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Ristorante bio Luce 44 a Roma: la luce è ancora fioca


L'insegna di Luce 44Inaugurato il 30 settembre, “Luce 44” si presenta (come ho raccontato nel mio precedente post) ai romani come “non il solito ristorante, ma un contenitore multimediale di attività legate all’eco-sostenibilità e alla multiculturalità: presentazioni di libri, anteprime, mostre d’arte e di fotografia, eventi e musica dal vivo, il tutto accompagnato dai piatti biologici dello chef e musicista Damiano Ruggeri”. La presentazione punta molto sul fatto che a Roma non ci sono ristoranti biologici a impatto zero, pertanto le materie prime sono certificate e la qualità assicurata.
Bene, attratto da queste parole inequivocabili, dalle premesse invoglianti, ci sono andato la sera del 2 ottobre, in compagnia di Daniela (le foto sono sue) per verificare anche la professionalità e gli aspetti che distinguono questo locale da altri, consapevole che ha appena aperto e non sono ancora iniziate le diverse attività cultural-musicali. Imboccata Via Della Luce provenendo dal Lungotevere, l’abbiamo percorsa fino ad oltrepassare Piazza Mastai, ancora una cinquantina di metri e ci siamo ritrovati il ristorante sulla destra.
Potevamo scegliere se stare nella sala interna oppure in giardino; data la serata piacevolmente fresca abbiamo optato per la seconda soluzione. Tavolini bianchi traforati ad un angolo con la scritta “Luce 44″ e ricoperti da una tovaglia imbandita in modo sobrio, senza fronzoli.
Dato che le proprietarie del ristorante sono Maria Antinori, biologa e consulente nutrizionista, e Paola Melli, giornalista specializzata nel settore produzione ed organizzazione festival di cinema e televisione, mi è venuto subito da chiedermi: chi è l’esperto in ristorazione e, quindi, è in grado di proporre non solo buoni piatti (che sono opera dello chef Damiano Ruggeri) ma quell’insieme di elementi professionali che fanno la differenza fra una comune trattoria romana (e non solo) e un locale che si propone “diverso”?

La carbonaraA questa domanda non sono riuscito a trovare una risposta, ovvero ho avuto la sensazione chiara che questa persona manca. La cucina è valida, precisiamolo subito, abbiamo provato antipasti, primi e dolce, e i piatti erano decorosi, calibrati e privi di eccessi, in poche parole “digeribili”, le materie prime effettivamente di buona qualità. Detto questo, che è il punto a favore, ho rilevato una serie di mancanze che non riesco a giustificare neanche con il fatto che il ristorante aveva aperto da due soli giorni. Anche perché quando si apre un’attività di ristorazione si presume che si sia pronti, visto che l’impatto con i clienti è fondamentale.
Così non è stato. Ci è stato portato un menu che si è rivelato non corrispondente a quello della serata, che ci è stato consegnato successivamente scritto a penna e poco leggibile, con alcuni errori “tecnici” che ci hanno lasciati perplessi (cito ad esempio : “giulin” per “julienne”), e privo di prezzi.
Mancava la carta dei vini, che ci sono stati detti a voce: un Merlot, un Montepulciano, uno Chardonnay, un Pinot Grigio e poco altro, senza che potessimo sapere chi fosse il produttore, quale annata e, soprattutto il costo delle bottiglie. Cose su cui si può, erroneamente, passare sopra in una pizzeria, non in un locale la cui cena, se avessimo mangiato anche il secondo, avrebbe superato tranquillamente i 50 euro a cranio, prezzo a mio avviso elevato, che non
La scritta Luce 44trova giustificazione visto che le materie prime sono, si, biologiche (ci fidiamo della parola), ma provenienti da zone vicine, tanto è vero che si parla di “impatto zero”, quindi con minor costo per il trasporto.
E’ evidente che l’obiettivo delle due proprietarie è “altro”, pertanto non sembra interessargli la qualità del servizio, dei particolari, ma, onestamente, la cosa stona parecchio, soprattutto di fronte ad una presentazione che vuole accostare il cibo alla cultura, alla musica, all’arte.

Insomma, una certa approssimazione, sulla quale fatico sempre di più a passare sopra, Roma è una città stupenda e ricca di storia, ma per quanto riguarda la ristorazione è dura, non si è tranquilli se non si esborsano cifre superiori ai 60 euro (e anche in questo caso c’è ristorante e ristorante). C’è sempre qualcosa di “accroccato”, poco professionale.
Peccato, soprattutto in questo momento non facile è fondamentale offrire un servizio professionale, ineccepibile, almeno sulle questioni base, qualcosa che a Roma non è ancora così frequente e che farebbe sicuramente la vera differenza, giustificando, questa volta si, anche un prezzo un po’ fuori misura, tanto più a Trastevere, nota zona di trattorie e pizzerie.
Vedremo in futuro, quando si saranno assestati, se il Luce 44 riuscirà ad essere davvero un punto luminoso, una realtà diversa da un contesto generale purtroppo ancora molto approssimativo.

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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