Anteprime Toscane: Chianti Lovers, pregi e difetti di un evento giovane, ma non troppo

Non è mia abitudine fare le pulci, mai, tendo sempre a evitare polemiche o critiche fini a se stesse, credo però che sia doveroso da parte di chi svolge il ruolo di scrivere di vino, riportare impressioni e perplessità, suggerire proposte, contribuire a fornire spunti di riflessione su pregi e limiti di un evento rivolto a professionisti e appassionati.
Reduce dall’anteprima “Chianti Lovers“, che si è svolta il 14 febbraio presso l’Ex-Manifattura Tabacchi di Firenze, durante la quale è stata presentata l’annata 2015 della Docg e delle sue sottodenominazioni (tre su sette), oltre ad un buon numero di 2014 e di 2013, debbo a malincuore rilevare che non mi è stato possibile affrontare la degustazione della nuova annata (quasi 100 vini), non per pigrizia o indisposizione, ma per un servizio di sommelier che si è rivelato decisamente sottodimensionato: non c’era assolutamente equilibrio fra il numero di sommelier che servivano i vini e i giornalisti presenti, il rapporto era di uno a dieci, forse anche meno, davvero troppo pochi per poterci permettere di svolgere un compito che richiedeva, in una condizione ottimale, almeno 4 ore di lavoro (25 vini l’ora è più o meno la media standard, qualcuno è più veloce altri meno).
L’impossibilità di raggiungere l’obiettivo mi ha spinto a destinare la mia attenzione al millesimo 2014, una trentina di vini che ho potuto degustare in quasi 3 ore, durante le quali non erano disponibili al tavolo né acqua, né salviette, né grissini o pane necessari a ridurre gli effetti astringenti dei vini.
Certo l’evento è giovane, ma non troppo, visto che è alla sua quarta edizione (due anni a Palazzo Borghese e due anni all’Ex-Manifattura) e dovrebbe ormai essersi rodato sotto questi aspetti squisitamente organizzativi. Pazienza, speriamo che il prossimo anno vada meglio, magari una sbirciatina alla Leopolda, dove si svolge l’anteprima del Chianti Classico, come sempre inappuntabile, potrebbe essere d’aiuto…

Ma veniamo alla degustazione dei 29 Chianti 2014, vini ancora giovanissimi, infatti solo un terzo di essi è già in commercio. L’impressione generale è decisamente positiva, ormai sembra che buona parte delle aziende abbia scelto di tornare a vini godibili, di territorio, in alcuni casi anche con un carattere definito e coinvolgente.
In ordine di degustazione ecco i miei preferiti:
Chianti Rùfina
Colognole: sempre convincente il Chianti della famiglia Spalletti, dai profumi di rosa, ciliegina, lampone, fragolina di bosco ed erbe aromatiche; con una spinta acida vivace al palato e un tannino mai rigido, ottimo testimone delle qualità di finezza della sottozona più alta del Chianti.
Fattoria Il Lago: Rolando Spagnoli con la moglie Fiorella e i figli Francesco e Filippo, oltre a disporre di uno splendido agriturismo a Dicomano, producono vino e olio, questo Chianti, altrettanto floreale e fruttato, guadagna una piacevole vena balsamica grazie alla fermentazione in barrique, senza rimanerne condizionato sul piano della tipicità e gradevolezza.
Cedro – Fattoria Lavacchio: azienda da tempo in biologico e risparmio energetico, produce anche una linea di Chianti denominata “Puro”, senza solfiti aggiunti; il Cedro è un Chianti che merita di essere apprezzato per le sue caratteristiche note di ciliegia con qualche guizzo verso il mirtillo e l’amarena, a cui si aggiungono sentori di erbe aromatiche come timo e alloro; al palato è ancora molto giovane, ma ha ottima stoffa e chiede solo tempo per esprimere tutte le sue qualità.
Fattoria Selvapiana: è sicuramente un riferimento della denominazione, la sua riserva Bucerchiale se la batte con i migliori Chianti Classico e ha una straordinaria longevità. Il “base” mantiene il profilo elegante che contraddistingue i vini di Federico Giuntini, ha colore rubino trasparente e cristallino, naso molto fine, giocato su rintocchi di erbe aromatiche e piccoli frutti; in bocca ha un bel respiro, freschezza, corpo forse un po’ leggero (è pur sempre un 2014) ma ha carattere e si fa piacere per la trama tannica molto misurata e una bevibilità notevole, finale sapido e profondo.
Frascole: altra azienda biologica da ben 18 anni, produce quest’ottimo sangiovese con una piccola quota di canaiolo e colorino, fermentato a contatto con le bucce per quasi 30 giorni e maturato parte in tonneau e parte in cemento; ha colore rubino luminoso, naso ancora un po’ serrato ma sembra promettere buone cose, intanto affiora la classica ciliegia e sentori terrosi; bocca giovanissima e di freschezza scalpitante, un vino che guarda avanti, più di quanto ci si potrebbe immaginare.
Podere Il Pozzo: rubino trasparente, fatica un po’ ad aprirsi per via di una leggera riduzione, poi punta a rosa, viola e ciliegia con guizzi verso il lampone; palato più chiaro ed espresso, non particolarmente ampio ma tutto sommato piacevole con un tannino ben integrato.
Villa Travignoli: debbo dire che in passato lo stile dei vini di Giovanni Busi non mi convinceva del tutto, troppo carichi e meno eleganti di quanto ci si aspetta da un vino di Rùfina, questa volta ritrovo una piacevolezza floreale e un equilibrio al gusto assolutamente rassicuranti.

