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Il 27 dicembre 2000 fu pubblicato il “1° Piano per la ristrutturazione e per la riconversione dei vigneti del Lazio” con D.G.R. n.2616. A distanza di cinque anni il Consorzio Universitario di Velletri (CUV) ha presentato il Progetto PRAL 2003/22 dal titolo: “Azioni di ricerca finalizzate alla definizione di linee guida, criteri e metodologia capaci di favorire lo sviluppo del comparto vivaistico-viticolo laziale, per l’ottenimento di materiale di base certificato a sostegno del comparto vitienologico laziale di qualità“. In parole povere la situazione vivaistica e viticola del Lazio alla fine degli anni ’90 si è trovata in condizioni di grande confusione e pressoché totale mancanza di regole e riferimenti. Le ragioni risalgono almeno in parte agli anni in cui le difficoltà economiche del comparto agricolo spinsero la maggior parte dei viticoltori a preferire allevare le varietà che fornivano grandi quantità d’uva, senza che ci fossere le condizioni per gestire e controllare il fenomeno per limitarne i danni. Questo processo produsse effetti dei quali ancora oggi si pagano le conseguenze: varietà andate perdute, altre modificate con il tempo attraverso la moltiplicazione vegetativa, un patrimonio ampelografico sempre più confuso e poco controllabile. Vitigni coltivati per molti anni si sono differenziati in popolazioni, le cui caratteristiche sono andate via via trasformandosi e differenziandosi, sia dal punto di vista agronomico che tecnologico. Su questa base si instaurano anche le virosi, che contribuiscono a modificare l’omogeneità di una varietà e che portano alla sua degenerazione. Nel Lazio, quel processo di rinnovamento e di trasformazione concettuale e pratica dalla quantità alla qualità iniziato più di venti anni fa e che ha coinvolto in modo differenziato la quasi totalità delle regioni italiane, è avvenuto con una certa fatica, nonostante l’impegno di non poche aziende vinicole e delle strutture di ricerca locali. Si è rivelato quindi indispensabile uno studio puntiglioso e approfondito per l’identificazione e il recupero delle varietà autoctone, selezionando quelle reputate più idonee ad una produzione di qualità, in modo da poterle classificare e riprodurre, e dare vita a quel sano e necessario vivaismo vitivinicolo regionale fino ad oggi pressoché inesistente. La selezione clonale è fondamentale per l’individuazione, all’interno di un vitigno – popolazione, di biotipi (cloni) aventi caratteristiche migliorative o giudicate geneticamente interessanti in una prospettiva futura. Verificata la loro reale validità genetica, si effettua la clonazione per ottenere materiale di moltiplicazione selezionato, omogeneo e con caratteristiche complementari, al fine di evitare la perdita della variabilità genetica della popolazione (biodiversità).
Per portare avanti un progetto così complesso e articolato sono stati coinvolti tutti gli Organismi di ricerca di compravata esperienza ed affidabilità, ad ognuno dei quali è stato dato incarico di operare secondo la propria specializzazione:
- CRA Istituto Sperimentale per l’Enologia di Velletri;
- CRA Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano;
- CRA Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale Roma;
- CRA Istituto Sperimentale per la Frutticoltura di Roma;
- Università degli Studi della Tuscia-Facoltà di Agraria: Dipartimento di Produzione Vegetale;
- Vivaio Enotria di Treviso;
- ASSOVITIS “Associazione Moltiplicatori Viticoli del Lazio”;
- CePRA/CUV “Centro Promozione Ricerca Agricola” del Consorzio Universitario di Velletri.
Il Progetto PRAL 2003/22 ha consentito di individuare un gran numero di biotipi o presunti cloni nell’ambito dei seguenti vitigni: Abbuoto, Aleatico, Bellone, Bombino nero, Cannaiola, Corvino, Ciliegiolo, Cesanese Comune, Cesanese d’Affile, Drupeggio, Grechetto rosso, Greco rosso, Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia, Maturano, Moscato di Terracina, Moscato nero, Nero Buono di Cori, Ottonese ( Bombino bianco), Pampanaro, Lecinaro, Procanico (Trebbiano Toscano), Rossetto (Trebbiano giallo), Trebbiano Toscano, Trebbiano verde (Verdicchio).
I relativi biotipi sono stati sottoposti a numerose e specifiche analisi per verificarne l’identità varietale e l’assenza di virosi. L’attenzione, poi, è stata concentrata sui seguenti vitigni, o meglio sui loro presunti cloni: Abbuoto, Aleatico, Bellone, Ciliegiolo, Cesanese comune, Cesanese d’Affile, Drupeggio, Moscato di Terracina, Moscato nero, Ottonese (Bombino bianco), Procanico (Trebbiano Toscano), Trebbiano verde (Verdicchio), Rossetto (Trebbiano giallo). Per il Cesanese d’Affile, oggetto di più approfondita ricerca, si è già avuta recentemente l’omologazione di 7 cloni ed il loro inserimento nel Registro Nazionale delle Varietà ad opera del Ministero delle Politiche Agricole. Nel frattempo sono state predisposte le procedure per la richiesta di omologazione delle seguenti varietà autoctone: Aleatico (6 cloni), Bellone (6 cloni), Verdello (6 cloni), Trebbiano verde “Rossetto” (4 cloni), Ottonese (1 clone), Procanico (6 cloni).
Per alcuni cloni, riguardanti i vitigni Aleatico, Bellone, Cesanese d’Affile, Ottonese, Procanico e Trebbiano verde, è stata messa in atto la tecnica della micropropagazione, metodo avanzato, innovativo ed efficiente, che consente di produrre in tempi rapidi, in vitro ed in gran quantità, piante madri, sia portinnesto che varietà, da utilizzare come fonte di materiale di propagazione, materiale che possiede, oltretutto, un alto potenziale di produzione di talee ed un più pronunciato potere di radicazione delle stesse, indubbio vantaggio per quei portinnesti che presentano una minore capacità moltiplicativa. Tale pratica assicura, inoltre, la conservazione dei vitigni in sanità (esenti da virosi e da fitoplasmi). Il materiale in osservazione è stato raccolto in una collezione di genotipi crioconservati, della cui stabilità genetica viene effettuata una sistematica verifica. E’ fondamentale tenere presente che la selezione clonale è un’attività che deve durare nel tempo, in particolare fin quando sul territorio sono presenti frammenti di vigneti storici e autoctoni; ma non può cessare nemmeno dopo, poiché il materiale selezionato può andare incontro ad una naturale erosione genetica.
Lo svolgimento di questo importante e complesso progetto ha dato vita anche ad ASSOVITIS, Associazione Moltiplicazioni Viticoli Laziali, che ha fra i suoi scopi la tutela e valorizzazione del patrimonio genetico autoctono, e l’assistenza tecnica alle aziende vivaistico-viticole.
I risultati del Progetto verranno presentati in un Convegno che si svolgerà domenica 18 dicembre nella Sala conferenze CRA in Via Cantina Sperimentale, 1 Velletri. Per informazioni: Dr. Gaetano Ciolfi Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura Direttore Unità di ricerca per le produzioni enologiche dell’Italia centrale CRA-ENC Via Cantina Sperimentale, 1 00049 Velletri (RM) E-mail: gaetano.ciolfi@entecra.it Sito: www.entecra.it Tel. +39 069 639027 / +39 069 630222 Fax. +39 069 634020
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