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Roero Riserva Vigna Sant’Anna 2019

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2024


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: ANTICA CASCINA DEI CONTI DI ROERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 19 a 24 euro


Come avevo già espresso qui, mi rendo conto sempre di più che l’azienda di Daniela Olivero e Luigi Roagna ha dei prodotti di indubbia qualità a prezzi davvero sorprendenti, ben distanti da quelli che mediamente troviamo nelle vicine Langhe. Ora, in parte c’è ovviamente una scelta aziendale, che privilegia la possibilità di far conoscere i propri vini anche a persone che non vivono negli agi, in parte c’è il fatto che il Roero fatica ancora a far capire al mondo che non è una regione inferiore, ma semplicemente con caratteristiche diverse. Ad esempio la Riserva proveniente dalla Vigna Sant’Anna, che vanta esattamente 70 anni di vita (nel 2019 ne aveva 65), se si fosse trovata a Monforte o Serralunga, avrebbe avuto un prezzo del tutto diverso, mentre qui si può acquistare attorno ai 20 euro. Ed è incredibile, per la storia che c’è dietro, per la qualità di questo cru, per le ottime caratteristiche che dimostra nel calice.
Sulla storia del vigneto vi rimando all’articolo dedicato all’azienda; Entrando nel merito del vino: le uve vengono raccolte manualmente intorno ai primi di ottobre e poste in cassette da 20 chili, portate in cantina vengono diraspate e subiscono una fermentazione con macerazione di almeno 40 giorni, senza lieviti aggiunti, con cappello sommerso. Poi maturazione in botte grande da 30 ettolitri per due anni; nessuna filtrazione al momento dell’imbottigliamento.
Per i più curiosi: per questo vino è stato scelto il tappo tecnico DIAM 10 da 49 mm., uno dei migliori contro i possibili attacchi di muffe e batteri.

Roero Riserva Vigna Sant'Anna 2019 Antica Cascina dei Conti di Roero

Ma andiamo al sodo: nel calice presenta un colore granato luminoso con cuore ancora rubino, il bouquet è sorprendente nell’impatto iniziale fortemente floreale di rosa canina, particolare anche nella tessitura fruttata, dove mora e ciliegia giocano un ruolo prioritario, affiora poi con discreto slancio una nota di cacao, bastoncino di vaniglia, una punta di zenzero e persino un guizzo di arancia amara.
Al palato è squisitamente speculare, cosa non così comune, si percepiscono molto bene le stesse sensazioni, su una trama tannica vibrante e un’acidità stimolante, l’alcol è ben nascosto e si ha una sensazione di grande equilibrio gustativo ed espressivo con finale decisamente minerale. Un vino che racchiude in modo evidente i precursori di una lunga evoluzione, dal carattere già delineato e capace di emozionare.
Non so perché, ma nel sorseggiarlo mi viene voglia di accostarlo a una fonduta, con la quale sono sicuro troverebbe una sintonia non comune. Ovviamente potete abbinarlo anche alle carni, spingendovi pure sulla selvaggina da piuma, come piccione selvatico, pernice e fagiano. Se invece non mangiate carne, puntate a piatti con porcini o tartufo e andrà ugualmente bene.

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