Chianti Classico Collection 2025: il vino e l’onda verso la sostenibilità

Il Consorzio del Gallo Nero è entrato nel secondo secolo di attività e non ha alcuna intenzione di adagiarsi sugli allori; c’è un lavoro continuo che mette al centro la sostenibilità, una parola fin troppo abusata negli ultimi anni, ma che qui in Chianti Classico si sta materializzando in azioni concrete. Il Manifesto di sostenibilità del Chianti Classico, presentato l’anno passato in occasione dei 100 anni dalla fondazione del Consorzio, prevede ben 58 criteri di sostenibilità ambientale, sociale e culturale, che testimonia la volontà di raggiungere obiettivi condivisi.
Uno dei tanti esempi di sostenibilità lo abbiamo potuto apprezzare anche nell’allestimento realizzato nella consueta sede dell’evento, la Stazione Leopolda di Firenze, e pensato per essere riutilizzato, costruito con materiali di recupero, come le sedute in cartone pressato situate nel foyer, l’installazione vegetale con piante spontanee, come emblema della biodiversità che caratterizza da sempre le colline del Gallo Nero. Piante che poi sono state destinate alla fondazione Tommasino Bacciotti; e ancora gli shopper in cotone organico e la riduzione al massimo dell’uso di materiale plastico e della carta, mentre per quanto riguarda gli alimenti avanzati dalla ristorazione sono stati destinati al progetto solidale di Villa Lorenzi.

Dal lato vino, i dati ci dicono che due terzi delle aziende consociate praticano l’inerbimento dei filari, tre su quattro sono impegnate a ridurre l’utilizzo di diserbanti e concimi chimici, preferendo ad essi compost naturali (37%) oppure sottoprodotti del processo di vinificazione (52%); il 61% delle aziende ha la certificazione biologica e un ulteriore 9% è in conversione bio. Sul piano energetico, il 45% delle aziende utilizza fonti alternative, il 65% utilizza bottiglie sempre più leggere, il 54% riutilizza materiali come vetro e carta. C’è poi un forte impegno nel recupero e mantenimento di antiche tradizioni come i muretti a secco (44%), i terrazzamenti (38%), le strade bianche (44%) che rappresentano una forma precisa di tutela del territorio.
Inoltre, al contrario di altre zone dove il parco vigneto ha finito per dominare sulle altre forme vegetali, in Chianti Classico il bosco continua ad essere protagonista occupando due terzi del territorio, accompagnato da colture della vite e dell’olivo, oltre ai seminativi.
Grande è la percentuale di produttori che si occupano di restaurare e manutenere poderi che altrimenti sarebbero andati perduti (79%), che in molti casi diventano anche dimora di chi ci lavora (38%). Infine, visto che oggi si parla sempre di “genere”, è giusto evidenziare che in Chianti Classico il 39% degli impiegati sono donne, spesso anche con ruoli di rilievo (circa la metà sono proprietarie o comproprietarie di aziende vinicole).

Come spiega il direttore del Consorzio Carlotta Gori, laureata in giurisprudenza, nominata Cavaliere dello Champagne nel 2018 dall’Ordre des Coteaux de Champagne: “La sostenibilità è una nuova lente attraverso cui guardare il nostro territorio, già oggi l’attenzione e la cura è molto alta, ma come tutti, abbiamo dei margini di miglioramento. Credo che un punto focale del nostro protocollo sia proprio quello di guardare al nostro territorio con occhi nuovi: la sostenibilità culturale, che ci contraddistingue da secoli, è più che mai attuale, e vogliamo renderla intellegibile anche per il consumatore, mettendo in etichetta dei vini di chi si certificherà un simbolo dedicato”.
La XXXII edizione della Chianti Classico Collection si è svolta alla Stazione Leopolda il 17 e 18 febbraio con una partecipazione di ben 218 aziende, un record per la manifestazione nata nel 1993.
LA DEGUSTAZIONE
Quest’anno l’annata presentata in anteprima non era proprio delle migliori, la 2023, tant’è che ha avuto una produzione totale di solo 200mila ettolitri, la più bassa dal 2018, un problema decisamente generalizzato in tutta Italia, dovuto principalmente alle numerose piogge che hanno provocato attacchi di peronospora. Tuttavia le particolari caratteristiche pedoclimatiche del territorio del Chianti Classico, con un’altitudine media dei vigneti elevata e una buona ventilazione in tutte le zone, hanno consentito di limitare i danni e portare a casa meno uva ma assolutamente sana.
