Statistiche web
Le souffle de la musiqueNotizie e attualita

Scratch My Back: Peter Gabriel rivela la sua maturità interpretativa in un album memorabile

Peter GabrielUna lunga pausa, che nel mondo musicale di oggi può spesso significare la fine di un mito, quando questo è costruito ad uso e consumo di una moda, ma con Peter Gabriel la faccenda è profondamente diversa. Da sempre questo grande artista ha lavorato per dare vita a musica di livelli altissimi, di quella che anche dopo vent’anni hai piacere di riascoltare, riconoscendogli sempre una profonda attualità.
Così, quando Peter decide di immergersi in un lavoro che nasce nel settembre 2008 dal desiderio di rendere omaggio a quelle canzoni che lo hanno più emozionato, diventando interprete di altri “creators of the song”, avviene un altro importantissimo passaggio della sua carriera, di quelli che lasciano il segno.
Non è facile rievocare pietre miliari come “Heroes” di David Bowie e Brian Eno, “Philadelphia” di Neil Young, “The Power Of The Heart” di Lou Reed, “Street Spirit” dei Radiohead o “The Boy In The Bubble” di Paul Simon e Forere Motloheloa. Ci vuole grande maestria e un progetto nella testa, qualcosa che accorpi in qualche modo questi brani così diversi e li accompagni in un ambito nuovo, in un contesto dove il pathos raggiunga livelli altissimi, quei livelli dei quali Gabriel è forse il massimo maestro, grazie anche ad una spiccata sensibilità musicale e alle sue enormi esperienze di fusione con altre culture.
In questo album Peter canta tutti i brani, cosa che non gli capitava da molti anni, sostenuto dagli arrangiamenti strepitosi di John Metcalfe, Nick Ingman e Will Gregory, e accompagnato dalla London Scratch Orchestra condotta da Ben Foster.
Per come la vedo io “Scratch My Back” è una pietra miliare, uno di quei capolavori che non si può non avere nella propria discoteca e non si può non aver ascoltato, in condizioni di assoluta concentrazione e abbandono, a volume congruo.

Il primo brano, “Heroes”, è già uno splendido biglietto di presentazione, via la ritmica e ingresso di autentica poesia musicale e interpretativa in un crescendo orchestrale da brivido, un’altra visione di uno dei capolavori di Bowie. Non si può non rimanerne folgorati. È il segnale di un approccio diverso che si confermerà in ogni brano del disco, la sezione ritmica classica formata da basso,  batteria e percussioni, strumenti che in passato hanno avuto un ruolo preponderante nei lavori di Gabriel, viene eliminata a favore di un linguaggio musicale fatto di crescendo e diminuendo, di momenti essenziali in cui la voce roca e modulata dell’autore spazia libera.

Chi conosce “The Boy In The Bubble” nella versione originale di Simon tratta dall’album Graceland, rimarrà sbalordito da questa trasformazione eseguita da Gabriel, accompagnato nella prima parte dal solo pianoforte, al quale si aggiungono man mano gli archi. Un brano di grande delicatezza e fascino.

Copertina Scratch My Back“Mirrorball”, degli Elbow, gruppo musicale di Manchester nato nel 1990, viene a sua volta rielaborato dando ampio spazio all’orchestra che gli dona una cadenza totalmente diversa e un volto nuovo, ricco di spunti interpretativi che si riallacciano anche alla musica classica.

Bon Iver, alias Justin Vernon, è l’autore di “Flume”, un delicato brano in stile country accompagnato dalla sola chitarra acustica e cantato in coro, qui diventa ancora una volta un’altra musica, le cui suggestioni ci riportano inevitabilmente alla sensibilità espressiva di Gabriel.

“Listening Wind” dei Talking Heads, per la precisione del leader David Byrne e di Brian Eno, è un esempio del loro stile musicale avanguardistico (dovete aspettare la fine di Seen and Not Seen per ascoltarlo), legato al punk rock, al funk e alla world music. Peter Gabriel sceglie un’esecuzione molto diversa, per certi versi meno “rivoluzionaria”, ma dal pathos indiscutibile e ricco di fascino.

Il sesto brano è nientemeno che “The Power Of The Heart” di Lou Reed, una bellissima composizione del 2008 che è stata utilizzata anche per promuovere la campagna di Cartier per la fame nel mondo. In questo caso Gabriel opta per un arrangiamento completamente diverso e la sua interpretazione assume un tono per certi versi più interiore, profondo, nel suo stile.

Con “My Body Is A Cage” degli Arcade Fire, una band canadese nata nel 2003, è forse il brano che ha subito la trasformazione più radicale, assume dei toni assai più cupi, non solo nell’orchestrazione ma anche nel timbro di voce di Gabriel, più basso del solito e in netto contrasto con il crescendo musicale. Bellissimo, travolgente.

Stephin Merritt, leader del gruppo statunitense Magnetic Fields, è autore dell’ottavo brano, “The Book of Love”, in classico stile country, accompagnato dalla sola chitarra. Gabriel, ovviamente, percorre una strada del tutto diversa arricchendolo con un arrangiamento orchestrale che gli dona una straordinaria poesia, grazie anche alla sua eccellente interpretazione vocale.

“I Think It’s Going To Rain Today” è un noto pezzo di Randy Newman (Randall Stuart Newman), famosissimo cantautore statunitense di origine ebrea, classe 1943, eccellente compositore e arrangiatore, tanto che nella versione proposta in Scratch My Back, Gabriel ha voluto che fosse proprio l’autore a riarrangiarla.

Con il decimo, bellissimo brano, “Après Moi”, della cantautrice e pianista russa Regina Spektor, Peter Gabriel interviene nuovamente operando una profonda trasformazione, forte di una straordinaria orchestrazione, dando vita ad un pezzo emozionante, fra i più belli di tutto l’album.

Dal bellissimo film “Philadelphia“, la cui colonna sonora ha girato tutto il mondo, grazie ad artisti del calibro di Bruce Springsteen e Neil Young, ricorderà sicuramente il brano dal titolo omonimo, scritto e cantato da Young. Qui Gabriel si presta ad un’esecuzione di grande rispetto, riarrangiata e toccante, fortemente intimista.

L’album si chiude con un noto brano dei Radiohead, “Street Spirit (fade out)”, anche in questo caso fortemente reinterpretato, eviscerato della ritmica, notturno, profondo, accompagnato dal piano ed eseguito con una voce flebile e tremolante straordinaria, quasi una ninna nanna, bellissimo.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio