Anteprima Nobile di Montepulciano 2017: la resistibile ascesa dell’annata 2014

Come molti lettori di Lavinium sapranno, io sono fra coloro che ritengono poco utile, anzi dannoso, dichiarare il valore di un’annata, assegnando stelle o similari. Si è visto in modo evidente a Montalcino come a Montepulciano, dove per scendere sotto le tre stelle su cinque ci vorrebbe un cataclisma che abbia devastato tutti i vigneti, provocando frane, allagamenti, invasione di cavallette e quant’altro, con il risultato che quelle valutazioni perdono di credibilità agli occhi del mondo (a Montalcino, come a Montepulciano l’ultimo caso a due stelle risale alla 2002 e per arrivare a una stella bisogna andare indietro fino al 1984).
Ma la questione vera è quanto possa essere utile dare un punteggio ad un’annata in modo generico, ricavandolo da una media delle situazioni del territorio, ben sapendo che se si danno valori alti in troppe occasioni, si perde credibilità, ma se si scende sotto i 4 punti su 5, si rischia un flop a livello di mercato. Inoltre queste valutazioni si trasformano in un’opinione generalizzata, nessuno si prende la briga di verificare quanti e quali produttori si sono giovati di un microclima diverso e, inoltre, hanno saputo affrontare nel migliore dei modi un’annata difficile, riuscendo a portare a casa un prodotto di livello che non rispecchia quel giudizio di media.
Non sto parlando per supposizioni ma in base a verifiche effettuate in un ventennio di degustazioni e colloqui con produttori.
Troppe volte ho visto ai banchi d’assaggio persone, a volte enotecari, buyers, sommelier, rifiutarsi di degustare una specifica annata, giudicata sotto la media, preferendo ad essa altre più rassicuranti. Un comportamento sciocco, riscontrato anche con la 2014, che umilia tutti coloro che hanno ottenuto dei vini qualitativamente irreprensibili e assolutamente degni di essere apprezzati, o perché non hanno avuto problemi nei loro vigneti o perché hanno fatto una selezione impietosa dei grappoli migliori, accettando una produzione ridotta ma comunque di qualità.

Ecco allora che il 16 febbraio a Montepulciano, in occasione dell’anteprima del Nobile 2014, le aspettative della maggior parte dei presenti erano piuttosto basse, c’era molto scetticismo e il timore di trovarsi di fronte vini difficili, senza carattere.
Le cose non sono andate proprio così negativamente, ma c’è da dire che qui, più che in altre Docg toscane, si ha la netta sensazione di un percorso di crescita altalenante, incerto, dovuto non tanto all’andamento delle annate quanto ad un’idea del Nobile ancora frammentaria, non del tutto maturata e disomogenea.
Del resto l’aver ridotto la presenza minima obbligatoria di sangiovese nel Nobile al 70%, suggerisce una scarsa fiducia nelle potenzialità di questa varietà nel territorio di Montepulciano, o quantomeno indica una scelta di mercato verso un più sciolto contributo dei vitigni internazionali, visione che va piuttosto contro corrente rispetto alle altre denominazioni.
Situazione del tutto diversa, invece, per quanto riguarda le misure intraprese negli ultimi anni in campo ambientale, al comprensorio del Nobile va il merito di essere un pezzo avanti rispetto agli altri, con oltre il 70% delle aziende che ha investito in energie rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico, e circa metà di esse sfrutta anche il solare termico. Inoltre sono sempre in aumento le aziende bio e biodinamiche, o comunque che lavorano per una viticoltura a basso impatto ambientale. Tutti elementi meritevoli che testimoniano finalmente una presa di coscienza che l’ambiente va preservato, non si può pensare solo all’oggi ma lavorare per il futuro, per garantire ai nostri figli e nipoti una terra ancora viva e fertile.
₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪
LA DEGUSTAZIONE
Nobile di Montepulciano 2014 (37 campioni di cui 19 prelevati dalla botte *)
• Dei: attacco di ciliegia e amarena, note boschive, ginepro, menta, liquirizia; impatto leggermente amarognolo al gusto, tannino definito anche se leggermente polveroso.
