Distillerie Berta, storia della grappa invecchiata e il successo di un’intuizione

Le mode ormai cambiano a una velocità paranormale, il buon vecchio Flash Gordon messo a confronto pare un bradipo. Pensiamo al mondo del vino: fino a una ventina d’anni fa, bere sovente la nobile bevanda tanto cara a Bacco non era certo sinonimo di modernità, tutt’altro; era il periodo in cui andavano parecchio i cocktail bar, i pub… Soprattutto tra i giovani, al calice di vino, veniva spesso associata la classica immagine da osteria con le tovaglie di carta a quadretti, o il volto dei meravigliosi vecchietti al circolino che lo trangugiavano con ingordigia tra una briscola e l’altra. Se in poche righe son riuscito a dipingere un quadro reale di quella che poteva essere la situazione legata al vino, provate ad immaginare quale immagine veniva associata alla grappa, da sempre un distillato di “umili origini”, emblema di ogni sbornia colossale. La musica è nettamente cambiata, oggigiorno il vino fa tendenza e attira a sé milioni di persone interessate in tutto il mondo, anche sotto i trent’anni.

Le aule dei corsi, gestiti dalle varie associazioni legate al vino, sono gremite di nuovi iscritti nonostante il Covid, inoltre, tanti locali, anche piuttosto generici, offrono una selezione di etichette alla mescita sempre più specifiche. È ciò che mi auguro accada presto anche al mondo dei distillati, perché rappresentano una realtà davvero affascinante. In Italia il prodotto principe di questa categoria è senza dubbio la grappa, un’acquavite di vinaccia che si ricava da uve prodotte e vinificate nell’intero territorio nazionale. Nel tempo, questa bevanda ha saputo mantenere le proprie radici tutte italiane ed elevarsi nella qualità di aromi e profumi fino a competere con i grandi distillati prodotti in ogni parte del mondo. Questi valori rappresentano perfettamente i tratti distintivi di una delle aziende che ha scritto la storia di questo nobile prodotto, Distillerie Berta. Questo brand, fondato nel 1947, oggi alla quarta generazione della famiglia omonima, è il primo ad aver sperimentato e affinato l’invecchiamento in botti di legno; una felice intuizione, visto che oggigiorno, la loro grappa invecchiata è apprezzata e commercializzata in settantacinque Paesi, soprattutto è rimasta tale senza seguire le mode del momento.

La proprietà si estende in 16 ettari a Casalotto di Mombaruzzo (Asti), comune che ospita: sede centrale, distilleria e cantine di affinamento, oltre ad un parco naturalistico dove vengono coltivate le essenze usate per gli amari e la pasticceria Carlo Moriondo, protagonista indiscussa dello storico amaretto di Mombaruzzo, prodotto per la prima volta dal fondatore verso la fine del 1700. Un luogo unico dove passato e presente s’incontrano, queste le parole di Enrico Berta, deus ex machina dell’azienda: “Le nostre grappe più rappresentative sono quelle che nasceranno l’anno successivo, perché possiamo sempre fare di meglio”. Queste poche ma significative parole fanno capire molto dello spirito aziendale: non volersi mai accontentare, ambire ad un prodotto sempre più caratterizzato e diverso, vivo, vero. Queste le basi che hanno portato Distillerie Berta a raggiungere, nel corso degli anni, un livello qualitativo che in Italia effettivamente ha ben pochi ed agguerriti rivali. Dunque in cosa consiste il successo della famosa intuizione? Per rispondere a questa domanda occorre fare un doveroso passo indietro. La Distilleria è stata fondata nel 1947 ma la sua storia inizia quasi 100 anni prima con la nascita di Francesco Berta, il vero pioniere dell’azienda, colui che più di chiunque altro ha dato forma e sostanza all’impresa, con un approccio imprenditoriale impensabile per l’epoca.

