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Ho ancora vivo il ricordo di quando, adolescente, conobbi Gino attraverso le allora trasmissioni RAI in bianco e nero. Parlava di vino ed enogastronomia in un linguaggio per quei tempi non facile da comprendere, non per snobismo, ma per puro amore, per quella passione e profonda cultura che lo caratterizzava. Giornalista, scrittore, editore, naso raffinato e capace, è stato un riferimento per tutti. La moderna enogastronomia gli deve davvero molto, forse tutto. Si definiva “anarcoenologo e teorico della contadinità”, ci ha lasciato all’età di 78 anni, proprio in un momento in cui il mondo del vino sta avendo qualche affanno. Le sue lotte per la qualità dell’olio, le sue posizioni a volte assolutistiche, soprattutto negli ultimi anni, hanno messo in evidenza alcune sue contraddizioni ma senza offuscare minimamente l’importanza del suo contributo. Fra le sue numerose collaborazioni ricordiamo quella con Il Giorno, che durò per un ventennio. Ha effettuato studi e ricerche approfondite sull’enologia e sulla gastronomia (suo è l’Archivio Storico dell’Enologia Italiana), ha dedicato numerosi testi ai più importanti vignaioli storici. E’ stato fondatore e membro della Giuria del Premio Letterario Internazionale Nonino ”Risit d’Aur” e nel 1990 ha fondato una casa editrice dedicata alla ricerca e all’approfondimento del patrimonio enogastronomico e turistico italiano. Inoltre ha diretto la rivista “Veronelli EV”, bimestrale di approfondimento di enologia, gastronomia e turismo. Gino ci mancherai. I funerali si svolgeranno mercoledì 1 dicembre al cimitero monumentale di Bergamo.
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