Il mio giubileo a Castelbello coi vini della Val Venosta

Quando frequenti un posto per pochi giorni all’anno, ma per molti anni (supponiamo cinquanta), è inevitabile subire l’effetto di quella che si potrebbe chiamare la familiarità cadenzata. Ossia la sensazione di confortante intimità che tuttavia non ti impedisce di notare, di volta in volta, i cambiamenti dettati nei luoghi e nelle persone dal fatale trascorrere del tempo. Un po’ come succede osservando trasformarsi in uomo il nipotino incontrato per decenni solo alle feste comandate.
Ho avuto esattamente quest’impressione quando, giorni fa, ho celebrato il mio giubileo d’oro (1973-2023!) con Castelbello, magnifico fortilizio con comunità, meleti e ovviamente vigneti annessi, nel mezzo alla Val Venosta.

L’occasione me l’ha offerta l’instancabile Sonja Egger-Trafoier, amica di antica data nonché celebre donna del vino e sommelier del prospiciente Kuppelrain – il gran ristorante stellato che la famiglia Trafojer (il fondatore Jorg, Kevin ora in cucina, Nathalie e Julya) gestisce da sempre e che oggettivamente costituisce una delle locomotive enogastronomiche per l’intera valle – organizzando e invitandomi alla Vinschgauer Wienpresentation, ossia alla presentazione di venti piccoli vignaioli di eccellenza valligiani ospitata proprio nelle sale del castello già appartenuto ai conti Von Hendl.
L’esperienza è stata illuminante per riavvolgere il film di mezzo secolo di paesaggi, architetture, economie e, naturalmente, vini.

La bassa Val Venosta, trentacinque km da Pacines a Silandro, è punteggiata di vigneti distribuiti tra i 500 e i 1000 metri di quota e beneficiati da un clima asciutto, con forti escursioni termiche. Vi si coltivano principalmente Riesling, Pinot bianco, Pinot nero, Schiava e Gewürztraminer, ma il ventaglio come è ovvio è molto più ampio, piwi compresi. Assaio ristretta, per ragioni fisiche ed economiche, è invece la maglia fondiaria, con una forte parcellizzazione equamente divisa tra vigne e meleti. Questi ultimi un po’ in ribasso a dire il vero, dopo che sono finite le vacche grasse dei redditi: un ettaro dei secondi costa comunque ancora 80mila euro circa, a fronte dei 50mila richiesti per i primi.

E la disponibilità è zero o quasi, anche perché, se la tradizione viticola venostana è antica, lo è meno la scelta di imbottigliare i vini, che in tempi più recenti ha assecondato la rinascita della vocazione turistico-qualitativa della valle, orientata all’ospitalità di eccellenza e alle produzioni di nicchia.
Districarsi tra i 93 campioni in degustazione ai banchi non era facile e fare delle scelte è stato necessario, senza contare le copiose distrazioni offerte dagli spettacolari affacci del castello.
L’impressione generale, anche rispetto a degustazioni del passato prossimo, è stata comunque di una netta crescita qualitativa media, senza cadute o quasi, e anche di una accresciuta personalità, che senza penalizzare la piacevolezza o la freschezza della beva tende a evidenziare meglio lo stile e la filosofia di ogni singolo produttore.
Ecco dunque una selezione ragionata dei nostri migliori assaggi tra gli oltre 60 compiuti.

Alto Adige Kerner 2022 Weingut Engelberg, Sluderno: piacevolezza e complessità, naso screziato e denso, bocca ampia e composta.
Alto Adige Val Venosta Riesling 2021 Oberschlossbauer, Juval: pietra focaia potente e quasi pungente, bel sorso sapido, verticale, vivo.
Alto Adige Val Venosta Pinot Bianco “Ria” 2022 Ansits Mairhof, Parcines: naso fragrante e nervoso, in bocca è piacevole anche grazie a un finale amarognolo.

Alto Adige Val Venosta Müller Thurgau 2022 Hanns Sinkmoser zu Jufal, Weingut & Hofbrennerei Castel Juval Onterortl: la grande finezza all’olfatto non tradisce la varietalità e si trasforma in eleganza al sorso.
Alto Adige Val Venosta Pinot Bianco 2020 Hanns Sinkmoser zu Jufal, Weingut & Hofbrennerei Castel Juval Onterortl: al naso è preciso e gentile, con netto sentore di nocciola, mentre in bocca è sapido, lungo, asciutto.
Alto Adige Val Venosta Riesling Weingarten Windbichel 2018 Hanns Sinkmoser zu Jufal, Weingut & Hofbrennerei Castel Juval Onterortl: cru elegantissimo che al naso sa di pietra assolata e in bocca è di intensa complessità.
Alto Adige Val Venosta Riesling Weingarten Windbichel 2021 Hanns Sinkmoser zu Jufal, Weingut & Hofbrennerei Castel Juval Onterortl: un vino profondo, la cui varietà screziata di accenni piccanti rimbalza dal naso alla bocca.
Alto Adige Val Venosta Riesling 2021 Lehengut, Gailsaun: le esplicite note varietali non turbano ed anzi esaltano le sottili note flora selvatica. Bio.
Alto Adige Chardonnay 2021 Josmoar, Castelbello: il passaggio in legno dona al vino delicate note di toffees e un bocca ricca e corposa, ma non invadente.
Marmor Weiss Eschkolot 2021 Magnum Hof Castelatsch, Tschengls: Solaris, Muscaris, Souvignier gris coltivati su vigneti cosparsi di polvere di marmo: composito, fuori dagli schemi, denso e screziato, da assaggiare.

Alto Adige Val Venosta Pinot nero “Loma” 2020 Moarhof, Castelbello: bell’equilibrio di croccantezza ed eleganza, ha un naso gentile e una bocca diretta, pulita.
Alto Adige Josmoar Pinot Nero 2020 Riserva, Castelbello: le vigne ventannali e un parziale affinamento in legno danno al vino un’eleganza rotonda, a tratti compatta, che in bocca si rilascia piano ma poi dura a lungo.
Alto Adige Pinot nero “Eustachius” 2015 Riserva Magnum Schlossweingut Stachlburg, Parcines: vecchie vigne a bassa resa e un equilibrato passaggio in legno danno a questo vino una solennità e un’eleganza che non lo privano di agilità, finezza, godibilità.
Debbo sempre a Sonya il privilegio di aver goduto della versione magnum dei due vini già assaggiati in formato normale.
Et de hoc, satis!
Stefano Tesi



