Derthona 2.0 2022: il Timorasso nelle sue diverse espressioni

LE ORIGINI
Colli Tortonesi è una DOC che coinvolge in tutto o in parte 46 comuni della provincia di Alessandria, più il territorio limitato alla sponda destra del fiume Scrivia che rientra nel Comune di Arquata Scrivia.
Ma facciamo un passo indietro, poiché tutto ebbe origine nei primi anni ’70, per la precisione l’8 maggio 1971, quando una trentina di sindaci dell’Alessandrino presentarono al Comitato Regionale per la Tutela delle Denominazioni di Origine dei Vini, la domanda di riconoscimento della denominazione “Colli Tortonesi”, con la specificazione “Barbera”, “Cortese” e “Cortese Spumante naturale”. La scelta del nome non fu casuale, ma era legata al fatto che sin dal 1934 in tutti i territori comunali dell’area, forti dell’appartenenza all’allora circondario di Tortona, veniva usato come riferimento alle mostre e fiere vitivinicole, come area di provenienza, il termine Colli Tortonesi. L’iter burocratico si concluse due anni dopo con la nascita della DOC con il Decreto Presidenziale del 9 ottobre 1973, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 14 marzo 1974; allora gli ettari vitati totali erano circa 5.500 e la produzione media annua di uve sfiorava i 500 mila quintali (di cui circa 30 mila a barbera e 10 mila a cortese).
Nel 1996 il disciplinare venne modificato introducendo la presenza del vitigno dolcetto e la tipologia Chiaretto, quest’ultimo in quanto testimonianza di una tradizione legata anche alla vicinanza con la Lombardia, infatti per la sua produzione era lasciato libero l’uso delle varietà consentite dalla regione, come bonarda, croatina e altre.

Ma perché la varietà timorasso non c’era nel disciplinare? Perché, pur essendo un vitigno tradizionalmente presente nel Tortonese sin dal Medioevo tanto da essere stato per lungo tempo il più coltivato, nel dopoguerra, a causa del boom economico che portò allo spopolamento di buona parte delle zone agricole, quest’uva finì per scomparire. Nel 1987 si conosceva una sola parcella di 0,5 ettari, quella da cui partì il lavoro di Walter Massa, che capì subito di avere fra le mani un’uva decisamente speciale, nei primi anni ’90 esce finalmente il primo vino Timorasso (da tavola, perché in Piemonte non esiste l’IGT). Che lui sia il pioniere del Timorasso lo sanno probabilmente anche i non addetti ai lavori, il suo impegno portò a coinvolgere mano a mano altri produttori, i primi due furono Andrea Mutti e Paolo Poggio nel 1995 e nel 1997 sono usciti con tre etichette analoghe con la scritta Timorasso bene in vista. Intanto nel 2000 gli ettari vitati diventano tre, ottenuti per produzione massale (grazie a Beppe Bordone dei Vivai Cooperativi di Rauscedo), ancora oggi non esistono cloni diversi da quello originario. Ma il numero di produttori ed ettari comincia ad aumentare…
Nel 2005, finalmente, la DOC viene modificata inserendo la presenza dell’uva timorasso, il vino ottenuto potrà chiamarsi Colli Tortonesi Timorasso. Viene introdotta anche la prima sottozona, Monleale, espressamente dedicata alla barbera (con 31 comuni coinvolti).
Nel 2009 abbiamo 31 produttori d’uva timorasso su una superficie di 35 ettari.
Oggi abbiamo quasi 300 ettari vitati su circa 2000 dell’intera denominazione.
Nel 2011 una nuova modifica introduce la seconda sottozona: Terre di Libarna, per valorizzare il timorasso della Val Borbera, all’estremo confine dei Colli Tortonesi, dove i vigneti sono coltivati ad altitudini più elevate, tra i 400 e i 600m, qui l’acidità, già ben presente nel vitigno, si esprime ai massimi livelli (e il ph è più basso), così come i profumi, caratteristiche ideali per introdurre anche la tipologia spumante, grazie anche a terreni caratterizzati da marne bianche e sassose, e al clima più rigido che in altre zone; qui la vendemmia si svolge mediamente due settimane più tardi, rispetto alle altre aree del Tortonese.
Queste marne sono le stesse che troviamo a Barolo, Barbaresco e Gavi, le famose Marne di Sant’Agata, ma qui si sono formate almeno 5 milioni di anni prima. Un altro aspetto non trascurabile è, come racconta Gianni Fabrizio del Gambero Rosso, la forte presenza di zolfo e litio nel territorio tortonese, che contribuisce a renderlo unico. Il clima poi, rispetto all’area delle Langhe, è diverso, ci sono meno piogge e meno neve, temperature mediamente più elevate, di fatto i Colli Tortonesi sono tra le zone meno piovose di tutta la regione. Negli ultimi 5 anni, nella 2017 e 2021 ci sono state gelate in Piemonte, ma nei Colli Tortonesi no. Il timorasso oggi riesce a maturare molto bene, cosa che negli anni 90 era molto più difficile. In pratica il clima caldo favorisce questa varietà.