La 2022, che riguarda invece Riserva e Gran Selezione, ha avuto una produzione di 260mila ettolitri e un andamento stagionale meno complesso: primavera senza gelate né grandine ma solo piogge nei momenti giusti, estate calda ma senza picchi eccessivi, evitando interruzioni nel processo vegetativo, grazie anche alle riserve d’acqua accumulate in primavera. Anche nelle giornate calde, la notte la temperatura si abbassava a sufficienza favorendo lo sviluppo fenolico del sangiovese. La pioggia è tornata a metà agosto favorendo temperature più miti e un’ulteriore riserva idrica di grande importanza per il raggiungimento ottimale della maturazione delle uve, che in fase di vendemmia, leggermente anticipata, si sono dimostrate in ottimo stato.
I vini in degustazione, come sempre erano numerose centinaia, di annate diverse, questi i migliori assaggi:

CHIANTI CLASSICO 2023
Istine: naso finissimo, frutto musicale, tanto floreale di viola, rosa, geranio, pulitissimo, ciliegia matura e mora, spaziale, danzante, bocca di notevole intensità, bella struttura, ampiezza, lungo e succoso, sapido, crescerà moltissimo.
Riecine: naso di notevole profondità, amarena, frutto scuro, bel floreale, introspettivo, al palato è intenso, già integrato, ampio, equilibrato, tannino perfetto, erbe aromatiche, lunghissimo, di una bellezza veramente disarmante.
Capraia: buon frutto maturo, balsamico, mora e ciliegia; bocca coerente, buona freschezza, deve ancora assestarsi ma è indubbiamente piacevole e ben fatto.
Casa Emma: naso di bella finezza, profumi quasi di montagna, molto elegante, balsamico; bocca corrispondente, ancora molto giovane, però la materia è ottima, ha profondità e notevole fascino.
Castellare di Castellina – Castellare: naso maturo di grande qualità, prugna, mora, arancia sanguinella, erbe aromatiche, grande profondità, bello anche al palato, complesso, profondo, già in buon equilibrio, fresco, qualità altissima in ogni suo aspetto, da un’annata tanto difficile un risultato davvero di grande pregio.
Castellinuzza e Piuca: attacco un po’ alcolico, poi si libera alla componente floreale, c’è anche una buona espressione fruttata, ciliegia, prugna; al palato ha più respiro, freschezza, non ha quell’eleganza di annate passate ma ha piacevolezza d’insieme e coerenza territoriale, probabilmente l’annata e i cambiamenti climatici tendono a nascondere parzialmente il timbro di Lamole, senza che questo lo abbia reso meno attraente.

Castello di Monsanto: profumi molto eleganti, profondo, con un frutto aperto e intenso, ciliegia finissima, legno ben gestito, tanta viola, rosa, balsamico, torna l’arancia sanguinella; al palato ha altrettanta eleganza, bello slancio, profondità, succosissimo, lungo, tannino finissimo. Grande vino.
Castello di Querceto: trama olfattiva di buona intensità, bella espressione di frutto, ciliegia, lampone maturo, viola; al palato ha freschezza, buon ritorno fruttato, non complesso ma molto piacevole, chiantigiano.
Fattoria San Giusto a Rentennano: un assaggio poco convincente mi ha spinto a chiedere un altro campione, ed è stata un’ottima decisione, perché ho trovato un frutto molto più preciso e ben espresso, al palato vola alto, ha spessore, frutto godibilissimo, intensità, è lui, ne riconosco la profondità, l’aspetto eretto, profondo e con una beva davvero coinvolgente.
Gagliole – Rubiolo: si apre lentamente disvelando una trama espressiva che cattura l’attenzione, il frutto pieno è avvolto da una bella balsamicità e da note di erbe aromatiche tra cui spicca il timo; ottimo anche al gusto, giovane ma con un profilo decisamente riuscito e convincente, fresco e con una materia in progressivo equilibrio.