• Avignonesi: colpisce per la tinta rubino trasparente, profuma di ciliegia e fragolina, alloro, una punta di oliva; al palato ha tannino denso, c’è freschezza, della 2014 ha preso la scorrevolezza e una struttura meno potente, guadagna in piacevolezza di beva.
• Barbanera – Duca di Saragnano: molto scuro nel calice, violaceo e impenetrabile, profumi estrattivi, si sente la prugna su tutto; materia appesantita e poco corrispondente alle caratteristiche dell’annata.
• Contucci *: azienda storica che da alcuni anni ha ritrovato pulizia e classicità, già evidente nel colore granato trasparente, la trama olfattiva è giocata su note di rosa e ciliegia, riflessi agrumati, delicata balsamicità; bocca sapida, succosa, molto fresca e godibile.
• Fattoria della Talosa: torniamo sul rubino profondo, è evidente il contributo del merlot anche al naso, frutto dolce e maturo; al palato riserva al contrario ancora una certa durezza dovuta ad un tannino un po’ invadente e una polpa che non è in grado di bilanciare per il momento.
• La Ciarliana *: confettura di ciliegie e lamponi, cacao, liquirizia; al palato è ancora teso, tannico, ma fresco, anche qui i limiti di polpa dovuti all’annata provocano un certo squilibrio, ma può migliorare.
• Metinella – Burberosso: rubino medio, naso dolce, piccoli frutti in confettura, pepe; buona freschezza al palato, c’è energia, slancio, ma anche un tannino difficile e bisognoso di tempo.
• Poliziano: come sempre di stampo moderno, il frutto maturo è fondamentale, poi arrivano spezie dolci e legno; al gusto si sente l’ottima tecnica esecutiva, sapido, con un tannino teso ma buona struttura a compensare.
• Priorino – Viola: viole, erbe aromatiche, cardamomo, timo, poi amarene e ciliegie nere; palato difficile per via di un tannino molto aggressivo, c’è freschezza, da aspettare.
• Tenuta Trerose – Santa Caterina: attacco un po’ sporco, poi si libera su toni dolci e fruttati; l’assaggio rivela una trama leggera, acidula, un po’ semplice ma piacevole.
• Salcheto *: granato profondo, prugna, mirtillo, balsamico; bocca succosa, ben estratto, tannino misurato e buon allungo.
• Romeo: rubino intenso e profondo, toni di cioccolata, lampone, prugna, balsamico; tannino duro, difficile, materia generosa che compenserà nel tempo.
• Tiberini – Podere Le Caggiole *: caramelloso, leggermente ossidativo nel frutto; al palato è impreciso, seccante nel tannino, ma è campione di botte, da riprovare in futuro.

• Antico Colle: rubino luminoso, naso definito, floreale, poi liquirizia, frutto dolce, felce; al gusto ha buona materia, pulito, ottima tessitura tannica.
• Fattoria La Braccesca: torniamo su colori fitti, profuma di ciliegia e ribes in confettura, cenni mentolati; al palato mantiene lo stesso profilo, facile e piacione ma ben fatto.
• Il Macchione *: boschivo, balsamico, pepato, particolare; appena amarognolo in bocca, ha buona materia e acidità.
• Montemercurio – Messaggero *: granato profondo, naso complesso, fine, speziato dolce, balsamico, con un bel frutto non surmaturo; intenso e profondo al gusto, materico ma in equilibrio, finale di liquirizia, molto lungo, uno dei migliori.
• Tenuta Valdipiatta: impreciso all’olfatto, fra frutto molto maturo e toni vegetali; bocca corrispondente, non lineare, finale di cacao.
• Vecchia Cantina di Montepulciano *: rubino intenso, frutto un po’ ammaccato; recupera al palato con una buona distensione, ma manca di personalità.
• Fattoria del Cerro *: torniamo su un colore rubino intenso e impenetrabile, naso più di mora che di ciliegia; bocca dolce, che cerca di coprire un tannino leggermente sovraccarico.
• Le Bertille: granato luminoso, ciliegia, ribes, pepe; gradevole al gusto, buona materia e freschezza, sapidità.