Per le sue diverse caratteristiche l’area dei Colli Tortonesi è divisa in tre zone: a nord troviamo sedimenti di origine continentale (Pliocene e Quaternario), nella parte centrale formazioni di origine marina (Bacino terziario piemontese) e in quella più a sud unità derivanti dal Dominio Oceanico Ligure-Piemontese.
Le valli hanno altimetrie molto diverse (da 87 a 1699 metri s.l.m.), in pianura il timorasso non c’è, si parte da oltre 200 metri a Tortona. Per questa ragione il nuovo disciplinare che ha introdotto la tipologia “Derthona” (nome latino di Tortona), non prevede un’altitudine minima e massima generalizzate per la coltivazione del timorasso, ma sarà diversificata da comune a comune.
Insomma cos’ha di tanto speciale questa varietà di vite? Da un punto di vista genetico pare che abbia alcune affinità con altre uve, infatti sembra essere parente per il 20% con il sauvignon, per il 3% con il vermentino e per il 6% con il nebbiolo, mica uve qualsiasi! Inoltre dal punto di vista organolettico c’è un’affinità anche con il riesling, non di rado affiorano sentori di idrocarburi. Dunque, a parte il moscato (che però finisce quasi tutto nella spumantizzazione), il timorasso è l’uva bianca più profumata del Piemonte. Ma forse la qualità maggiore di quest’uva sta nella capacità di dare vini bianchi longevi. Molto longevi.

Ecco perché la degustazione cieca di 32 campioni 2020, effettuata sabato 2 aprile nel Museo delle Macchine Agricole Orsi di Tortona, sarebbe stata davvero parziale se non avessimo avuto la possibilità di assaggiare vecchie annate ai banchi d’assaggio con i produttori. C’è poco da fare, in Italia ci sono vini bianchi che andrebbero messi in commercio dopo anni, fra questi sicuramente il Timorasso, come la Vernaccia di San Gimignano, il Verdicchio ed altri. Ci riusciremo mai?

ANNA GHISOLFI
Ma veniamo all’anteprima Derthona Due.Zero che si è svolta Sabato 2 aprile, organizzata dal Consorzio di Tutela Vini Colli Tortonesi con il supporto dell’agenzia Fruitecom di Vignola (MO) fondata da Rolando Drahorad nel 2000 e che ha come Managing Director il bravo Stefano Malagoli. L’evento, così concepito, è alla sua prima edizione, si tratta della prima degustazione di CT Derthona Timorasso dedicata alla stampa italiana ed estera. Prima di entrare nel dettaglio, però, desidero dedicare uno spazio alla piacevolissima cena con i produttori presso il ristorante di Anna Ghisolfi nel centro storico di Tortona. Confesso che in passato mi erano arrivate voci sulla bravura di Anna, ma non avevo ancora avuto modo di conoscere la sua cucina.