Il Molino di Grace: molto fruttato, mora, ciliegia nera, non mancano slanci floreali e speziati; bocca fresca, lineare, buona tessitura, c’è anche materia ed è ben gestita.
L’Erta di Radda: ciliegia spinta e finissima, erbe aromatiche, rosa canina, un velo agrumato; in bocca è ancora molto giovane, ma ha un’onestà espressiva quasi disarmante, sicuramente crescerà, l’eleganza non gli manca.
Maurizio Brogioni Winery – H’Amorosa: inizialmente chiuso, poi si pulisce, emerge la ciliegia, leggero agrume, viola, iris; al palato non ha trovato ancora la distensione, ma è molto fresco, richiama le erbe aromatiche, il tannino vivo ha buona tessitura, un po’ di bottiglia lo farà crescere ulteriormente.
Montesecondo: bel frutto espressivo, pulito, diretto, bocca coerente, piacevole, quasi distesa, di buona tipicità, fresco, godibile, una buona interpretazione dell’annata e una bevibilità gradevolissima.
Principe Corsini/Villa Le Corti – Le Corti: materia importante che si coglie già nell’intensità dei profumi, molto fruttato, anche speziato, senza per questo perdere in eleganza; al palato ha sostanza, profondità, ampiezza, molto ben fatto e di notevole persistenza.
Querceto di Castellina – L’aura: molto profumato, un bel gioco di frutta e fiori, solo leggermente scuro nei toni, senza arrivare a una vera e propria austerità; al palato ha profondità, molto frutto, leggero legno ancora da assorbire, finale appena amarognolo ma sono convinto che sia una conferma dell’estrema gioventù del vino.
Ricasoli – Brolio: è il suo stile, c’è il legno ma abbastanza ben gestito visto che viene dalla botte, prugna, ciliegia nera, anche al palato è ancora indietro, deve assorbire la componente boisé e speziata da legno, giudizio ancora precoce ma sulla fiducia perché la materia è ottima e il legno molto meno presente di quanto fosse in annate passate.

Rocca di Castagnoli: fine, ben giocato tra fiori e frutti, anche in bocca è corrispondente, fresco, giovane ma dal profilo interessante, territoriale, caratteristico, bello, finale che invoglia a berne.
Viticcio – Vendemmia 58: profumato, bel frutto, ciliegia, gelso, mirtillo, molto piacevole, anche floreale; bocca succosa, godibilissima, molto buono, improntato molto sulla materia fruttata, ha freschezza e già un buon equilibrio.
CHIANTI CLASSICO RISERVA 2022
Castellare di Castellina – Castellare: dopo una decina di assaggi che iniziavano a preoccuparmi, finalmente un naso qualitativamente da riserva, bell’ampiezza di profumi che spaziano dal frutto alle spezie, bello anche in bocca, profondo, complesso, succoso, avvolgente.
Cigliano di Sopra – Vigneto Branca: profilo lineare, buona espressione floreale, ciliegia, spezie fini, al palato ha buona risposta, freschezza, intensità, legno ben gestito, finale convincente, molto bello e solo all’inizio di un cammino che promette grandi cose.
Maurizio Alongi – Vigna Barbischio: iris, viola, geranio, poi ciliegia, susina, bella intensità olfattiva; al palato è coerente, buona espressione di frutto, ancora giovane ma già delineato e leggibile, ha personalità.
Monte Bernardi: preciso, ciliegia netta, poi una speziatura decisamente fine e non invadente, legno gestito benissimo; al palato non aggredisce, l’acidità deve ancora integrarsi ma la materia appare ottima, da aspettare perché ne vale davvero la pena.
Poggerino – Vigna Bugialla: frutto molto intenso, sembra di poterlo masticare, anche al palato non manca di materia, ha freschezza, ottimo ritorno fruttato, già in buon equilibrio, decisamente invitante.
Ricasoli – Brolio: naso di una certa portanza, speziatura ampia, fruttato, al palato deve ancora assestarsi, c’è materia, leggero alcol, tannino in assestamento, finale sapido, ha tanto da raccontare e tempo a disposizione per farlo.