• Podere della Bruciata – Cesiro: non convince all’olfatto, impreciso e con volatile evidente; i livelli spiccati di acidità e tannino non trovano sufficiente struttura e dolcezza a dargli equilibrio.
• Fanetti *: anche qui poca pulizia all’olfatto, sfumature vegetali, buccia; difficile anche all’assaggio, astringente e con poco sviluppo.
• Icario *: molto speziato, più da legno, con un frutto non troppo maturo; al palato cerca ancora il suo equilibrio, ma rispetto ad altre annate è meno carico, e questo gli giova nella beva.
• Le Bèrne: frutta matura e speziatura fine, tabacco; piacevole e succoso, tannino ancora restio a distendersi, non ha grande ampiezza ma può migliorare.
• Bindella: rubino luminoso, bei profumi di ginepro, fragolina e ciliegia, carrube; elegante al palato, con una materia sciolta che compensa il tannino giovane.
• Boscarelli *: rubino intenso, profumi fitti e molto fruttati di melagrana e ciliegia, poi cannella, resina, balsamico; bocca corrispondente, con una buona freschezza e sapidità, tannino teso ma non debordante.
• Le Badelle *: rubino profondo, spunti ossidati, balsamici; difficile al palato, molto asciugante, richiami alla coca-cola.
• Tenuta Gracciano della Seta: molto classico in ogni suo aspetto, leggermente sotto tono rispetto ad annate migliori, ma ben riuscito ed espressivo, sapido, con un tannino quasi domo.
• Cantina del Giusto San Claudio II *: non convince, toni caramellosi, bocca seccante, ruvida, tesa e senza sviluppi.
• Casale Daviddi *: intenso già nel colore, frutto ossidato, gomma, toni scuri; palato difficile, astringente, appesantito.
• Godiolo *: parte piacevole al naso con un bel frutto, forse già troppo maturo, si perde un po’ all’assaggio, si sente il legno e un tannino ancora molto nervoso, un po’ verde.
• Nottola *: scuro e profondo ma non estremo, naso un po’ estrattivo, fruttone, prugna, pepato; corrispondente al palato, poco di carattere e lontano dai tratti tipici del sangiovese, alcol fuori misura.
• Lombardo *: cenni floreali di viola e lavanda, frutto un po’ impreciso; dolcezza in bocca, poca acidità, tannino misurato.
• Il Conventino *: balsamico, fragoline di bosco, lamponi; bocca dolce e fruttata, manca un po’ di ampiezza ma non è male.
• Croce di Febo: attacco non pulitissimo, poi rivela fiori, menta, sfumature agrumate e spezie da legno; al palato impatta in un tannino ostile che frena il sorso ma può migliorare.
• Fassati *: granato profondo, non complesso ma piacevole sebbene il tannino non disdegni di fare capolino sulle gengive.
₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪
Nobile di Montepulciano Riserva 2013 (24 campioni di cui 8 prelevati dalla botte)
• Canneto: toni scuri di prugna e susina, liquirizia e carrube; tannino asciugante e un po’ immaturo, freschezza ma sviluppo faticoso.
• Contucci *: ovviamente meno pronto del Nobile annata, rivela però una complessità superiore e una ricchezza espressiva notevole, non solo di frutto ma anche di spezie, liquirizia, cacao, radici; solo il legno deve ancora assorbirsi ma è peccato veniale.
• Icario – Vitaroccia *: rubino cupo, frutto in confettura, vernice, ginepro; bocca d’impatto, calda, un po’ carica e priva di quella freschezza che gli darebbe maggiore slancio.
• Lunadoro – Quercione: rubino luminoso, naso balsamico con un bel frutto non surmaturo, sfumature di cacao e tabacco; perde qualcosa al palato per tannino e legno ancora incisivi;
• Tenuta Grcciano della Seta: frutto composito, fogliame, sottobosco, terroso, ginepro; piacevole e di buona complessità all’assaggio, sfuma su cacao e spezie dolci, con un tannino ancora ben presente.
