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Vermentino di Sardegna Majga Non Filtrato Senza Solfiti Aggiunti 2022

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: 
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Data degustazione:
03/2026


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: vermentino
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: IOLEI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 18 a 22 euro


Antonio Puddu, enologo e titolare della cantina Iolei di Oliena – in provincia di Nuoro – crede molto nel potenziale evolutivo del suo Vermentino di Sardegna Majga; soprattutto per quanto concerne la versione “Non Filtrato Senza Solfiti” già affrontata nelle precedenti pubblicazioni mediante l’annata 2024. Per dare un saggio delle suddette potenzialità il nostro protagonista presenta anche l’annata 2022, la stessa che ha superato i tre anni dalla vendemmia. Una scelta coraggiosa, considerando che trattasi di uno tra i millesimi più caldi e siccitosi del nuovo millennio.
Il processo di vinificazione prevede una selezione delle uve sia in vigna che in cantina. Viene eseguita una pressatura soffice diretta dei grappoli, scelta del mosto e fermentazione con lieviti selezionati bassi produttori di anidride solforosa e successiva fermentazione malolattica. Prosegue un breve affinamento in tini d’acciaio a contatto con i lieviti con ripetuti bâtonnage (tre volte al giorno) durante tutto l’affinamento. Le uve in questione vengono allevate tra Oliena e Dorgali, a 250 metri sul livello del mare. I terreni sono principalmente di origine granitica, composti da un suolo sabbioso e ben drenato. Questa composizione deriva dal disfacimento di vette quali ad esempio il Monte Corrasi, un imponente massiccio montuoso appartenente al territorio di Oliena. La cima più alta del vasto e impervio altopiano del Supramonte, nonché uno dei rilievi più suggestivi dell’Isola.

Vermentino di Sardegna Majga Non Filtrato Senza Solfiti Aggiunti 2022 Iolei

Il vino al mio cospetto si presenta in veste paglierino vivace con riflessi oro antico; buona consistenza. Il naso è ricco di sfumature dolci e lievemente speziate che rimandano in parte al terroir granitico d’appartenenza, ed in parte al DNA dell’uva. Ritrovo un bel naso “sinuoso”, dal timbro intenso pur tuttavia mai sfacciato. Nell’ordine: c’era d’api, pietra focaia, frutta estiva in macedonia e cenni balsamici, ivi compreso un ricordo di pietra polverizzata che rende l’insieme ancor più complesso. In bocca la sinergia tra parti sapide, morbidezza e tensione acida, trovano – in questa fase – un equilibrio ragguardevole; pur tuttavia siamo ancora lontani dalla fase calante del vino, perché in bocca danza e non risparmia colpi. Cinque chiocciole, in virtù della digeribilità unita alla lunga persistenza del sorso. Un continuo richiamo alla beva che a tratti diviene compulsiva. Un gran bel vino davvero. Orata all’acqua pazza.

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