Riecine: austero, frutto scuro, ma c’è anche il fiore, diventa sempre più floreale, elegante, balsamico, liquirizia, bocca coerente, profonda, acidità quasi integrata, bella materia, non manca di freschezza ed energia, gli serve tempo per assorbire un po’ di durezza ma è già uno spettacolo.
Tregole: naso floreale, ciliegia, balsamico, arancia sanguinella; al palato ha freschezza, non ha eccessi di materia e questo lo rende già elegante, fine, equilibrato, il tannino è perfettamente calibrato, dà l’impressione di un vino d’alta collina, averne una cassa a disposizione non sarebbe male…

CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2022
Castello di Fonterutoli – Badiola 2021: frutto che poco alla volta si libera dal legno, si rivela prima floreale, poi estrae il frutto e note di macchia mediterranea; al palato ha freschezza, buona espressione di frutto, tannino fine, ha corpo senza perdere in eleganza.
Castello di Fonterutoli – Castello di Fonterutoli 2021: buona finezza, fruttato di ciliegia e lampone maturo, meno floreale del precedente; al palato è fine, succoso, non così elegante come in passato ma lo stile non è compromesso, è sempre un bel bere non scontato.
Castello di Fonterutoli – Vicoregio 36 2021: dei tre di casa Fonterutoli è quello che ho preferito, ha note di liquirizia, toni scuri, prugna, anche macchia mediterranea, al palato ha profilo austero ma è un aspetto esteriore, entrando in profondità ne cogli l’energia e la spinta espressiva, colpisce per carattere e profondità.
Fèlsina – Rancia: naso agrumato, fresco, arancia, ciliegia, erbe aromatiche, al palato è molto fresco e corrispondente, slanciato, non gioca sulla massa ma sulla finezza, ha stoffa e una sorprendente sincerità espressiva.
Ricasoli – Castello di Brolio: frutto accarezzato dal legno senza esagerare, agrumato, liquirizia, spezie; bocca più setosa e pronta della media, sebbene l’acidità sia ancora un po’ slegata, ma il risultato è già molto promettente e fine.
Riecine – Vigna Gittori 2021: il buon Alessandro Campatelli, ormai proprietario della storica azienda, non sbaglia un colpo, qui siamo ai livelli più alti, grande espressione di frutto, ciliegia matura, mora, floreale, aria chiantigiana; al palato è preciso, freschissimo, legno non pervenuto, energia, pulizia, tecnica perfetta e ben nascosta, classe e succosità, infinito.
Tenuta di Arceno – Strada al Sasso: dopo opportuna ossigenazione esce la ciliegia matura, la prugna, poco floreale, in bocca c’è freschezza, legno non invasivo, asciutto per gioventù, ma ha una bella dinamica, il frutto è piacevolissimo, con il tempo migliorerà notevolmente.
Villa a Sesta – Sorleone: naso un po’ chiuso, c’è il frutto, la spezia, anche floreale, buona freschezza in bocca, ha slancio ed energia, il legno è confinato e c’è respiro nel sorso, molto bello, elegante, pulito, decisamente convincente.

CHIANTI CLASSICO 2022
Badia a Coltibuono: naso appena alcolico, ciliegia sotto spirito, ginepro, leggero pepe, cardamomo; bocca fresca, senza spinte legnose, buona piacevolezza di frutto croccante, deve un po’ assestarsi ma la materia è piacevole e ben delineata.
Cafaggio: toni scuri, fruttato, speziato, agrumi; bocca coerente, articolata, ben espressa, asciuga appena ma non manca di carattere e sicuramente può crescere.
Castellinuzza e Piuca: naso balsamico, molto meno floreale che in passato, bocca intensa e piena, sta perdendo quella leggiadria, quello svolazzare gioioso che lo aveva reso una delle migliori espressioni di Lamole, mi piacerebbe capire perché, in ogni caso ha una bella stoffa e merita di essere menzionato.
Castello di Cacchiano: impatto fine e floreale, tanta rosa, ciclamino, buona espressione di frutto, ciliegia, erbe aromatiche, molto fine; al palato ha freschezza, buono slancio fruttato, piacevole, molto tipico e godibile.
Castello di Radda: connotato da una bella profondità, complesso e articolato, frutto pieno e dai toni di prugna, ciliegia nera, amarena, liquirizia, al palato si sente una materia importante, è austero ma interessante, la freschezza non manca, molto particolare nel suo incedere.
