Soave Classico Wild 2023
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2025
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: garganega
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: PRÀ
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 18 euro
Circa un anno fa abbiamo incontrato Graziano Prà a Roma. I più curiosi potranno leggere l’articolo di Roberto Giuliani che racconta la storia dell’azienda e offre il suo punto di vista su ben otto etichette prodotte dalla storica cantina situata a Monteforte d’Alpone, in provincia di Verona. Qui dimorano alcune tra le vigne più importanti della DOC Soave, istituita nel 1968. Graziano è noto ai più per le sue scelte lungimiranti in tema di viticoltura ed enologia; egli ha sempre messo al centro del suo lavoro la valorizzazione del territorio veneto, quello in cui è nato e cresciuto. Tra i pionieri del gruppo Gli Svitati, è stato tra i primi ad utilizzare il tappo a vite. L’azienda conta quaranta ettari vitati nelle colline del Soave, caratterizzate da suoli di origine vulcanica, e otto ettari in quelle della Valpolicella dove alleva vigneti a 500 metri sul livello del mare. In quest’ultimo caso troviamo suoli composti da calcare e un’area influenzata da grandi escursioni termiche e dalle correnti fredde dei Monti Lessini e del Monte Carega. La voglia di sperimentare ha sempre guidato l’essenza della filosofia aziendale, e il Soave Classico Wild 2023 conferma nuovamente la mia tesi. Ottenuto mediante l’utilizzo di uve garganega in purezza, provenienti unicamente dal cru Ponsara, è un prodotto che mostra il lato più “selvaggio” della viticoltura, seguendo dunque fermentazioni spontanee con l’utilizzo di lieviti indigeni. Ciò che mi ha stupito è il suo profilo sensoriale, la pulizia complessiva, ovvero i tratti identificativi dei vini di Graziano Prà. Questi non cambiano a seconda del tipo di etichetta, ed è un valore aggiunto a mio avviso.
Le vigne hanno un’età compresa tra i 30 e i 70 anni, sono situate a Monteforte d’Alpone a circa 150 – 250 metri sul livello del mare. Ritroviamo suoli d’origine vulcanica dove la vite viene allevata a guyot e pergola veronese, con una resa per ettaro pari a 70 hl. La vendemmia viene svolta in lasso di tempo che va da metà settembre a metà ottobre. In cantina si procede con diraspapigiatura soffice e una vinificazione con temperature non controllate in vasche di acciaio di piccole dimensioni.
La trama cromatica è vivace, luminosa: un bel giallo paglierino con riflessi piuttosto caldi. Al naso sin dal suo esordio risulta un vino dotato di una complessità non indifferente. Nell’ordine: ginestra, biancospino, lieve smalto e pepe bianco; con lenta ossigenazione un ricordo di frutta fresca, ovvero mela Granny Smith, scorza di cedro in tandem con echi salmastri e suggestioni lievemente fumé. Evolve di continuo, soprattutto a 24 ore dalla mescita. Ne assaggio un sorso e vengo travolto da un’ondata di freschezza citrina, unita a guizzi sapidi che impegnano la beva senza in alcun modo saturare i recettori gustativi. L’alcol è ben gestito, e soprattutto contenuto, e la persistenza convince appieno. Un vino che tanto avrà da dire anche in futuro a mio avvio. Cinque chiocciole. Coregone al cartoccio con patate al rosmarino.