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Mitterberg Weiss Viel Anders 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2023


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: gewürztraminer, sylvaner
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: WEINGUT RÖCK
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 34 a 38 euro


Veniamo all’ultimo bianco presentato dalla famiglia Augschöll di Villandro (BZ), alias Weingut Röck che dal 1988 produce vini in Valle Isarco. Il Mitterberg Weiss Viel Anders è forse il vino più “spinto” della gamma, il più fedele ai dettami della filosofia dei cosiddetti vini naturali, grazie ad una lunga macerazione sulle bucce che dona profondità e una lieve percezione tannica, oltre che nuances cromatiche calde e suadenti. Anche in questo caso troviamo un blend di uve locali: gewürztraminer e sylvaner, allevate ad un’altitudine che va dai 570 – 670 m s.l.m., su ripidi pendii esposti a sue-est e su terreni ghiaiosi di filladi quarzifere. Vengono prodotte 1.350 bottiglie.
Il ventaglio olfattivo è particolarmente ricco e potente, l’esuberanza è data sia dal DNA del vitigno, soprattutto gewürztraminer, che dallo stile di vinificazione. Desidero spezzare una lancia in favore di questa tipologia di vini perché, purtroppo, almeno il 60% delle persone che conosco non li ama soltanto perché li ha degustati in maniera errata ed approssimativa. Alludo alla temperatura di servizio e alla mancata ossigenazione: nel primo caso non deve mai essere inferiore a 10 – 12°, nel secondo eguagliare una bottiglia di vino rosso d’annata, almeno un paio d’ore. L’equilibro di un vino macerato si raggiunge non soltanto grazie al talento del produttore ma anche mediante la professionalità di colui che ha l’onere di servirlo.
Detto questo il Mitterberg Weiss Viel Anders 2020 mostra una lucentezza importante e la tonalità vira dal classico paglierino intenso a sfumature oro-arancio chiaro, lacrime che faticano a precipitare, dunque buon estratto. Notevole a livello aromatico, l’impatto non lascia alcun dubbio riguardo la qualità della materia prima. Dapprima impregnato di sentori dolci di frutta disidratata: scorza di cedro ed albicocca, quest’ultima lievemente sciroppata, evolve maturando un respiro complesso di calcare e pietra polverizzata, miele millefiori, lavanda, smalto e c’era d’api; con lenta ossigenazione affiorano sentori speziati e legni nobili ben fusi al registro olfattivo.
Il palato in questa fase è leggermente sbilanciato a favore delle parti sapide rispetto a quelle acide, d’altronde il vino è ancora giovanissimo deve stemperare l’irruenza data dal terreno e dallo stile che lo caratterizza. La morbidezza è protagonista e l’alcol ben digerito, lascia un finale fresco e pulito tuttavia ha ancora bisogno di tempo a mio avviso. Un piatto in grado di esaltarlo è senza dubbio il classico coniglio alla cacciatora.

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