Vallée d’Aoste Petite Arvine 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2021
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: petite arvine
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: ANSELMET – Maison Anselmet di Giorgio Anselmet
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Joseph Vaudan, personaggio chiave della formazione di Giorgio Anselmet nonché docente del noto Institut Agricole Régional, ha insegnato al nostro protagonista la “passione per i vini buoni”, queste le sue parole. La Cantina è situata a Fraz. Vereyta – Villeneuve (AO) e indubbiamente, come avremo modo di vedere anche nelle prossime pubblicazioni, non ha mai risparmiato in tema di approfondimenti su qualsivoglia elemento che ruota attorno al mondo del vino. Tanti i fattori determinanti: instancabile lavoro in vigna spesso in condizioni piuttosto estreme, scelta e sperimentazione in tema di vitigni autoctoni o internazionali, vinificazione, affinamento e scelta del contenitore con uno studio maniacale che riguarda soprattutto la tostatura del legno.
Iniziamo ad approfondire la carrellata di 6 etichette proposte dall’Azienda proprio da uno tra i vitigni autoctoni più interessanti della Valle d’Aosta, la petite arvine. Il suo nome deriva dalla varietà arvine e dalla piccola taglia (petite in lingua francese) dei suoi acini, la maturazione è tardiva. Giorgio ha impiantato i vigneti nel 2000, 2 parcelle nei comuni di Aymaville e Villeneuve, li alleva a cordone speronato con densità d’impianto pari a 8.000 – 10.000 ceppi / ha con una resa pari a 90 q. Altitudini importanti, ci troviamo a circa 750 – 800 m slm, i terreni sono caratterizzati da suoli morenici sabbiosi che conferiscono al vino progressione gustativa, lunga scia sapida e mineralità non indifferente. La vinificazione in bianco avviene in legno di rovere, affina 8 mesi in botte francese da 600 litri con batonnage eseguiti ruotando lo stesso contenitore dove riposa il vino.
L’influenza francese, e un occhio strizzato alla Borgogna, più che un’ispirazione rappresenta una sfida, il volersi confrontare con i “giganti del vino” utilizzando anche assi nella manica squisitamente valdostani. L’esperienza nell’utilizzo del legno appare chiara sin dal primo istante, attimo in cui il vino – opportunamente versato all’interno del calice – palesa una trama paglierino vivace, chiaro, con tonalità calde, ben lontane dall’oro; struttura ed estratto da vendere.
Eleganti e spigliati sentori fumé si intrecciano ad un frutto croccante, spigliato, fresco, il comparto legato al terreno non tarda a manifestarsi, distinguo pietra focaia, legna arsa, scorza di limone e susina gialla, un richiamo a melissa e piccoli fiori di montagna su roccia bagnata, fieno secco e pietra focaia; gran bella evoluzione soprattutto a mezz’ora dalla mescita quando raggiunge i 12-14°.
In bocca è dominato da una sapidità che conquista immediatamente, la freschezza è in leggero svantaggio, si sente che è un vino ancora in fasce che dovrà stemperare – attraverso l’affinamento – la grande potenza minerale del terreno. Morbidezza in primo piano ravvivata da un ritorno citrino importante e coerente a quanto percepito al naso, lunghissimo il finale, appagante, di alcol in esubero non vi è traccia. Perfetto su una trota salmonata e affumicata alla valdostana. Quattro chiocciole piene.