Castello Monterinaldi: attacco un po’ dolce da legno, è materico, frutto pieno, scuro, c’è sostanza, anche in bocca ha lo stesso profilo, annata corposa, forse meno elegante di quanto espresso in altre annate.
Cinciano: bouquet di buona complessità, molto fruttato maturo, ciliegia, lampone, intenso; bocca ampia e più fresca della media, sembra avere gestito molto bene il caldo, crescerà ancora.
Colle Bereto: attacco difficile, tendente al frutto cotto, poi migliora e si apre anche al floreale rimanendo sul frutto scuro; in bocca va un po’ meglio, ha discreta freschezza, il tempo lo sta facendo aprire, ha anche un buon equilibrio, tannino misurato, davvero in salita con l’ossigenazione, si dovrebbe sempre aspettare…
I Sodi (da botte): purtroppo la botte lascia traccia evidente al naso, il frutto deve ancora liberarsi sebbene si colga una sostanza di buona finezza; al palato ha materia, freschezza, legno non invasivo, buon sviluppo, crescerà sicuramente, probabilmente esprimerà ancora una volta la sua grandezza, per ora è da attendere.
Isole e Olena: lineare, fine, floreale, con buona espressione di frutto e una punta di vaniglia; al palato c’è freschezza ma anche legno, purtroppo il timbro non sembra più quello che lo ha reso grande, questa versione, pur piacevole, mi lascia perplesso.
Lanciola (dalla botte): si apre poco alla volta, frutto sotto spirito, liquirizia, arancia, leggero balsamico; al palato ha freschezza, legno che non dà fastidio, preciso e fine, molto convincente, quasi sorprendente direi.
Le Cinciole: trama olfattiva di buona intensità, fruttato appena maturo, balsamico, bocca con bella materia, abbastanza fresca, lungo, sapido, molto ben fatto e stimolante.
Le Miccine: molto fine, floreale, violette, iris, ciclamini, agrumato, macchia mediterranea, polpa di ciliegia, mora; al palato è fresco, vivo, ti coinvolge, di notevole finezza ed eleganza, davvero un bel Chianti Classico ampio, dinamico, espressivo.
Monte Bernardi – Sangio’: altro campione che ho dovuto richiedere, ancora una volta del tutto diverso, resina, floreale, vivo, ha materia e quindi deve essere gestita, ma qui ci riesce molto bene, tannino finissimo, pulito, lunghissimo nel finale, molto fruttato, ampio, ora si riconosce in tutto il suo fascino.
Ormanni: generoso dal naso alla bocca, profondo, invitante, ampio, si rivela stratificato, ha freschezza, frutto scuro che aumenta intensità nel sorso, progressivo, lungo, niente male davvero.
Pomona: si distingue, come del resto tutti i vini di Monica Raspi, per un carattere sempre ben delineato e radicato nella terra; parte floreale di viola mammola, poi si sposta sul frutto di ciliegia, lampone, poi macchia mediterranea, ginepro. All’assaggio irradia freschezza, piacevolissimo con giusta materia, fine, bella trama tannica, è sempre un piacere assaporarlo.
Querciabella: fiori e frutti in buona enfasi, elegante, al palato ha un’ottima cadenza, frutto pieno e vivace, freschezza, tannino presente ma di grana fine, buon allungo, ottima bevibilità, finale sapido.
Rocca di Montegrossi: balsamico, ciliegia matura, mora, prugna, si apre sempre di più anche a tratti speziati; in bocca ha un profilo particolare, interessante, il frutto non è banale, è una materia fine e di carattere, non ci sono spigoli e il finale è coerente e persistente.
Tenuta Casenuove: parte un po’ incerto, poi si schiude a tratti che carezzano il frutto appena maturo; al palato ha slancio, il frutto è pieno e succoso, molto piacevole, scorrevole, lascia una buona bocca, gradevolissima, una delle migliori espressioni del 2022.
Tenuta di Bibbiano -– Bibbiano: se all’olfatto denuncia un legno ancora da assorbire e una trama che fatica a scioglierne le resistenze, al gusto è del tutto diverso, aperto, generoso, con un tannino di trama vellutata, freschezza da vendere, frutto maturo il giusto, forse non raggiunge i vertici di altri millesimi ma è sempre un bel bere.
