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N’Antia Rosso 2017

N'Antia Rosso 2017 Badia di MorronaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2021


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: BADIA DI MORRONA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Mentre degustavo il N’Antia, riflettevo su quante cose sono cambiate nel giro di 40 anni, un’inezia per quanto riguarda il vino, visto che esiste da innumerevoli secoli. Eppure è accaduto in modo evidente che la presenza sempre più massiccia di enologi e agronomi, le nuove tecnologie, le selezioni clonali, i sistemi di potatura, i metodi di vinificazione, l’influenza delle mode (sic!), i cambiamenti climatici e molte altre cose, hanno inciso in maniera determinante sia sui vini esistenti che sulle nuove etichette.
Oggi è molto meno scontato poter riconoscere le caratteristiche organolettiche descritte nei disciplinari, poiché i vini sono sempre più “interpretati”, cercati, forgiati, pertanto in una stessa denominazione, anzi, in uno stesso fazzoletto di terra, due aziende possono produrre due vini completamente diversi, le possibilità di determinare le differenze sono molto ampie, alla faccia della riconoscibilità.
Da una parte è sicuramente un bene, perché la standardizzazione è riduttiva, toglie spazio alla creatività, dall’altra però le denominazioni di origine, con il loro bagaglio storico-culturale, perdono una parte importante delle loro ragioni di esistere. Le regole, i confini, i limiti, sono più burocratici che sui contenuti, i vini sono più “liberi”, tanto che oggi stare fuori da una Doc o Docg sa più di scelta commerciale, quando questa non ha l’appeal sufficiente a garantire un buon ingresso nel complesso mercato internazionale.
In fondo i Supertuscan sono nati per questo, per uscire da denominazioni da una parte troppo stringenti, ma dall’altra anche poco adeguate ai cambiamenti necessari per poter competere con il resto del mondo.
La rivincita della singola cantina sull’immobilità della denominazione di origine.
Successivamente chi aveva scelto di avere nella propria offerta sia vini dentro che fuori dalle Doc, ha preferito in molti casi mantenere le due opzioni, anche perché l’IGT o quello che prima delle nuove norme europee era VdT, ha sempre avuto un nome univoco, identificativo, con il quale si è fatto conoscere, tutti conoscono vini come Sassicaia, Ornellaia, Pergole Torte, Flaccianello della Pieve, Tignanello e via discorrendo; anche se oggi alcuni di questi nomi conosciuti in tutto il mondo si fregiano di essere diventati Doc, non incide in modo determinante sulla loro commerciabilità, il nome vince su tutto.
Ma non voglio tediarvi con quella che rimane una visione del tutto personale e, probabilmente, opinabile, anche perché in questo caso parliamo di un vino che non può essere altro che IGT, visto che è ottenuto da cabernet sauvignon, cabernet franc e merlot; l’unica denominazione che permette di usare questi tre vitigni in quantità libera è Bolgheri, che però si trova in provincia di Livorno, mentre qui siamo in provincia di Pisa.
Il N’Antia è un rosso di carattere che, nonostante l’annata decisamente calda, riesce a esprimere una buona freschezza di profumi, non si fatica a percepire una trama floreale, il frutto è intenso, maturo ma non marmellatoso, parliamo di ribes nero, mirtillo, prugna e ciliegia di Vignola (quella scura per intenderci); poi arrivano liquirizia, pepe, leggero mallo di noce e uno sbuffo di vaniglia.
Generoso all’assaggio, con l’acidità giusta a sostenere un frutto intenso e maturo, trama tannica fine e ben integrata, sensazione pseudocalorica importante, ottima persistenza, tutti elementi che possono trovare uno splendido connubio con il “cignale in dolceforte”, rigorosamente secondo la ricetta dell’Artusi, che potete trovare facilmente su internet.
Vicinissimo alla quinta chiocciola, il prezzo, appena sopra i 20 euro, è decisamente invitante…

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