Chianti Colli Fiorentini
Lanciola: ci spostiamo a Impruneta, poco a sud di Firenze, tra San Casciano in Val di Pesa e San Polo in Chianti, qui nasce questo Chianti Colli Fiorentini maturato alcuni mesi in botti da 32 ettolitri, dal colore rubino vivace, naso di ciliegia e fragolina, richiami boschivi; bocca corrispondente, fresco, non complesso ma gradevole, finale appena ammandorlato.
Fattoria di Bagnolo: è una delle tre aziende di proprietà dei Marchesi Bartolini Bardelli, situata poco distante da Lanciola in direzione di Tavarnuzze; non mi è dispiaciuta questa versione maturata sei mesi in botti di diversi formati, fresca, molto fruttata e di buona persistenza al palato, con finale leggero di liquirizia.
Fattoria di Fiano: Ugo Bing è indubbiamente un personaggio, il suo amore sconfinato per la vigna, la sua sperimentazione trentennale per ottenere le condizioni ottimali di coltivazione, sono un importante bagaglio che sta trasferendo al figlio Francesco e i suoi vini riescono sempre a stimolare il dibattito. Personalmente apprezzo molto questa versione dalla spiccata impronta floreale, non senza slanci verso il lampone e la ciliegia candita; al gusto riporta le sensazioni fedelmente, mettendo in mostra una trama tannica fine e misurata e un allungo già di notevole impatto.
Chianti Montespertoli
Purtroppo erano presenti solo tre aziende e nessuno dei vini ha raggiunto un livello sufficiente da meritare di essere menzionato.
Chianti Superiore
Fattoria San Fabiano: debbo dire che anche per la tipologia Superiore ho fatto molta fatica a trovare vini degni di nota, quello di San Fabiano si fa apprezzare per uno stampo piacevolmente floreale, che precede un discreto nerbo fruttato di ciliegia, pochi spunti per un vino forse ancora troppo giovane, confermato al palato da un tannino e un’acidità ancora non ben integrati nella materia fruttata.
Poggiotondo: qui è il lampone a fare capolino in un bouquet ancora chiuso e monocorde; al gusto c’è buona corrispondenza, freschezza, tannino non ruvido, ma ancora tanta necessità di messa a punto.
Roberto Giuliani



