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Vallée d’Aoste Syrah Henri élevé en fût de chêne 2019

Vallée d'Aoste Syrah Henri élevé en fût de chêne 2019 AnselmetDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: syrah
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: ANSELMET – Maison Anselmet di Giorgio Anselmet
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Il primo dei tre vini rossi presentati da Giorgio Anselmet è un syrah 100% e porta il nome di uno dei suoi tre figli, Henri; tutta la famiglia collabora attivamente al progetto: Bruna Cavagnet, la moglie, Stephanie e Arline, gli altri due eredi. Il noto vitigno francese a bacca rossa, originario della Valle del Rodano, è stato scelto per un motivo semplice: nel tempo ha dimostrato di sapersi adattare perfettamente tra le vette alpine della Valle d’Aosta. Colline soleggiate strappate alla roccia, esposizioni notevoli a circa 750 – 800 m. s.l.m. e filari costantemente rinfrescati da brezze che arrivano dalle montagne circostanti; inoltre il terreno da queste parti è morenico costituito da ghiaie e sabbie.
Sono ben due le parcelle in questione, ubicate in due comuni diversi nei pressi di Aosta: Saint Pierre e Villeneuve. L’escursione termica, ovvero la differenza delle temperature tra notte e giorno, favorisce lo sviluppo d’importanti aromi e soprattutto nell’uva syrah può fare la differenza, dipingendo un quadro olfattivo variegato e per nulla monocorde, come spesso accade. Il millesimo 2019, inoltre, ha implementato questo aspetto grazie a un ciclo vegetativo particolarmente favorevole e temperature annue mai troppo esasperate dall’eccessivo caldo, fenomeno ahimè sempre più tipico. Anche in questo caso Giorgio ha impiegato tutta la sua esperienza nei confronti dell’utilizzo del legno, un’attenzione maniacale nel sapiente dosaggio della tostatura – mai troppo invasiva – la volontà di esprimere attraverso un bicchiere di vino il terroir valdostano e le sfumature che caratterizzano il Syrah Henri. Rese pari a 90 q. per ettaro, La vinificazione in rosso avviene con macerazione prefermentativa a freddo a 10° C per tre giorni con il 30% di uva intera, segue affinamento di 18 mesi in barriques.
Tinge il calice di un rubino intenso, caldo con nuances violacee, mostra estratto e una tonalità vivace. Piccoli frutti maturi a bacca nera dominano gran parte dell’analisi olfattiva, presto rinfrescati da folate balsamiche che ricordano lunghe passeggiate tra i sentieri di montagna; inoltre tanta liquirizia e pepe nero, quest’ultimo caratterizza da sempre il noto vitigno autoctono francese, ma in questo caso sfumato, elegante, così come il resto del comparto di spezie dolci e un leggero ricordo di legni nobili ben fusi tra loro.
In bocca danza letteralmente tra rotondità è succo, tra freschezza e tannino piuttosto fitto, lunga la scia sapida che rimanda al terroir di derivazione morenica; lascia un ricordo piacevole, coerente con quanto percepito al naso, l’alcol è ben integrato alla materia, stiamo comunque parlando di un vino ancora in fasce che darà il meglio di sé tra un paio d’anni senza nessuna paura d’invecchiare. Quattro chiocciole piene e un assist perfetto a un piatto di carbonade valdostana, ovvero uno spezzatino di manzo tipico della cucina regionale.

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