una voce, una vita, ha scatenato in me l’idea di possederle, di berne il segreto dei frutti, di incarnarle”.
Valutazione: @@@1/2

Barbera d'Alba Sarsera 2008Barbera d’Alba Sarsera 2008, gradazione 13,5% – Mezzo ettaro dedicato alla produzione della Sarsera, circa 2.900 piante di barbera allevate a controspalliera con potatura a Guyot corta, 35 quintali d’uva in totale per una produzione di circa 5.000 bottiglie. Per circa una settimana le uve vengono poste a macerare in acciaio a temperatura controllata. Dopo la svinatura e la fermentazione alcolica in acciaio per quindici giorni, il vino passa in barriques di secondo e terzo passaggio, dove effettua la malolattica a temperatura costante di 20° C. Altri sei mesi in barrique a maturare, poi decantazione in acciaio per alcuni mesi e imbottigliamento finale senza filtrazioni per la durata di tre mesi.
Nel calice dona alla vista un bel colore rubino vivace di buona trasparenza, il bouquet è subito aperto, propone note di ciliegia e prugna – a questo proposito voglio sottolineare che qui, come del resto nel Dolcetto, le sensazioni fruttate sono sempre fresche, non scadono verso toni surmaturi, mai come in questo caso si più parlare di “croccantezza” del frutto – la delicata speziatura che segue ha accenti sottili, non invadenti, mantenendo integro il carattere del vitigno, con un finale che si espande verso la liquirizia.
Alla barbera non manca mai l’acidità – sarà una delle ultime a soffrire dell’aumento della temperatura media – e qui lo conferma pienamente offrendo un assaggio energetico, vibrante, fresco, corroborato dal frutto pieno ed equilibrato; freschezza che non si disperde mai, neanche nel finale, delicatamente sapido e persistente.
Anche in questo caso, la scelta del piccolo legno non va ad intaccare le caratteristiche peculiari del vitigno, restituendolo perfettamente in armonia con i suoi caratteri peculiari.
Valutazione: @@@@

Langhe Nebbiolo Autin 'd Madama 2008Langhe Nebbiolo Autin ‘d Madama 2008, gradazione 14% – Chi è appassionato di nebbiolo sa certamente che le varietà utilizzate in Langa sono Lampia, Michet e più raramente Rosé. Nell’Autin ‘d Madama 2008 c’è il 70% di Lampia e il 30% di Michet, provenienti da un vigneto di quasi un ettaro esposto a sud.
Il procedimento di vinificazione prevede la macerazione con le bucce in vasche d’acciaio con il controllo della temperatura per circa sei giorni. Successivamente si effettua la consueta svinatura e, nei quindici giorni successivi, si conclude la fermentazione alcolica in acciaio. Il vino è quindi posto in barriques di secondo e terzo passaggio per ottenere la fermentazione malolattica alla temperatura costante di 20° C per due mesi. Terminata questa fase è nuovamente posto in barriques per altri 6 mesi. L’affinamento si conclude con un ulteriore periodo di 4 mesi in botte grande. Decantato in acciaio per alcuni mesi, passa poi in bottiglia senza filtrazioni e riposa per altri tre mesi prima di essere messo in commercio.
Alla vista ha un colore granato luminoso con venature rubine, la trama olfattiva ha il marchio del nebbiolo, slanci floreali di rose selvatiche e appena appassite si accostano ad una miscela avvincente di ciliegia leggermente sotto spirito e spezie officinali, l’impatto è di una certa profondità e ampiezza, si sente l’humus di questa terra limo-argillosa frammista a sabbia che segna il passo della sottozona Manzoni di Monforte d’Alba, regalando finezza ed eleganza.
L’assaggio rivela un nebbiolo fresco e vitale, dal tannino fine ma non superficiale, un tessuto fruttato pieno e succoso con base sapida, il finale regala ancora striature speziate, con un tocco appena pepato molto particolare.
Valutazione: @@@@1/2

