Alfonso Rinaldi: il rock e l’erbaluce nel cuore
Che il mondo del vino sia variegato e pieno di personaggi del tutto particolari non è una scoperta. Ma ci sono uomini che definire “personaggi” è quasi riduttivo, la definizione può apparire inappropriata e dare l’idea di qualcosa di costruito, giusto per fare colpo, per assecondare un appetito collettivo di novità e stravaganze.
Alfonso Rinaldi è sicuramente fra questi, credo sia una delle persone più autentiche che abbia mai conosciuto. Le passioni rappresentano la sua vera essenza: il rock, quello storico dei Led Zeppelin e dei Rolling Stones, lo scopri subito andandolo a trovare nella sua cascina di Suno, nel novarese, te ne parla a 75 anni con l’entusiasmo di un ragazzo, ti mostra con orgoglio i suoi LP ormai introvabili. Tutto intorno ci sono libri, altra passione di Alfonso, che non si limita a leggere ma scrive racconti di proprio pugno, tre dei quali ho avuto la fortuna di leggere: “Come Angelina”, di cui →qui riporto la recensione, “Sulle tracce dell’Anticristo” e il recentissimo “Una notte a Torino”, firmato con la sua solita ironia “Anonimo Novarese”.
Alfonso è l’unico produttore che conosco che scrive ancora lettere di suo pugno, infatti le ho tutte conservate gelosamente.
Ma la passione che lo guida da sempre è l’amore incondizionato per la sua vigna, un ettaro e mezzo di greco novarese, altrimenti detto “erbaluce”. Anzi, altrimenti NON detto, visto che i produttori di Erbaluce di Caluso sono riusciti ad ottenere l’esclusiva del nome in etichetta. Nonostante sia la provincia di Novara che quella di Torino producano vino 100% erbaluce, solo il Caluso Docg può menzionarlo in etichetta. Eppure Alfonso è stato fra i primi in assoluto, nelle colline novaresi, a produrre un vino da erbaluce, quando non lo conosceva nessuno. Fra l’altro non poter menzionare la varietà utilizzata sulle bottiglie significa non dare la possibilità ai consumatori di essere informati, di sapere cosa stanno bevendo.
Ma tant’è Alfonso se n’è fatta una ragione, consapevole che quello che conta davvero è la qualità che trovi al suo interno. E poi la sua vigna è unica, un piccolo cru in collina dal fantastico nome “Costa di sera dei Tabacchei“. Difficile dimenticarlo, soprattutto se lo hai visto, se hai osservato Alfonso come se lo coccola, come sia riuscito in tanti anni a creare un ecosistema perfetto, dove vigneto e prato sono in totale armonia. Vicino c’è il bosco e non è raro vedere caprioli e conigli selvatici, soprattutto con le prime nebbie del mattino. E poi ci sono i capperi, incredibile ma vero, una pianta che da sempre richiama la Sicilia e Pantelleria, ma che qui sembra essersi acclimatata perfettamente.


In una recente lettera Alfonso mi scrive: “Non ho notizie nuove perché qui è tutto come lo hai lasciato tu. La vigna e le bouganvilles sono sempre al loro posto e fanno il loro dovere. I capperi invece aumentano a dismisura, Gianclara (sua moglie) si lamenta perché ci inciampa dentro, ma il li lascio andare per la loro strada. Tutti mi dicono che forse la mia vita è un pochino monotona, ma confondono la monotonia con la felicità!”.
E sì, Alfonso è felice, perché lui stesso fa parte dell’ecosistema che ha favorito, e ne sente i benefici, la sua vita è lontana dal chiasso, dallo smog, dagli ipad e iphone, la cascina è un’oasi di pace e benessere, dove fra l’altro c’è Gianclara che cucina benissimo, ve lo posso assicurare!
Dovete assolutamente andarli a trovare, vi innamorerete di quel posto, e poi assaggerete il suo vino e capirete, sorso dopo sorso, cosa vuol dire amare la propria vigna, comprenderla e rispettarla, assecondarne i ritmi e le esigenze, è tutto lì nel bicchiere, ve lo assicuro.
Il Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei è, quindi, un erbaluce in purezza, eccovi le mie impressioni delle ultime due annate prodotte.
2012 – Gr. 12,5: nella maggior parte dei casi ho degustato questo vino nel suo primo anno di vita, con la 2012 ho l’opportunità di verificarne l’evoluzione. Nel calice ha un bel colore paglierino intenso, profuma ancora di fiori di campo, di fieno, poi di susina, mandorla, pompelmo, pesca bianca, mela e leggero mallo di noce su una base piacevolmente minerale.
In bocca è davvero superbo, grande impatto sapido e fresco, equilibratissimo in ogni suo aspetto, il frutto avvolge i sensi senza risparmiarsi, c’è profondità e lunghezza, degustandolo con un anno in più si ha la possibilità di capirne ancora meglio la grande eleganza, l’acidità è ancora tutta lì, il frutto agrumato è accostato ad una straordinaria cremosità, tutti i tratti del vino lasciano intuire che potrebbe andare avanti ancora per anni, ma ora è già così buono che…
2013 – Gr. 12,5: ecco, degustando la nuova annata si capisce subito che è un vino giovanissimo, tutto in divenire. Non perché al momento non ha nulla da dire, anzi, ma è evidente già accostandolo al naso che siamo nella prima fase, nei freschi rintocchi agrumati, nei fiori appena colti, anche se poi la parte dolce del frutto arriva a compensare le sensazioni; soprattutto al gusto scopri con soddisfazione che è un vino godibilissimo nonostante la giovane età, la materia è eccellente, tanto frutto ma anche una sottile mineralità che amplifica il fascino di questo grande bianco, il cui padre sembra averne compreso ogni segreto e sappia riportarlo magistralmente nel bicchiere. Bravo Alfonso!




