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Valle d’Itria Susumaniello Rosé Alture 2023

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione:
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Data degustazione:
04/2025


Tipologia: IGT Rosato
Vitigni: susumaniello
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: PAOLOLEO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 12 a 15 euro


Per concludere l’approfondimento dedicato alla linea Alture di Cantine Paololeo, di San Donaci (BR), analizzeremo due vini prodotti mediante il susumaniello, uva autoctona a bacca nera di probabili origini dalmate allevata in Puglia da molto tempo, soprattutto in provincia di Brindisi. Il nome è al quanto curioso e deriva dalla sua abbondante produttività che consentiva di “caricare il somaro”, compagno di lavoro instancabile all’epoca. Il grappolo contiene acini tondi e piccoli ricchi di antociani e polifenoli, il livello di acidità è molto basso. Caratteristica quest’ultima che consente di produrre vini dotati di slancio, verticalità e un buon livello di persistenza tanto nei rossi (che vedremo nella prossima pubblicazione) quanto nei rosati; ed è proprio quest’ultima categoria di vino ad interessarci.
Il Valle d’Itria Susumaniello Rosé Alture 2023, figlio di un’annata indubbiamente calda, viene prodotto mediante uve allevate a contro-spalliera attorno ai 350-380 metri sul livello del mare in Valle d’Itria. La resa è pari a 4.500 piante per ettaro e 3 kg di uva per pianta. Il terreno eluviale, calcareo – argilloso, conferisce al vino la giusta profondità, lo vedremo in seguito. La vendemmia viene solitamente svolta nella prima decade d’ottobre. L’uva sosta una notte in cella frigo con temperature sotto lo zero (criomacerazione pellicolare di 20 ore), viene diraspata-pigiata e dopo il travaso in un serbatoio di acciaio inox avviene la macerazione di circa 6-8 ore. Il mosto si chiarifica e fermenta a bassa temperatura. Il vino ottenuto affina tre mesi nel medesimo contenitore prima dell’imbottigliamento.
Rosa cerasuolo vivace con riflessi color rame, media consistenza. Timbro olfattivo piuttosto intenso giocato su toni di frutta esotica e ribes, rosa macerata, spezie dolci e un richiamo al terriccio bagnato frammisto a ricordi salmastri.
L’attacco in bocca è incisivo, non risparmia colpi sia in termini di acidità che di peso specifico, pur mantenendo un profilo “d’altura”. La sapidità è incalzante e allunga la profondità e persistenza del vino. Forse il finale evidenzia troppo il frutto maturo, si sente l’annata calda; dunque, richiama a gran voce l’abbinamento gastronomico. Non dimentichiamoci che è un rosato ancora piuttosto giovane. Diamogli tempo. Quattro chiocciole. Panzerotto pugliese pomodoro e mozzarella.

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