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Il vino nel bicchiereSimposi

A cena con il “Rieci” del Ducato di Chianche

Antonio Iannuzzi e Marina Alaimo
Antonio Iannuzzi e Marina Alaimo

Antonio Iannuzzi, proprietario dell’azienda Ducato di Chianche, viene da Chianche un piccolo comune irpino di origine medioevale, citato per la prima volta nel 1138, quando Ruggiero il Normanno partì dal castello di Chianche alla volta di Avellino, dove si sarebbe svolta la battaglia contro l’esercito del Conte Rainulfo.

Lo abbiamo conosciuto in occasione della sua prima verticale che si è svolta nel Ristorante Markus di San Paolo Bel Sito, casa ideale dello chef patron Maurizio De Riggi nell’ambito del ciclo di appuntamenti intitolati Markus Wine Experience. Senza dubbio non una semplice cena-degustazione, bensì un’esperienza sensoriale a 360 gradi, che ha visto solo otto commensali partecipi della sala conviviale ideata da Maurizio.

Antonio Iannuzzi e Maurizio De Riggi
Antonio Iannuzzi e Maurizio De Riggi

Il locale si compone di due sale comunicanti e una piccola cucina a vista, dove l’arredo diventa l’anello di congiunzione tra i vari ambienti; la sala più grande prevede 5 tavoli con circa 14 sedute, mentre la seconda è appunto una sala conviviale, dove Maurizio ha scelto di posizionare un tavolo unico per 8 commensali, rendendolo uno spazio insolito e di socializzazione.

Greco di Tufo RieciLa scelta del sito ha reso la degustazione ancora più interessante, ma torniamo ad Antonio, che introdotto dalla giornalista Marina Alaimo, si racconta creando emozione e coinvolgimento da parte dei partecipanti. Antonio non ha tradizione vitivinicola familiare, è ingegnere e imprenditore e nel 2000, ha deciso di comprare le vigne, proprio nel suo paese di origine, spinto dal desiderio di realizzare il sogno del padre di avere un fazzoletto di terra a cui dedicarsi in età matura. Non avendo alcuna esperienza nel settore si è rivolto a un professionista serio, Sergio Pappalardo, agronomo ed enologo, affidandosi completamente a lui sulle scelte tecniche e creando con quest’ultimo un rapporto di sinergia e rispetto singolare. Gli ettari vitati sono circa 2,2 e vista la particolare vocazione del territorio per il Greco di Tufo, la scelta è ricaduta su questa varietà a bacca bianca. Il Greco qui ha trovato il suo terroir ideale, vista la composizione del suolo ricco di potassio, l’orientamento e l’altimetria ottimale, un paesaggio ricco di biodiversità, che contribuisce a rendere il vino di un particolare carattere identitario. Non è un caso che una parte del terreno sia stata dedicata alla cura della biodiversità, destinando un’area agli insetti e alle api in particolare.

Le tre annate di Rieci in degustazione
Le tre annate di Rieci in degustazione

Anche il nome del vino, Rieci, non è stato scelto in modo casuale, serve per raccontare la storia di Chianche e il suo territorio, proviene dall’espressione dialettale “Greci”, nome della sorgente che sgorga dalla montagna e che viene definita un’acqua magica. Sembra proprio che i chianchesi siano particolarmente longevi perché́ bevono l’acqua di quella fonte.

Una bottiglia dunque dedicata alla fortuna, un racconto dove realtà e fantasia si associano in un blend ottimale, una ricerca quasi maniacale quella di Antonio per delineare l’etichetta della sua creatura che racchiude dettagli e significati che solo una persona curiosa e appassionata riesce a cogliere, dove fortuna ed esoterismo, miti e leggende e la maniacale ricerca del bello, coesistono.

