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Vallée d’Aoste Pinot Noir L’Emerico 2018

Vallée d'Aoste Pinot Noir L'Emerico 2018 OttinDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@

Data degustazione: 05/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pinot noir
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: OTTIN
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 30 a 40 euro


Il secondo nato in Casa Ottin, riguardo l’uva autoctona borgognona pinot noir, è L’Emerico. Prodotto per la prima volta nel 2016, è uno splendido omaggio al nonno di Elio, colui che dà il nome all’etichetta. Considerato il pioniere, fu il primo della famiglia ad allevare questa particolare varietà d’origine francese e a credere nel suo potenziale in terra valdostana.
In principio i vigneti erano situati nel comune di Saint-Denis, successivamente Emerico diviene socio fondatore della cooperativa di Chambave, la Crotta di Vegneron. Elio, con la stessa determinazione, continua il viaggio intrapreso dal nonno concentrando la sua produzione sui pendii impervi e terrazzati sopra Aosta, ad un’altitudine di 650 – 700 metri sul livello del mare. L’annata 2018 si è distinta per una maturazione lenta e regolare che ha riportato l’epoca di raccolta intorno a metà settembre, il 12 per l’esattezza. Rese molto basse pari a 50 quintali per ettaro, vigne impiantate tra il 1990 e il 2014.
Si inizia con una macerazione a freddo pre – fermentativa, seguita da una fermentazione spontanea di circa 10 giorni, utilizzo di lieviti indigeni. Successivamente avvengono rimontaggi alternati a follature, malolattica svolta, il vino affina 18 mesi in barriques di rovere francese di diversi passaggi; appena 3.000 bottiglie prodotte. Un vino che ammalia sin dal colore, trama rubino caldo, avvolgente, questa volta più profondo rispetto al Pinot Noir “classico” recensito la volta scorsa.
Avvicinandolo al naso vengo rapito da una sinfonia di profumi che si palesano piano piano, senza fretta, in maniera progressiva: frutti di bosco maturi, mirtillo nero e lampone, un ché di balsamico dolce, grafite e liquirizia in caramella, seguiti da cacao amaro, leggerissima vaniglia, legni nobili ben fusi tra loro e soprattutto bacche tipiche della macchia mediterranea, quali lentisco e ginepro. Guadagnata una buona mezz’ora dalla mescita vi è una concentrazione di sottobosco e toni silvestri che richiamano fortemente i sentieri di montagna durante una passeggiata tardo estiva.
In bocca possiede nerbo acido e una spinta sapida da fuoriclasse, il tutto però a mio avviso è ancora leggermente sconnesso, anche il tannino deve disciogliere la sua tempra, qualche annetto di ulteriore riposo e son più che sicuro che guadagnerà la quinta chiocciola, e di gran lunga; per ora sono 4 abbondanti, come la porzione di fonduta alla valdostana – in abbinamento – che non mi son fatto di certo mancare, non sia mai!

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