Barolo Chirlet 2008Barolo Chirlet 2008, gradazione 14,5% – Simone Scaletta dispone di tre ettari vitati dedicati al nebbiolo da Barolo nella vigna Chirlet, dai quali ottiene una media di 5.000 bottiglie annue. La macerazione con le bucce in vasche termoregolate dura circa sette giorni, dopo la svinatura, si conclude la fermentazione alcolica in acciaio per dieci giorni. Il vino trascorre successivamente due mesi in barriques, per il 40% nuove e per il 60% di secondo passaggio, dove avviene la fermentazione malolattica alla temperatura costante di 20°. Continua poi la sosta in barrique per altri 16 mesi, a cui segue un passaggio di sei mesi in legno grande. Infine il vino viene decantato in vasche d’acciaio, per poi essere imbottigliato senza filtrazioni e affinare per almeno 8 mesi prima di essere messo in commercio.
Tutte le bottiglie di Barolo che vengono prodotte in azienda sono numerate, la 2008 a mia disposizione è n. 2532. Presenta un bellissimo colore rubino-granato acceso, profuma di rose e viole, sottobosco, alloro, ciliegia matura, una bella balsamicità accompagna una speziatura in formazione, emergono note di ginepro e cenni agrumati.
Al gusto manifesta quella incredibile freschezza che è uno dei marchi di riconoscimento dei vini di Scaletta, il tannino è solido e di trama finissima, frutto croccante e gustoso, giovinezza che scalpita ma con eleganza, il filone è straordinariamente leggero, è una struttura che sa come celarsi, librandosi con estrema facilità senza appesantire in alcun modo, lasciando che le sensazioni arrivino in equilibrio e stimolando l’inevitabile quanto desiderato secondo sorso.
Quinta chiocciola meritata in prospettiva di una sicura e longeva evoluzione.
Valutazione: @@@@@

Barolo Chirlet 2007 e 2005Barolo Chirlet 2007, gradazione 14,5% – Annate come la 2007, che tutti ricorderanno calda anche se non con lo stesso livello di siccità e gli stessi picchi di temperatura della 2003, sono molto utili per capire come si comporta il nebbiolo in vigna, se riesce a maturare in modo equilibrato oppure, per ottenere un vinacciolo a giusta maturazione, si è costretti a portare più avanti il momento della raccolta con il rischio di uve un po’ troppo cotte e con acidità sotto i limiti. Aiutano anche a rendersi conto se e cosa si deve correggere affinché le piante superino le eventuali difficoltà.
In poche parole le espressioni “cru” e “terroir” possono tremare o acquistare un senso proprio in questi momenti, ovvero quando le condizioni climatiche sono particolarmente sfavorevoli: piogge eccessive, grandinate violente, ondate di calore prolungate, sono tutti elementi che mettono a dura prova l’uomo e la vigna. Non bisognerebbe mai dimenticarsene quando si valuta un vino senza conoscere bene il percorso che ha fatto prima di arrivare in bottiglia.
Qui a Manzoni, dove l’acidità è uno degli elementi più saldi e rassicuranti, la 2007 dimostra di non avere nulla da temere, il Barolo Chirlet gode di ottima salute, anzi, è impreziosito da una vena olfattiva intensa e variegata dove il frutto appare solo leggermente più maturo (c’è anche un anno in più di evoluzione), mentre la trama speziata è ampia e coinvolgente. Non c’è il guizzo del 2008, questo no, ma l’impostazione e la personalità sono già ben definite, non dimentichiamoci che parliamo di un’azienda giovane, qui alla sua quarta annata di Barolo.
Preziose note di menta e tabacco chiudono un finale sempre elegante e raffinato, tratti che ritroviamo anche al gusto, nel tannino forte ma setoso, nel frutto maturo ma ben sorretto dall’acidità, nei toni di liquirizia suggestivi che sostengono una lunga e calda persistenza.
Valutazione: @@@@1/2

Barolo Chirlet 2005, gradazione 14% – “Assaporo il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, mi sorprende una lieve brezza, la stanchezza di chi non si risparmia… mi avvolge il silenzio della sera”. Così si racconta Simone Scaletta nella retroetichetta del Barolo Chirlet 2005, bottiglia n. 372. Perché Simone è anche questo, un po’ poeta un po’ viticoltore, tutto ciò che fa lo vive con passione, dedizione, cercando di rispettare al massimo la natura. E il vino ne guadagna. Colore granato classico e trasparente, ma senza cedimenti all’unghia, un colore che richiama inevitabilmente il nebbiolo; il bouquet ci ricorda l’annata: poche concessioni iniziali potrebbero dare l’illusione di un vino chiuso e scarsamente espressivo, niente di più falso. La 2005 è la classica annata ingannevole, che non mostra le proprie carte se non con il tempo, ma poi può farti innamorare. A me piace moltissimo, quei piccoli frutti che affiorano fusi alla rosa, ciliegia e fragolina, quel sentore speziato gentile che non aggredisce ma sfiora, la percezione di un mondo sotterraneo dove spuntano evoluzioni minerali e di sottobosco. Una bocca che regala quella vivida e immortale freschezza che sostiene una materia garbata, quasi inattesa per un Barolo di Monforte, ma qui siamo quasi ai confini, la composizione del suolo cambia, si va in direzione di Monchiero. Tanta liquirizia e una beva avvincente simboleggiano questo vino che, ne sono certo, più passerà il tempo e più sarà grande.
Valutazione: @@@@@

SIMONE SCALETTA – VITICOLTORE IN MANZONI DI MONFORTE D’ALBA
Località Manzoni, 61 – 12065 Monforte d’Alba (CN)
Tel. +39 348/4912733
Sito: www.simonescaletta.it
E-mail: viniscaletta@alice.it

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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