Tenuta di Carleone: spicca subito il frutto, ma la viola e la rosa aleggiano a tratti, la vena balsamica completa le sensazioni; bocca fresca e appena contratta, poi si distende e mostra un frutto pieno e succoso, tannino baldanzoso, la materia è ottima, c’è eleganza, evolverà alla grande.
Tenuta di Lilliano – Lilliano: altro caso di campione da riprovare, con successo, naso ematico, ferroso, poi un frutto vivo e stimolante, intenso e preciso; bocca piena, ricca, saporita, bell’allungo.
Val delle Corti: attacco floreale di viola e magnolia, poi ciliegia, mora, cenni di macchia mediterranea; al palato è scuro e profondo, con un bel frutto tornito, materia ben gestita, bello e promettente.

CHIANTI CLASSICO 2021
Baciate Me – unMonte: non conoscevo questa aziende e ne sono rimasto davvero colpito, solo 600 bottiglie di un vino che trovo semplicemente straordinario: naso potente, balsamico, tanto frutto, spezie, quasi una bomba, cacao, liquirizia, prugna; bocca intensa, avvolgente, c’è tanta materia, ricca, grande persistenza, finale fresco e balsamico, da Gran Selezione più che da Chianti Classico annata. Da una piccola cantina nata dall’incontro di quattro amici, due ettari di vigna di oltre 50 anni, di cui questa è una piccola, preziosa parcella.
Caparsa: trovo davvero commoventi i vini di Paolo e Filippo Cianferoni, con quel carattere apparentemente rustico ma profondamente vero, floreale e fruttatissimo all’olfatto come al gusto, un Chianti Classico privo di spocchia, sincero e nudo, godereccio nel senso più buono del termine.
I Fabbri/Susanna Grassi – Terre di Lamole: naso floreale, piccoli frutti, ciliegia e prugna, al palato ha freschezza, piacevole, non aggressivo, scorrevole, legno ben gestito, la traccia territoriale c’è ma non ha la freschezza e scioltezza di altre annate, strano perché non ricordo una 2021 particolarmente siccitosa.
Podere Castellinuzza/Paolo Coccia – Podere Castellinuzza: floreale, frutto compatto che gioca sulla ciliegia matura, la prugna, toni scuri che ritrovo al palato e che evidenziano una certa spinta calorica e un’indole leggermente austera.
CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2021
Capraia – Effe 55: bel naso piacevole, fruttato, pulito, anche floreale, al palato ha buona materia, freschezza, peso bilanciato tra tannino e acidità, intenso senza essere pesante, gran bel vino elegantissimo, quasi monumentale, uno dei migliori della giornata.
Colombaio di Cencio – Monte Lodoli: frutta rossa matura, anche un po’ di viola, speziatura fine e legno ben gestito; al palato la componente speziata torna più decisa, cardamomo, liquirizia, ginepro, buona freschezza, non ha particolare durezza, frutto che torna intenso e piacevole, grandi prospettive evolutive.
Fontodi – Pastrolo: il frutto è tornito, ciliegia matura, note boschive, solido e non scontato nell’incedere; in bocca rivela un’ottima gestione del tannino, buona polpa, vino molto più scorrevole e sapido.
Fontodi – Terrazze San Leonino: emerge un frutto nitido e stimolante, mora, ciliegia nera, in bocca è coerente, toni un po’ scuri ma vivi, vibranti, c’è buona eleganza e profondità, trama tannica importante ma ben inserita nel contesto espressivo, ha progressione nel finale e una materia tangibile.
Fontodi – Vigna del Sorbo: ancora più intenso e concentrato, prugna e mora, mirtillo, spezie fini; in bocca la materia è più fitta e si sente che ha qualcosa in più anche nel tessuto tannico, vino dal lungo futuro.
Gagliole – Gallule: naso di arancia, tanta arancia, fresco e vitale come non mai, anche al palato è molto agrumato, profilo molto diverso dagli altri, in positivo, fresco e godibile, decisamente più sciolto e pronto ma non per questo mancante di capacità evolutiva.
