Oltrepò Pavese Metodo Classico Blanc de Noirs Extra Brut Pierangelo Boatti
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2026
Tipologia: DOC Spumante Extra Brut
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: MONSUPELLO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 44 a 48 euro
Un nuovo capitolo nella storia di Monsupello. Il Blanc de Noirs è il frutto di un percorso lungo e meditato, nato dal desiderio della famiglia Boatti di esplorare il pinot nero nella sua espressione più autentica e territoriale – È un progetto a cui teniamo molto – raccontano Carla, Laura e Pierangelo – perché racchiude la nostra idea di Pinot Nero: pulizia, eleganza, identità territoriale. È un Metodo Classico che parla del nostro modo di lavorare e del nostro modo di essere. In questo vino c’è il rispetto del tempo, della materia e dell’equilibrio tra tradizione e sperimentazione–.
Tutto parte da una selezione relativa ai vigneti più vocati dell’Oltrepò Pavese, dove le viti di oltre vent’anni affondano le radici in terreni argilloso-calcarei esposti a Sud-Est. L’altitudine e la ventilazione naturale favoriscono una maturazione lenta e regolare delle uve, che vengono raccolte manualmente nella seconda metà di agosto per conservare il più possibile fragranza e acidità. La pressatura soffice dell’uva intera consente di ottenere solo il mosto fiore; la fermentazione a bassa temperatura in acciaio esalta i profumi varietali. L’affinamento viene svolto in bottiglia, sui lieviti, per almeno 36 mesi. Il dosaggio è pari a 4,00 g/l. La produzione annua è di dieci mila bottiglie. Porta in etichetta la firma dello Chef de Cave Pierangelo Boatti.
Ho sempre amato la categoria Extra Brut, perché consente di ottenere dal vino la freschezza necessaria a contrastare i più disparati abbinamenti gastronomici, pur conservando quella rotondità che ben si adatta anche a piatti più importanti, speziati o in salsa, rispetto al semplice aperitivo. Versato all’interno del calice, si presenta in veste paglierino brillante con riflessi ramati ed è caratterizzato da un perlage minuto e regolare che fatica a svanire. Il naso è fine e indubbiamente austero: ricordi di panificazione, pasticceria e una lieve speziatura che anticipa il frutto croccante; quest’ultimo sa di scorza di cedro, ribes e uva spina. Liberata un po’ di carbonica in eccedenza, affiorano anche suggestioni nettamente minerali che riportano la mente in vigna, tra sbuffi di calcare e pietra polverizzata. Ne assaggio un sorso e ritrovo tutta la tensione acida che mi aspettavo, supportata da un buon centro bocca ed un allungo salino da vero fuoriclasse. Si beve che è un piacere, e questo a mio avviso conta più di mille parole. Cinque chiocciole. Sogliola alla mugnaia.