Planca’s wines, da Chianche, terra d’Irpinia, il mito del Greco di Tufo

Parte da Chianche, piccola cittadina in provincia di Avellino, il progetto targato “Planca’s wines” a cura della Pro Loco di Chianche, in collaborazione con Città del Vino, l’Unpli e Fisar, che mira alla valorizzazione del territorio e della produzione vitivinicola nell’areale degli Otto Comuni del Greco di Tufo DOCG, senza dubbio il più antico vitigno dell’Irpinia.

Origini vulcaniche e ricchezza minerale del territorio sono le componenti fondanti di un vino pregiato, dalle origine antichissime. Doc dal 1970 e DOCG nel 2003, elegante già nel colore, declinato dal giallo paglierino intenso al dorato, armonioso, dalla particolare sapidità, con caratteristiche note ammandorlate, spesso fumé che persistono lungamente al gusto. Una particolarità interessantissima del Greco di Tufo è la capacità di invecchiamento anche negli anni successivi all’imbottigliamento che lo rende uno dei vini bianchi più apprezzati ed amati.

Lo scorso 16 giugno, la sede dell’associazione ha ospitato la prima edizione di Planca’s wines, con una tavola rotonda presieduta dal dott. Pasquale Cecere, Presidente della Pro Loco Planca, relatore il dott. Teobaldo Acone, Ambasciatore regionale Città del Vino, che ha sottolineato l’importanza del “dialogo con il territorio per fare sistema con la filiera enogastronomica”, relatore Gerardo Perrillo, Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori, che ha evidenziato gli aspetti organolettici del vitigno e la sua peculiarità che ne fanno un vitigno straordinario, relatore la giornalista di LaVINIum, d.ssa Carmen Guerriero, che ha richiamato la storia delle origini del vitigno e posto l’accento sull’importanza di una comunicazione qualificata dei territori affinché possa essere utile ed efficace.

Le sei cantine partecipanti all’evento, Feudo De Planca, Macchialupa, Manimurci, Montesole, Il Vino in vigna di Pellegrino, Otto Terre, tutte insistenti entro il limite territoriale del disciplinare, hanno offerto in degustazione le loro produzioni di Greco di Tufo DOCG, con rotazioni di tre turni di degustazioni con servizio tecnico a cura del sommelier Luciano Colucci.
Il presidente onorario della Pro loco, l’artista Antonio Franzese, ha realizzato per l’occasione delle monografie sul tema “Vino e Territorio”.

Il Greco è prodotto con uve provenienti da vigneti posti in una zona limitata dell’Irpinia, circoscritta dal disciplinare ai Comuni di Montefusco, Petruro Irpino, Santa Paolina, Chianche, Torrioni, Altavilla Irpina, Prata Principato Ultra e Tufo. È grazie a quest’ultimo Comune che il vino Greco di Tufo prende il nome.
Il nome di questa vite pregiata affonda le origini nella Storia dei Pelasgi, gli antichi abitanti dell’aspra regione della Tessaglia, a nord della Grecia, provenienti da Oriente, di lingua non greca, che giunsero in Grecia prima degli IONI, nel 2000 a.C.. Gli scavi nel sito di Catal Huyuk, in Turchia, iniziati nel 1955 e proseguiti nel 1979, hanno evidenziato che un’antica popolazione si spostò dall’Asia Minore nel bacino Egeo nel IV millennio a.C..

Popolo fiero e orgoglioso, abili e liberi navigatori, chiamarono Iliria (Illyria per i Romani) la loro patria da Liri (Lir = libero), che vuol dire “il paese del popolo libero”. La loro caratteristica principale era di edificare mura ciclopiche e costituire regni autonomi e indipendenti. Fu proprio questa la principale causa della loro caduta, perché non si unirono mai agli altri greci, neppure di fronte ad un invasore comune.

Lo storico Dionigi di Alicarnasso afferma che i Pelasgi arrivarono in Italia dalla Tessaglia sette generazioni prima della guerra di Troia. In Italia è Varrone a identificare i Pelasgi con gli Etruschi, sbarcati nel Lazio vetus (si pensi al monte Liri, il fiume Liri e la cittadina di Fontana Liri).

Lo storico Columella riferiva di un “vitigno Greco”, corrispondente all’Aminea Gemina, la cui coltivazione avvenne inizialmente ai piedi del Vesuvio, per poi diffondersi ad Avellino, nella verde Irpinia.
Numerosi ritrovamenti archeologici, nello specifico sepolture irpine, fanno partire la storia del paese di Tufo dal IV sec. a.C.. Grande frequentazione è attestata anche per tutto il periodo romano. Chiari riferimenti e iscrizioni in affreschi del I secolo a.C. indicano che già a Pompei il Greco fosse un vino molto amato e costoso, tant’è che Plinio il Vecchio scriveva “In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta“.

In una casa dell’area archeologica di Pompei, un’iscrizione è muta testimone da secoli di un’invocazione di un innamorato respinto dalla sua amata: “Vos vere frigus, Bicem, et gelu, nisi Graecum vinum etiam nocte nec poterat sursum quibus calefiant nec focus” (Sei veramente gelida, Bice, e di ghiaccio, se ieri sera nemmeno il vino Greco è riuscito a scaldarti).
È, però, con l’avvento dei Longobardi, nel IX sec. d.C. e, successivamente, gli Aragonesi, che le notizie diventano più numerose: lungo il fiume Sabato, all’ombra del monte Gloria, è stato rinvenuto l’insediamento più antico costruito con il tufo, simbolo e denominazione del paese che, oggi, connota la DOCG di un vino d’eccezione.

La grande personalità del vitigno è in simbiosi con la natura selvaggia dell’Irpinia, quasi un eco all’atavica asprezza dell’originaria regione greca, segno di un legame forte e indissolubile con un passato che ha saputo trasformare, nel corso di millenni, questo lembo della provincia di Avellino e, dunque, la Campania, in uno dei poli più ambiti della viticoltura italiana.