Bisogna arrivare fino al secondo dopoguerra: la crisi impone ai distillatori di svendere il proprio prodotto rimasto invenduto, nel tentativo di arginare al meglio le perdite. In questo contesto, Paolo Berta nipote e discendente del fondatore, ebbe un’intuizione geniale e alquanto lungimirante: la tenacia lo portò a non accettare passivamente la svalutazione della propria grappa, al contrario, orgoglioso del prodotto, decide di conservarla in botti di legno, come un tesoro da nascondere e custodire con gelosia e passione, sicuro che nel tempo si sarebbe rivelata un piccolo gioiello. Come sempre in Italia è la famiglia al centro di ogni cosa, l’obbiettivo inizialmente era quello di creare una sorta di “riserva” da lasciare ai propri figli, da gustare in momenti importanti della loro vita, ma senza volerlo, quest’intuizione ha rappresentato una vera e propria svolta nel mondo della grappa. Nelle campagne a cavallo delle Langhe e Monferrato ci fu molto scetticismo, all’epoca la definirono un’idea senza futuro, un po’ come accadde ai fratelli Lumière con il cinema, sappiamo tutti come andò a finire. Qualche tempo dopo, le prime botti vennero aperte e la prima grappa invecchiata conquistò i mercati. Fu la “Roccanivo di Barbera” la prima a essere venduta e a rappresentare una svolta nel mondo delle grappe dell’epoca. In seguito l’azienda cresce notevolmente a 360°, comincia a specializzarsi nell’affinamento in legno dei suoi distillati e per motivi logistici decide di fare un passo verso le proprie origini: tornare a Roccanivo, di fronte alla cascina di Mombaruzzo, dove tutto ebbe inizio. Negli anni ’80 il processo di affinamento diventa sempre più elaborato grazie alle instancabili prove effettuate con passione e metodo dai fratelli Gianfranco e Chicco, nuove leve della dinastia Berta. Un gioco senza fine, voler testare nuovi abbinamenti tra vinacce diverse e legni vari. Queste le parole di Chicco Berta: “Siamo stati i primi a stravolgere il pensiero comune, ovvero che la vinaccia fosse uno scarto, invece è una materia nobile che può essere valorizzata se conservata e lavorata nel modo giusto”.

Come sempre accade, il perfezionamento stilistico di un’azienda non avviene mai per caso, per raggiungerlo occorre un giusto mix tra innovazione e tradizione. Chicco effettua svariati viaggi nei Paesi dove nascono i migliori distillati al mondo, partendo da Cognac e Armagnac, assaggia e osserva le tecniche di produzione, si rende conto che anche i grandi prodotti affinati in legno presentano alcuni difetti tecnici nonostante l’indiscussa fama internazionale. L’obbiettivo è quello di eliminarli totalmente, e nell’82 decide di optare per la barrique.
Giacomo Bologna, noto produttore di vino e amico di famiglia, già a quei tempi le utilizzava, fu proprio lui a proporre all’azienda di acquistarle. La grappa viene messa a riposare in questo pregiato legno e il risultato è strabiliante. Un prodotto molto più buono della media, da quel giorno inizia la ricerca delle migliori barrique al mondo. Il perfezionismo d’altronde è il vero cuore pulsante delle Distillerie Berta, anche se l’umiltà è il sentimento che funge da contrappeso; a tal proposito Chicco Berta ribadisce sempre questo concetto che trovo centrato ed inequivocabile: “La grappa è un mondo ancora tutto da scoprire e con grandi margini di miglioramento. Non è un prodotto che va svecchiato o introdotto a forza nei consumi moderni. Le invecchiate resteranno sempre una produzione di nicchia, per questo vengono consumate soprattutto da chi sa apprezzare tutte le sfumature, magari sorseggiando il prodotto nel calice giusto”.

Ma è nel DNA dell’azienda produrre grappe da lunghissimo invecchiamento, non solo, dovranno essere sempre più preziose, particolari, caratterizzate, servite nel modo opportuno e nei locali più importanti, ma non solo. Sempre Chicco Berta conclude: “Questo significa andare in controtendenza rispetto alla fretta moderna. La nostra società ci impone di essere sempre efficienti, veloci e reattivi ma ogni tanto è necessario fermarsi un attimo. La grappa in questo diventa un ottimo alleato” Sono perfettamente d’accordo, l’individuo nella società odierna è risucchiato da un vortice di nevrosi che sta modificando sempre di più i costumi e le tradizioni del nostro Belpaese. È sempre più necessario, dunque, riscoprire i propri sensi assopiti dal “logorio della vita moderna”, un buon distillato richiede concentrazione, calma, relax, insomma tutto ciò che fa stare bene e che manca durante la parte più significativa della giornata: lavoro, impegni vari, traffico. Considerando tutto ciò, il mondo della grappa invecchiata diventa dunque un buon porto dove approdare.
Un elemento che contraddistingue lo spirito aziendale delle Distillerie Berta è l’attenzione verso il Sociale ed il benessere dei proprio dipendenti, un tema a me caro e che penso occorra sviluppare sempre di più anche in futuro. La Fondazione ”SoloPerGian”, ideata e lanciata dall’azienda, realizza progetti dedicati ai giovani e ai disoccupati con i proventi della vendita di una grappa speciale. Inoltre lo spirito di squadra che unisce i proprietari e i dipendenti è uno strumento efficace che permette di migliorare giorno dopo giorno il prodotto finale, perché frutto della collaborazione ed esperienza di tutto lo staff. Non è mai stato lanciato un prodotto sul mercato senza che fosse stato degustato dalla squadra.