Istine – Vigna Istine: il frutto c’è ed è ben espresso, sempre piacevole l’impatto olfattivo; al palato ha carnosità, succoso, materia non eccessiva, non asciugante, buona finezza e allungo, è scattante e lascia il segno.
Pomona – L’Omino: viola, ciclamino, iris, prugna, ciliegia, anche speziato; palato vivo e dal frutto croccante, ancora giovane e ardito, ma con una materia che garantisce un futuro di grande soddisfazione.
Tenuta Casenuove: progressivo, frutta e spezie, una punta di liquirizia, agrumi; in bocca ha materia, freschezza, buon sviluppo, frutto preciso, ampio, succoso, senza particolari asperità, godibile e al contempo longevo.
Tenuta di Lilliano: un bel gioco di frutta e spezie, anche arancia sanguinella, alloro; peccato che al palato è meno pronto, si sente una materia ancora bisognosa di equilibrarsi, ma il tempo le darà ragione.
CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2020
Lamole di Lamole – Vigna Grospoli: ciliegia matura, anche lampone, rosa; bocca coerente, libera da pesantezze materiche, fine, forse un po’ tecnico ma indubbiamente ben fatto.
Lamole di Lamole – Vigneto di Campolungo: una pennellata di legno inizia che tende velocemente a sparire, ciliegia e arancia fanno la loro parte, anche i fiori contribuiscono all’arredamento espressivo; al palato ha una bella energia, carattere, fine e preciso ma con in più un racconto che va oltre la qualità tecnica, bene così.
CHIANTI CLASSICO RISERVA 2019
Castell’in Villa: si capisce che c’è materia, legno e frutto in amalgama, speziatura fine, molto elegante, anche agrumato; in bocca è altrettanto fine, preciso, profondo, con giusta freschezza, una signora riserva degna di questo nome, pulitissimo il finale, lungo e di grande piacevolezza.
CHIANTI CLASSICO RISERVA 2021
Caparsa – Caparsino: che meraviglia! Vino pericolosissimo per quanto è buono, con un frutto perfetto, nitido, intenso; bocca piacevole, succosa, fresca, ancora giovane ma di notevole finezza, gioioso, sincero, emozionante. Tra i top.
Casa Emma – Vignalparco: il legno si fa sentire ancora, frutto scuro, speziato, cacao, liquirizia dolce, molto balsamico, bocca coerente, con un legno ancora presente che si svela anche nell’astringenza, c’è però freschezza, pulizia, buona energia. 90
Castello di Monsanto: naso di bella complessità, balsamico, elegante, arancia sanguinella, liquirizia, spezie fini, anche floreale; in bocca ha materia, non del tutto sciolto ma indubbiamente profondo, note di cacao, buona freschezza, molto fine, giovane e di notevole personalità.
Istine – Levigne: piuttosto chiuso, si concede poco, liquirizia, leggero balsamico, macchia mediterranea, in bocca mantiene un profilo scuro, pur con la dovuta freschezza, non ha la scioltezza che ricordavo in altre annate, ma forse è solo questione di tempo.
Ormanni – Borro del Diavolo: legno e balsamicità, ciliegia nera, mora, prugna, bocca dai toni scuri, liquirizia, ancora astringente, il legno ci mette del suo, il frutto appare dolce ma slegato dal contesto, un vino ancora tutto in divenire, aspettiamo perché ne varrà la pena…
Querciabella: naso rifinito, frutto fine e buona espressione floreale, speziatura interessante; all’assaggio mostra una bella maturità ed equilibrio, è indubbiamente un bel bere, nonostante una materia importante.
Tenuta di Bibbiano – Marzi: olfatto inizialmente difficile, contratto, poi si apre e mostra vena balsamica, frutto, speziatura fine; al gusto è più aperto, esprime un frutto succoso, una speziatura elegante, ha freschezza, lunghezza e profondità.
Val delle Corti: si apre lentamente, esce il frutto, anche agrumato, mano a mano acquista complessità; bocca con eccellente materia, frutto pieno e intenso, più mora che ciliegia, si esprime lineare e profondo, davvero buono, complesso, lunghissimo, preciso in ogni suo aspetto. Non si poteva terminare meglio.
Roberto Giuliani




