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Vallée d’Aoste Petite Arvine Nuances 2019

Vallée d'Aoste Petite Arvine Nuances 2019 OttinDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@

Data degustazione: 04/2022


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: petite arvine
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: OTTIN
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 35 euro


Tra le virtù più importanti del carattere di Elio Ottin, e di gran parte dei viticoltori che stimo, vi è la capacità di guardare al futuro, di non accontentarsi dei traguardi raggiunti né tantomeno di dormire sugli allori. Considerando il numero non certo enorme di bottiglie prodotte, e il successo eclatante del suo Petite Arvine prodotto per la prima volta nel 2007, il nostro protagonista avrebbe potuto tranquillamente farlo, e invece no: perché non sperimentare l’affinamento in legno strizzando l’occhio ai grandi vini di tutto il mondo, in special modo quelli borgognoni dei cugini d’Oltralpe? Elio ha fatto molto di più, come tanti suoi colleghi valdostani di cui ho già parlato, in sintesi è riuscito ad esaltare al massimo le peculiarità del vitigno attraverso una fusione notevole di elementi legati al territorio e al DNA del varietale, il tutto senza che il legno in nessun modo possa prevalere sulla materia prima.
Il Nuances nasce nel 2011 da una piccola vigna impiantata nel 1997 a circa 700 metri sul livello del mare, esposta a sud e situata nel comune di Saint-Christophe, a circa 12 km in direzione Nord-Est rispetto ad Aosta; la stessa è caratterizzata da terreni morenici e sabbiosi. Resa basse, attorno ai 70 quintali per ettaro, vengono prodotte appena 3500 bottiglie. La vendemmia, salvo annate particolarmente complicate, si effettua il primo giorno d’ottobre anche perché studiando ed osservando questa parcella del comune sopracitato Elio, negli anni, si è accorto della sua naturale predisposizione ad accogliere sui grappoli della sua amata petite arvine la nobile Botrytis cinerea. Si inizia con pressatura del grappolo intero, fermentazione di 2 o 3 settimane a temperatura controllata in botti di rovere austriaco da 20 Hl, lieviti selezionati e affinamento successivo di un anno in legno su fecce fini seguito da 12 mesi in bottiglia. Anche in questo caso non viene effettuata la fermentazione malolattica.
Il vino irradia letteralmente il calice attraverso, è proprio il caso di dirlo stavolta, “nuances” oro brillante e solare. Un respiro di frutti sciroppati, tra tutti pesca, albicocca e ananas, frammisti a dolci suggestioni di miele millefiori con rimandi ai pascoli montani della Valle d’Aosta. Con lenta ossigenazione emerge un velo di frolla e crema al limone, smalto e zafferano, legni nobili ben fusi tra loro, il quadro olfattivo risulta estremamente goloso: è un vino che si “beve col naso” ancor prima che con la bocca.
Il sorso mostra un assetto piuttosto importante: scambi velocissimi tra sapidità – in gran parte data dal terroir – e una tensione acida degna del carattere del vitigno; in questo caso lo stesso di offre generoso, corroborato da una morbidezza e una golosità intrinseca che ben si presta ad un abbinamento alquanto insolito per la regione: tortelli di ricotta e carciofi spadellati con burro d’alpeggio e salvia; il successo in tal senso è assicurato nonostante le “dicerie” sull’impossibilità di abbinare il famigerato ortaggio, provare per credere. Ad un passo dalla quinta chiocciola, qualche anno in cantina per stemperare ulteriormente la sua irruenza e sono convinto che la conquisterà.

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