• Fattoria del Cerro: vino un po’ costruito e sbilanciato fra naso e bocca, prima si offre fruttato maturo, promette morbidezze grazie anche ad un legno ben presente, ma in bocca emerge un tannino esuberante che tende ad asciugare troppo.
• Vecchia Cantina di Montepulciano: confetture, crema al caffè, legno; speculare al gusto, dolce, tannino piuttosto ruvido.
• Tenuta Valdipiatta: rubino concentrato, impatto dolce e legnoso, liquirizia, poi al palato si oppone un tannino deciso e invadente.
• Le Bèrne: troppo indietro per poterlo apprezzare, il legno invadente e una struttura ancora non coesa lo rendono sbilanciato e astringente.
• Nottola – Il Fattore *: troppo spinto in ogni suo aspetto, molto maturo nel frutto, legnoso, non si libera e diventa faticoso.
• Palazzo Vecchio *: spezie officinali e balsamicità, ma anche frutto in confettura; tannico e alcolico, un po’ appesantito.
• Fattoria La Braccesca: tanto frutto, mora e mirtillo, poi riflessi pepati e di spezie dolci; al palato il frutto è dolce e fin troppo morbido, tannino ben nascosto, può piacere ma gli manca quel guizzo che emoziona.

• Carpineto *: rubino cupo e concentrato, tanto frutto, mora, note chinate e balsamiche; bocca dolce, quasi da residuo zuccherino, si espande a fatica e finisce per stancare.
• Barbanera – Duca di Saragnano: granato profondo, profumi di prugna matura, marasca, menta; non sarebbe male al palato se avesse un po’ più di slancio e complessità.
• Bindella – Vallocaia: colore classico, granato non intenso, impatto fruttato di visciola e ciliegia nera, spezie fini; bocca dolce ma ben sostenuta da acidità e sapidità, cresce al retrolfatto.
• Casale Daviddi *: purtroppo ha tutti i limiti del campione da botte, rivela ammaccature e ossidazioni che non ne permettono una giusta interpretazione.
• Fanetti: toni sovramaturi e bocca dolce, ma il tannino rilascia un finale amaro e astringente.
• Fattoria La Talosa: torniamo sul rubino cupo e impenetrabile, naso contratto e marmellatoso; anche al palato fatica a trovare una propria dimensione, non si distende.
• Gattavecchi – Poggio alla Sala *: stampo moderno ma non eccessivo, frutto e legno abbastanza controllati, bocca generosa ma un po’ scontata.
• Il Conventino: granato profondo, tabacco e spezie, sottobosco; al palato emerge il frutto maturo ma non dolciastro, finale ancora asciugante.
• Le Badelle – Rubeo *: altro vino condizionato dalla fase di mancato affinamento, squilibrato, difficile, impreciso.
• Le Bertille: sentori contrastanti di frutto maturo e toni verdi, vegetali; al gusto è speculare, asciuga e non risolve gli squilibri.
• Lombardo: rubino intenso, bouquet non pulitissimo, prugna e marmellata di ciliegie, liquirizia dolce; trama gustativa nervosa, asciugante.
₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪₪
Annate precedenti, i migliori su 9 campioni
• Il Macchione 2013: granato di buona intensità, naso fine ma un po’ chiuso, piccoli frutti, alloro, balsamico; bocca sapida, fruttata, tannino fine e ben gestito, sorso fresco e piacevole.
• Boscarelli – Riserva 2012: bel naso, frutto composito ma ben definito, balsamico; bocca intensa, appena dolce ma ben giocata, lungo e sapido il finale.
• Dei – Riserva Bossona: bel tessuto espressivo, balsamico, dinamico, anche al palato testimonia l’ottima qualità dell’annata, profondo, leggermente boisé, molto buono.
• Salcheto – Selezione Salco 2012: denso, carnoso, pepato, un vino intelligente, lavorato per piacere ma senza ammiccamenti.
• Montemercurio – Messaggero 2010: frutti di bosco, macchia mediterranea, vino d’impatto, profondo, ancestrale, tanta roba ma ben dosata, tannino viscerale frenato da una materia avvolgente e gratificante.
Roberto Giuliani




