Rubeus
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2025
Tipologia: Vino Rosso
Vitigni: petit rouge
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ANNA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 18 euro
Picciou oriou, oriou picciou anche picciou rodzo, così è chiamato il petit rouge in Valle d’Aosta; fu Lorenzo Francesco Gatta, medico di Ivrea e studioso di viticoltura, che nel suo “Saggio sulle viti e sui vini della Valle d’Aosta” scritto nel 1836, dette per la prima volta precise notizie sul petit rouge, spiegando anche che era il vitigno più coltivato nella destra e nella sinistra orografica della Valle, da Saint-Vincent ad Avise, con l’esclusione di Morget e La Salle.
Di fatto Gatta rilevò che faceva parte di un vasto gruppo di “oriou”, basti pensare che le varietà ad acino piccolo da lui identificate erano l’oriou voirard, l’oriou curaré, l’oriou lombard, l’oriou gris e l’oriou picciou. Non voglio annoiarvi entrando ulteriormente nel dettaglio, ma indubbiamente questo lavoro ha dato un forte contributo alla comprensione del parco vitato valdostano. Aggiungo solo che nel Bollettino del 1877 la Commissione ampelografica delle province subalpine indicò, con il nome di “petit oruge”, un vitigno che ricopriva il 60% della superficie vitata a Villeneuve (fonte “Vini e Vitigni Autoctoni della Valle d’Aosta” di Giulio Moriondo), proprio dove Anna De Santis produce il Rubeus.
Questo rosso subisce la stessa vinificazione del Sapphirus, proprio perché Anna ci tiene a far percepire quali sono le caratteristiche e differenze di ciascun vitigno, senza il contributo del legno.

Qui il colore è sempre rubino ma con riflessi purpurei; il bouquet è meno impetuoso del Sapphirus, rivelando protagonista il frutto di bosco appena maturo: mirtillo, ciliegia, ribes e leggera amarena, ma affiora anche la rosa selvatica.
Al palato è sempre il frutto a comandare, c’è una stratificazione diversa, più compattezza, tannino leggero, acidità perfettamente integrata, appare più essenziale ma non per questo meno piacevole, anzi, direi che per le sue caratteristiche potrebbe confrontarsi con successo con le chnéffléne, ovvero gli gnocchetti tipici di Gressoney-Saint-Jean, con bottoncini di pastella ricoperti di fonduta (in questo caso la tipica toma di Gressoney). Buon appetito!