Entriamo nello specifico della mini verticale; le annate previste vanno dalla 2013 alla 2015 e si parte proprio con la 2013, prima annata in degustazione, che coincide con la sua prima vera uscita sul mercato e che Antonio ha definito la bottiglia dell’Avidità. In quest’annata le bottiglie prodotte sono state appena 1200, il resto è stato venduto come vino sfuso. Le rese sono state piuttosto alte, vista la produttività piuttosto elevata. Nel calice ritroviamo un vino prezioso ed espressivo, che alla cieca risulterebbe difficile identificare come il greco di Tufo classico a cui si è abituati. Complessità olfattiva dai toni eleganti e prolungati con sentori di erbe aromatiche e una bella espressività minerale, un bel floreale di magnolia, il sorso dissetante e sottile che si prolunga in modo delicato e piacevole, senza prepotenza, impreziosito dalla sapidità propria del greco, ben integrata con le altre componenti gustative. A questo vino viene abbinato un piatto apparentemente semplice, ma che ricalca la delicatezza e l’eleganza del vino proposto con la sua freschezza e sapidità perfettamente integrate. Presentato con il nome di Scarola a Mappina, è composto da una piccola scarola fresca e croccante, al profumo di aglio fresco, farcita con pesto di olive nere verdi, pomodori pugliesi essiccati al sole cipollina fresca e prezzemolo strianese biologico, e accompagnato da una maionese fatta con i semi del pomodoro.

Spaghetto 3.0
Spaghetto 3.0

Si passa poi all’annata 2014, che viene identificata come il vino della Passione, con questo millesimo si cambia registro, a partire dal numero di bottiglie prodotte che passano a 6.666 con rese decisamente inferiori, frutto di un’annata non particolarmente semplice. Il profilo olfattivo in questo caso è caratterizzato da un’esuberanza olfattiva, con note floreali iniziali, a cui si succedono toni agrumati e di frutta a polpa gialla, per lasciare poi il posto a leggere note fumè. L’esuberanza olfattiva si ripropone al palato connotando il sorso con un tenore alcolico piuttosto sbilanciato, che rende il vino senza dubbio meno leggiadro del precedente ma decisamente più energico. In questo caso in abbinamento Maurizio propone lo Spaghetto 3.0, un piatto freddo piuttosto insolito, dove vengono utilizzate spaghetti prodotti con quattro grani diversi, Farro, Kamut, Matt e Senatore Cappelli, conditi con della spuma di bufala campana, un cremoso di mango e aglio nero, un crudo di fave vesuviane e tozzetti di pomodoro San Marzano profumati al thè verde.

Chiude la verticale l’annata 2015, definita come quella della Perseveranza, in questo caso le bottiglie prodotte diventano 9.999. Ritorna l’eleganza olfattiva della 2015, ma con una pienezza diversa e con un carattere olfattivo che vira su uno spettro meno fruttato, ma legato a sentori balsamici di erbe aromatiche, come aneto e nepetella e un leggero ricordo di fiori di agrumi. Buona concentrazione e carattere gustativo deciso, ma senza prepotenza, un vino che con un ulteriore affinamento in bottiglia riuscirà ad esprimersi con una pienezza sempre maggiore.

Postazione degustatore

Un vino solare ed espressivo che si armonizza in modo perfetto con i due piatti proposti, il Pane e Mortadella, ossia un risotto 100% Carnaroli, cotto in acqua di mortadella bolognese, accompagnato da briciole di pane cafone di Cicciano, profumato con pepe bianco e polvere di prezzemolo. Un piatto dai toni apparentemente rustici, ma estremamente goloso ed elegante.

A seguire il Pesce salato, dove il protagonista assoluto è il baccalà norvegese cotto al vapore, accompagnato da una salsa di mais, una croccante julienne di sedano, scorzetta di arancia candita cucuncio e petali di pomodoro San Marzano. Un piatto che gioca sull’eleganza e sulla valorizzazione di un alimento povero come il baccalà, tipico delle zone interne della provincia dell’area nolana.

Una serata che ha visto vini, persone e sapori non banali, che fanno riflettere e discutere e lasciano un’esperienza davvero unica. La formula scelta inoltre risulta ideale creando compartecipazione e senso di convivialità tra i registi e gli attori di tale scena.

E come più volte sottolineato da Antonio, il suo Rieci nasce per appagare i sensi regalando quel piacevole senso di ebbrezza che non scade nell’ubriachezza.

Valutazione: da @ a @@@@@

Greco di Tufo Rieci 2013 @@@@
Greco di Tufo Rieci 2014 @@@
Greco di Tufo Rieci 2015 @@@@+

Fosca Tortorelli

È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista.

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