L’organico di Berta continua a crescere e oggi conta 40 dipendenti di cui la maggior parte sono under 40. La distilleria è cresciuta grazie all’apporto di tutti i giovani che sono stati selezionati nel corso del tempo, a rappresentare l’importanza delle nuove generazioni oggi c’è Annacarla Berta, figlia di Gianfranco, che si occupa del settore marketing ed export. Le nuove frontiere del gusto internazionale sono importantissime e vengono condivise con tutti: dall’amministrazione, di cui si occupa la madre Simonetta Ghignone, a chi segue direttamente il processo produttivo.
Se i due temi appena affrontati sono fondamentali per il Gruppo, la ricerca della migliore materia prima è un aspetto determinante. Le vinacce sono l’ingrediente fondamentale e Berta si rifornisce esclusivamente presso realtà vitivinicole che negli anni hanno conquistato la piena fiducia, oltre a quella dei mercati più importanti. Il parallelismo è chiaro e centrato: se dall’uva sana e opportunamente matura nasce un ottimo vino, dalle vinacce, con una sapiente lavorazione, si otterrà un’importante grappa.
Tanta è l’attenzione nei confronti del consumatore: l’azienda si riserva come opzione finale anche quella di non produrre un’annata, come ad esempio è accaduto per la ’92 e la ’02, se ritenuta “difficile”. Seguendo la filosofia della massima fiducia acquisita negli anni il Gruppo riceve vinacce da importati cantine piemontesi e non solo, i conferitori sono in tutto lo stivale.
Il trasporto e la conservazione delle stesse è un altro fattore determinante per la qualità finale del prodotto, Berta è stata pioniera in tal senso, attraverso l’utilizzo di un contenitore speciale, ovvero un bidone con una capienza da 200 chili ciascuno, dotato di chiusura ermetica e di una particolare valvola. Questo consente di tenere la vinaccia protetta da acqua e aria, quindi da acidità e muffa, ma anche di conservare un residuo di mosto che la rende più fresca e profumata.
È la diversificazione la chiave di svolta: per ciascuna tipologia viene individuato il migliore processo produttivo da seguire, un insieme di variazioni di pressione e temperatura per esaltare le note aromatiche e le caratteristiche di ogni vinaccia. Alla tradizione, esperienza e valore umano viene affiancata la tecnica: per controllare l’andamento del processo, il mastro distillatore è coadiuvato da un sistema computerizzato in grado di garantire la massima qualità in ogni ciclo. È cosa risaputa che la distillazione discontinua, nel mondo della grappa, è una vera e propria garanzia di qualità, ma occorre conoscere bene il processo per comprendere le macro differenze. Visto che molti non lo conoscono è mio dovere riportare per intero il documento fornito dall’azienda, la maestria con cui da secoli i collaboratori applicano questo processo è affascinante e merita il giusto approfondimento.

