Sannio Aglianico Marraioli Riserva 2017
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2024
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: aglianico
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ANTICA MASSERIA VENDITTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 23 a 28 euro
Vino Bio: sì
Che l’aglianico sia un grande vitigno non ci sono dubbi, che abbia molteplici capacità espressive da zona a zona è altrettanto vero, Irpinia, Taburno, Cilento, Sannio, Vulture, racconta cose molto diverse. Personalmente ho imparato ad apprezzare quello prodotto nel Sannio con un leggero ritardo, forse perché schiacciato dalla prepotente fama del Taurasi.
Quello proposto da Nicola Venditti mi ha subito colpito già una decina d’anni fa, oggi lo ritrovo, questa volta figlio di una vendemmia calda come la 2017, proveniente dal vigneto Marraioli in Castelvenere con piante che hanno raggiunto i 44 anni di età, colmo di sensazioni preziose e generose.
Mi piace immergermi nei suoi profumi, uno dei meriti di questo millesimo è quello di offrire intensità ed equilibrio dopo poco tempo che il vino va in commercio, certo non sono tutti con queste caratteristiche, a volte capitano rossi pungenti, un po’ troppo maturi, ma qui siamo nella condizione ottimale, il frutto e la speziatura fine viaggiano in perfetta sintonia, se volessi tradurlo in musica, direi che il suo accordo è in mi maggiore. Prugna, marasca, menta, noce moscata, bastoncino di liquirizia sono alcuni dei profumi che posso cogliere nei primi due minuti, a cui si aggiungono cacao e tabacco.

Bocca avvolgente, piena, con un tannino dal tessuto quasi vellutato, cosa non facile con questo vitigno, la freschezza è decisa e spinge molto bene sul frutto dandogli vitalità, energia; il velo sapido e la lunga persistenza lo rendono un vino con il quale è impossibile distrarsi, lascia un segno deciso e ti fa capire che è in grado di condividere la tavola con piatti importanti e saporiti ma non esagerati, vale la pena rievocare un piatto della tradizione beneventana come i “carrati di Pietraroja al ragù, pecorino e noci“, così chiamati per via dello strumento utilizzato per produrli, il “carraturo”: una serie di fili di acciaio tenuti tesi da un telaio di legno con al di sotto un recipiente per accogliere la pasta. Ovviamente il carraturo è tutt’altro che facile da trovare, quindi bisogna adattarsi con la manualità e cercare di fare una pasta lunga e abbastanza sottile per il ragù composto da carne di pecora sgrassata, olio extravergine, pomodoro e sale, a cui andranno aggiunte noci tritate e formaggio pecorino del Matese grattugiato.