Sforzato di Valtellina Runco de Onego 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 16%
Produttore: BOFFALORA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
Non faccio nessuna fatica ad ammetterlo: i vini prodotti con uve portate a surmaturazione o appassimento non mi hanno mai appassionato. A vantaggio di una carica aromatica non indifferente, profondità gustativa e timbro da Mike Tyson il più delle volte si perde la piacevolezza della beva, una delle caratteristiche più importanti a mio avviso.
Come sempre esistono le eccezioni, una tra queste è senza ombra di dubbio lo Sforzato di Valtellina Runco de Onego 2018 di Giuseppe Guglielmo, alias Boffalora, cantina situata a Castione Andevenno (SO), in sottozona Sassella. Il nostro protagonista, legato in maniera viscerale alla sua Terra natia, continua a produrlo proprio perché è parte integrante della tradizione storica valtellinese. Un’etichetta che mi ha colpito proprio perché in grado di coniugare magistralmente l’importanza della materia prima, ahimè sempre più soggetta a variazioni climatiche, l’arte dell’appassimento e un corredo aromatico variegato e di tutto rispetto.
Il vino offre spunti di riflessione: com’è possibile che oggigiorno esistano prodotti come questo che a 16% Vol. ne dimostrano appena 13% Vol., e di contro, purtroppo, vini che a 12% Vol. ne dimostrano 16% Vol.? Lo so è una domanda retorica, ma il Runco de Onego mi ha sbalordito proprio per questo motivo. L’alcol è perfettamente integrato alla materia, né al naso né in bocca vi è la minima traccia; un vino che non cede a nessun tipo di ruffianeria mostrando un frutto che non si discosta minimamente dal Dna dell’uva chiavennasca, il nebbiolo valtellinese per intenderci. Frutti rossi/neri intensi che rincorrono le spezie dolci: amarena, mirtillo e ginepro su violetta appassita, tracce di rosmarino e foglia di tabacco, liquirizia e rimandi lontani d’erbe officinali.
Indubbiamente in bocca il timbro è più intenso, sinuoso, il tannico dolce e serico; tuttavia, anche in questo caso, la freschezza del sorso – e la lunga sapidità – mostrano il potenziale di un territorio grandioso e ancora una volta la filosofia e il carattere di Giuseppe Guglielmo, coerente oltre ogni limite. Anche in questo caso non possono che essere cinque chiocciole, chapeau! Abbinato a un Bitto Storico Ribelle stagionato oltre due anni, simbolo della produzione casearia lombarda, è una vera goduria.