Tutto ha origine terminata la vendemmia, un periodo in cui il piazzale dello stabilimento si riempie dei fusti contenenti la vinaccia. Quest’ultima viene controllata e passata, se necessario, nel diraspatore. Si parte quindi con il primo passaggio in alambicco a corrente di vapore. La materia prima viene attraversata dal vapore acqueo che ne preleva l’alcool e le caratteristiche aromatiche: diventa così vapore alcolico che per condensazione si trasformerà in “flemma”, un liquido incolore con bassa gradazione alcoolica. Dopodiché si prosegue con la distillazione nell’alambicco discontinuo. La flemma viene portata a ebollizione, il vapore alcolico così ottenuto sarà inviato nella colonna di rettifica che lo libererà dai vapori idroalcolici meno concentrati permettendogli di salire di gradazione. Il vapore alcolico più concentrato raggiungerà prima la sommità della colonna e poi un refrigeratore per passare, una volta condensato, in una bacinella di controllo grado: un lento gocciolio che racchiude tutta la dedizione e la pazienza dell’artigiano. Grazie alla maestria dei distillatori e ai sistemi di controllo all’avanguardia, viene selezionato il cuore, quella parte di prodotto che per caratteristiche di qualità, aroma e morbidezza, si distingue dalla testa e dalla coda, rispettivamente parte iniziale e parte finale del processo di distillazione. Al termine, la grappa viene assaggiata e si deciderà se è più idonea a rimanere grappa giovane oppure a divenire grappa invecchiata in legno. Terminata la distillazione discontinua, si passa così al nodo cruciale: l’invecchiamento. La grappa giovane inizia questo processo nelle botti grandi da 13mila litri, dove resta per un anno, come previsto dalle normative in materia. Dopodiché, a seconda della tipologia, viene lasciata a riposare in barrique, tonneaux o botti piccole. Disposte in lunghe file o accatastate l’una sopra l’altra a piramide, oltre 5.000 botti contengono le grappe nella fase cruciale della loro evoluzione. A fare da sottofondo a questo silenzioso quanto fondamentale processo, sono le note dei grandi interpreti di musica classica. Alla base di questa scelta c’è il piacere di pensare che anche il suono svolga la sua parte sulla maturazione, cullando il distillato durante la sua permanenza in cantina. L’atmosfera che si crea, grazie anche alle luci a led che cambiano continuamente colore creando una sorta di cromoterapia che non genera calore, non varia la temperatura interna della cantina e non rischia quindi di influire negativamente sull’invecchiamento dei distillati.
Leggendo le ultime righe di questa interessantissima scheda, si riesce a percepire quanta passione si cela dietro all’instancabile lavoro di Berta. Un’ambizione inesauribile unita alla tenacia di voler trovare nuove fonti d’ispirazione per produrre una grandissima grappa invecchiata: una sorta d’insieme metafisico in cui ogni nuovo elemento viene testato con grande professionalità/curiosità da tutta la squadra. La musica e le luci sono forme del nostro quotidiano, la grappa invecchiata una bevanda in grado di migliorarlo, dunque perché non regalarle le stesse sfumature, il risultato non potrà che essere straordinario, anche a me piace pensarla così.
Veniamo dunque ai due prodotti presentati dall’azienda, mai come in questo caso ho avuto il piacere e l’estrema curiosità di assaggiarli.

Grappa Invecchiata “Elisi per l’Ambiente”
È doverosa una premessa: questa grappa è nata con lo scopo specifico di dare un contributo concreto al riequilibrio del pianeta tramite la riforestazione. Con l’acquisto di uno di questi due prodotti si contribuisce alla creazione della Foresta Berta che, grazie a “Treedom”, sta prendendo forma in Kenya: a ogni ordine verrà infatti piantato un nuovo albero che sarà regalato al cliente e porterà il suo nome. Tramite un codice il proprietario lo potrà visualizzare on line e seguirne la crescita, passo dopo passo. Un progetto molto interessante che mostra ancora una volta l’importanza del Sociale nella filosofia del mondo Berta.
43% Vol., invecchiata in diverse tipologie di legni, possiede un colore ambrato, caldo, suadente. Al naso sprigiona complessità e dolcezza, un respiro ampio e caratterizzato, evolve durante la degustazione: tabacco aromatico con lievi note di vaniglia, liquirizia, caramella mou, nocciola, cannella e pepe bianco, chiude un ricordo salmastro e terroso. In bocca il sorso è morbido, ricco di materia, alcol ben integrato, grande coerenza con le note percepite al naso, un accenno di sapidità invade letteralmente la punta della lingua. Perfetto l’abbinamento con un Cioccolato di Modica IGP (fondente 70 %).

“Il 28 di Via San Nicolao” Selezione Liquore Amaro d’Erbe
La produzione degli amari è molto importante per l’azienda, il parco naturalistico di Casalotto di Mombaruzzo, luogo incantato dove vengono coltivate le essenze, nasconde i segreti che si ritrovano poi nel bicchiere. Il “28 di Via San Nicolao” è prodotto con alcol idrato, brandy, zucchero ed infusi di erbe aromatiche. Color ambra caldo, una tonalità che vira su toni autunnali, la mia stagione preferita per gustare questa tipologia di liquori selezionati.
30% Vol., ciò che anticipa il sorso è un insieme intrigante di aromi che al naso spazia con disinvoltura dalle spezie dolci alle erbe officinali, nello specifico: cannella e cardamomo, china, genziana, melissa, ma anche liquirizia e una particolare sfumatura bruciacchiata che ricorda la crosta della crème brûlée. Al palato è ricco e materico, rotondo, coerente al naso, ricorda soprattutto il gusto della china e della liquirizia; un sorso lunghissimo che si attacca al palato con garbo e senza la minima distorsione alcolica. Un gran bel bere, lascia la bocca fresca, pulita, pronta a contrastare alla perfezione la dolcezza di un torrone artigianale con nocciole del Piemonte.
Andrea Li Calzi