La location è davvero suggestiva e originale (fra l’altro si trova quasi di fronte a casa sua): sala e ristorante sono un unico ambiente, e sono collocati nell’unica navata del cinquecentesco Oratorio del Crocifisso, chiesa sconsacrata dopo la seconda guerra mondiale, la suggestiva volta a botte fa da tetto alla cucina di stampo moderno ma estremamente sobrio. Il menu che è stato preparato per l’occasione ci ha permesso di scoprire tutto l’estro della chef tortonese, non è difficile cogliere nelle preparazioni l’impronta di grandi come Gualtiero Marchesi e Ferran Adria, ma lei ha indubbiamente un proprio stile, le piace giocare con forme e sapori, accostamenti apparentemente azzardati e prodotti del territorio, una full immersion in sensazioni davvero esaltanti che auguro a tutti di provare, dal ”uovo, bianco di bietola e caviale” al “Cannoncino di mela”, dal “Maialino tonnato” al “Gelato di Montebore (formaggio tipico, presidio Slow Food), rapa bianca e caffè”. Un’esperienza da ricordare.

LA DEGUSTAZIONE
Dunque, 32 campioni 2020 di 32 produttori, mi hanno permesso di comprendere gli aspetti principali di questo vitigno, anche se c’è da dire che la mano dell’uomo incide non poco sul risultato finale, con un’annata così giovane l’uso dell’anfora piuttosto che dell’acciaio, le lunghe macerazioni, il cemento, il legno, sono elementi che forniscono un prodotto inevitabilmente eterogeneo, l’età del vino è ancora troppo precoce perché gli equilibri siano stati raggiunti e l’uva torni a governare con i suoi tratti legati alle diverse zone. Fa parte del gioco, certo, ma se si parla di territori, di zone, di altitudini, è importante avere gli elementi per potere individuare queste diversità. In realtà, almeno per quanto mi riguarda, apparivano chiari i vini da altitudini più elevate, emergevano nettamente per un’acidità tagliente e un corpo più esile ma di grande eleganza.
Certe caratteristiche del timorasso sono indubbiamente emerse, l’acidità è un elemento evidente, più o meno in tutti i campioni, una buona parte esprimeva note di agrumi, erbe aromatiche, menta e salvia, in qualche caso i primi cenni di idrocarburi, più di rado note spiccatamente floreali, più frequenti i riverberi minerali.

La media qualitativa dei vini è confortante, salvo a rarissimi casi imputabili a campioni non felici (riprovati ai banchi d’assaggio erano completamente diversi, in meglio), segno questo che uomo e territorio sono in buona sintonia, e che il vitigno ha davvero delle peculiarità che non passano inosservate.
Non voglio tediarvi ulteriormente con un articolo decisamente lungo (ma necessario), pertanto desidero citare i produttori che a mio avviso hanno proposto un Colli Tortonesi Derthona 2020 di altissimo livello (in ordine di assaggio):

LUCA CANEVARO (profumatissimo, minerale e dal sorso pieno e coinvolgente, salato)
EZIO POGGIO (elegante, erbe aromatiche, agrumi freschi)
LA COLOMBERA (idrocarburi, menta, grande finezza)
GIACOMO BOVERI (nonostante fosse un campione di vasca esprimeva una bella energia e un gioco di agrumi gialli, fiori ed erbe aromatiche davvero suggestivo)
CASCINA GENTILE (susina, uva spina, balsamico, sapido, di quelli da aspettare con fiducia)
BOVERI LUIGI (agrumato, coerente, succoso, futuro in crescita)
TERRE DI SARIZZOLA (da altra bottiglia si è rivelato verticale, incisivo, con grandi prospettive evolutive)
LA VECCHIA POSTA (fruttato e sapido, fresco e con un buon equilibrio)
TERRALBA (si sente che è un vino “naturale” fatto bene, molto stimolante, con note minerali e di idrocarburi)
CASCINA I CARPINI (incredibilmente salmastro e di idrocarburi)
VIGNAIOLI BATTEGAZZORE (progressivo, audace, frutto dolce, già ora molto piacevole)
CANTINA SOCIALE DI TORTONA (campione di vasca, eppure ossigenato si è rivelato un vino rifinito e di discreta complessità).
Roberto Giuliani




